02/06/2005, 00.00
INDIA
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Prete cattolico arrestato per pedofilia: complotto dei fondamentalisti indù

di Nirmala Carvalho

Vescovo di Amravati: gli indù vogliono strappare i tribali all'educazione cattolica per controllarli meglio. Complicità di stampa e governo. Attivista per i diritti umani: "Le autorità aprano gli occhi, questi episodi contengono il seme di  una grande tragedia".

Amravati (AsiaNews) – L'arresto di un prete cattolico in India per presunta pedofilia serve ai fondamentalisti indù per montare una campagna di diffamazione contro la Chiesa cattolica condotta nell'indifferenza del governo centrale. Succede a Amravati, Stato del Maharashtra, dove il vescovo locale difende il sacerdote "falsamente accusato" e denuncia che dietro la messa in scena si nasconde il tentativo degli estremisti di strappare i tribali (Adivasi) all'educazione cattolica.

Nel riassumere il caso di p. Gervas Fernandes, mons. Edwin Colaço – vescovo di Amravati – svela ad AsiaNews anche alcuni significativi particolari. Il 20 maggio p. Fernandes viene arrestato in seguito alla denuncia dei genitori di un 11enne, i quali lo accusavano di molestie sessuali verso il figlio. Il bambino vive e va scuola nel collegio interno alla cattedrale, gestito dalla Chiesa. Il giorno prima p. Fernandes si preparava per raggiungere la sede della sua nuova missione; propone al giovane di accompagnarlo e per questo gli chiede di indossare abiti più adatti a viaggiare in pubblico. Secondo il padre del ragazzo il sacerdote ha chiamato il figlio nella sua stanza e lo ha costretto a fargli un massaggio sessuale. Come di protocollo, la polizia ha sottoposto il prete e il bambino a un controllo medico, i cui risultati non sono ancora noti.

Il sacerdote si dichiara innocente e secondo mons. Colaço, l'arresto si basa su false accuse fomentate poi dai fondamentalisti per screditare la Chiesa e il suo impegno nell'educazione e nello sviluppo dei tribali locali. "La famiglia del ragazzo – racconta il vescovo – voleva ritirare la denuncia ma non ha potuto a causa delle pressioni subite da parte degli estremisti indù, intenzionati a sfruttare la situazione". "I genitori – aggiunge – sono venuti a scusarsi e mi hanno spiegato che le accuse erano dettate solo dalla rabbia iniziale".

Sull'onda dell'arresto, il 21 maggio circa 100 giovani militanti del Bharatiya Janata Party (BJP – partito legato al fondamentalismo indù) hanno manifestato davanti alla casa del vescovo chiedendo una sua azione decisa per "punire il prete". Il 22 maggio p. Fernandes viene rilasciato su cauzione, ma ha preferito non tornare alla cattedrale per evitate azioni violente degli integralisti. Il sacerdote verrà ora giudicato per reato contro natura secondo il Codice penale indiano. Se trovato colpevole, p. Fernandes rischia l'ergastolo.

Mons. Colaço esprime seria preoccupazione per la situazione della Chiesa locale e dei tribali cristiani soprattutto perché quello di p. Fernandes non è un episodio isolato. "Queste false accuse sono una tragedia - esclama - il clero e le suore nella diocesi di Amravati offrono la loro vita per questa gente, povera e senza istruzione".  Secondo il vescovo i fondamentalisti vogliono impedire che i giovani vengano educati nei collegi gestiti dalla Chiesa, ma questo va contro il bene della popolazione stessa. "Le condizioni di vita di questi bambini sono pietose - sottolinea mons. Colaço – senza il lavoro dei nostri preti essi crescerebbero malnutriti, analfabeti e senza dignità".

Il caso di p. Fernandes è servito ai fondamentalisti indù per montare una capillare campagna contro la presenza cattolica nella regione portata avanti con manifestazioni, minacce e la complicità dei media. Un militante locale del BJP ha avvertito che "l'episodio non passerà inosservato, tutti devono sapere cosa è successo". L'uomo ha aggiunto: "La mia gente non permetterà a preti stranieri di distruggere la nostra cultura". P. Fernandes è di origine indiana.

La stampa locale, inoltre, tratta il caso con "superficialità e irresponsabilità". Mons. Colaço racconta che un quotidiano locale ha titolato la notizia con 'Vescovo di Amravati arrestato per pedofilia'. All'interno il giornalista con inesattezza parlava di "vescovo 42enne accusato di molestie".

La situazione è aggravata dall'indifferenza delle autorità locali e centrali. Il vescovo ha scritto una lettera al ministro degli Interni indiano e al governatore del Maharashtra per informarli della diffamatoria copertura data dai media al caso e delle modalità dell'arresto, avvenuto senza prove e in assenza di un avvocato.

John Dayal, segretario generale del All India Catholic Union, dichiara di aver più volte denunciato al partito del Congress e a quelli di sinistra le violenze perpetrate dai fondamentalisti. "Spero che il governo centrale apra gli occhi – ha detto – questi episodi sono fonte di tensioni nelle zone a maggioranza tribale e il seme di una grande tragedia".

Già in precedenza la diocesi di Amravati è stata teatro di violente iniziative dei fondamentalisti indù. Nel febbraio scorso, estremisti hanno minacciato 250 cattolici in un villaggio, intimando loro di non praticare la loro fede e organizzando cerimonie di "riconversione" all'induismo.

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