12/11/2013, 00.00
VIETNAM
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Presidente dei vescovi: Chiesa vietnamita sempre più cattolica e missionaria

Gli orientamenti in tema di pastorale tracciati dal presidente della Conferenza episcopale durante un incontro con le principali congregazioni religiose. Il prelato ricorda il valore della “povertà” e del suo essere “di tutti e per tutti”. Il tema dell’inculturazione e di un rinnovato impegno nell’annuncio del Vangelo.

Ho Chi Minh City (AsiaNews) - Una Chiesa "dei poveri, per i poveri", che sia "di tutti e per tutti" realizzando appieno il senso della parola "cattolica", impegnata "nell'annuncio del Vangelo" e nella "costruzione della società", che aiuti nel compito di "rinnovamento delle nostre vite". Sono queste le linee guida e i punti fondanti in tema di pastorale della Chiesa vietnamita, tracciati dal presidente dei vescovi mons. Paul Bui Van Doc - neo coadiutore dell'arcidiocesi di Ho Chi Minh City - nel corso dell'assemblea che ha coinvolto i vertici delle principali congregazioni religiose presenti nel Paese. La riunione si è tenuta il 5 novembre scorso in un monastero salesiano a Duc Trong, nella diocesi di Dalat, nella parte meridionale degli Altipiani centrali, e vi hanno preso parte diversi prelati. Il documento finale, rilanciato da Eglise d'Asie (EdA) , è stato pubblicato sul sito della Conferenza episcopale vietnamita (clicca qui) e costituisce "l'orientamento pastorale della Chiesa di Cristo" nel prossimo futuro. 

Il messaggio lanciato dal presidente dei vescovi alle congregazioni e alle comunità religiose riprende quanto già indicato - in tema di pastorale - dalla Conferenza episcopale il mese scorso al termine dell'Assemblea generale. E orientata al compito di "Nuova evangelizzazione" che mette al centro la famiglia, le parrocchie e i movimenti religiosi, senza per questo trascurare la società nel suo complesso. A questo mons. Paul aggiunge altri punti sui quali insiste con particolare forza: l'universalità della Chiesa e il suo radicamento in terra vietnamita, sui valori della povertà e della semplicità, con un richiamo al Concilio Vaticano II e alle direttive post-conciliari, "in particolare quelle di Papa Francesco". 

"La Chiesa di Gesù è nata fra i poveri" sottolinea il coadiutore di Saigon, per questo "deve far sentire la loro voce". Il prelato ricorda i malati, gli oppressi, i perseguitati dei quali è necessario "condividere" la vita, le sofferenze e "assicurare loro aiuto" quando ne hanno bisogno. Per questo è necessario che "la Chiesa stessa" e i suoi uomini siano prima di tutto "poveri". Mons. Paul ricorda anche il bisogno di universalità in base alla quale "è di tutti e per tutti". "Non appartiene a persone o gerarchie" aggiunge, ma "al popolo di Dio". Essa guarda tutti, "anche quelli che ancora non credono", per questo è "assolutamente necessario" il dialogo con tutti. "È quanto - aggiunge - Cristo stesso ha indicato".  

Il presidente dei vescovi chiede poi un rinnovato impegno "nell'annuncio del Vangelo", oggi più che mai compito dei vietnamiti stessi dopo i secoli di presenza missionaria straniera. "La Chiesa del Vietnam non ha ancora recepito appieno il compito" afferma il coadiutore di Saigon, per questo è necessaria una "svolta coraggiosa" che vada nella direzione di una "pastorale missionaria autentica" fatta di rinnovato ardore, metodo ed espressione. In questo senso, aggiunge, va rivista la dimensione "dell'inculturazione, tanto nella vita che nell'annuncio" della Parola di Dio. Un percorso doppio che porta sì a "portare il Vangelo in una cultura" ma, al tempo stesso, necessita anche di "introdurre la cultura [locale] nell'annuncio del Vangelo" perché sia meglio compresa dalla popolazione vietnamita "multiculturale e composta da etnie diverse".

Infine, il presidente dei vescovi vietnamiti ricorda il contributo "della Chiesa nella costruzione della società", non come associazione caritativa e filantropica, ma per via della "dimensione sociale del Vangelo". Cui si unisce la necessità di "rinnovare le nostre vite e il nostro modo di agire", intensificando la preghiera contrastando le derive laiciste. "Siamo consapevoli del dovere di portare la luce di Cristo, la luce della Fede nella vita sociale" conclude il prelato, il quale avverte: "Nella vita della Chiesa siamo abituati a inglobare, non a escludere. Bisogna fare una cosa senza per questo escluderne un'altra, preoccuparsi di una categoria di persone [nella fattispecie, i poveri] senza dimenticare le altre". 

 

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