09/05/2017, 12.00
INDONESIA
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Processo Ahok: ‘Sentenza influenzata dall’attuale situazione politica’

di Mathias Hariyadi

“La politica ha interferito col processo legale”. “La decisione dei giudici pericolosa per lo sviluppo della legge e della giustizia nel Paese”. “Come può l’Indonesia definirsi ‘una nazione secolare basata sullo Stato di diritto?’”. “Le implicazioni della condanna vanno ben oltre le mura del tribunale”. “Verdetto socialmente ‘amichevole’ per i giudici”.

Jakarta (AsiaNews) – A poche ore di distanza dalla condanna per blasfemia di Basuki “Ahok” Tjahaja Purnama, governatore cristiano di Jakarta, pubblichiamo i commenti e le reazioni di alcuni esponenti della società civile.

Justina Rostiawati, presidente della Indonesian Catholic Women Association (Wkri) da Jakarta

Sono molto delusa dalle conclusioni “distorte” cui è giunta la corte, nonostante il pubblico ministero chiedesse per Ahok una condanna a due anni di condizionale. La sentenza dei giudici è stata senza dubbio influenzata dall’attuale situazione politica in Indonesia. Se questa impressione fosse corretta, la decisione dei giudici sarebbe di fatto pericolosa per lo sviluppo della legge e della giustizia nel Paese. Nel procedimento penale contro Ahok, la politica ha interferito col processo legale. Cosa accadrà  ora? Il caso solleva il quesito se davvero siamo tutti uguali davanti alla legge. È fondamentale l'assunzione di giudici che si distinguano per integrità morale e non siano figure di parte.

Lilik Sugianto, attivista musulmano di Nahdlatul Ulama da Batu, East Java

Come può l’Indonesia definirsi “una nazione secolare basata sullo Stato di diritto” se Ahok, un cristiano di discendenza cinese, lavoratore incorruttibile che non accetta compromessi, viene dichiarato “colpevole” di blasfemia e politicamente “condannato” in un processo così ingiusto? Per la maggior parte dei cittadini e degli attivisti, quello di Ahok è un processo “creato ad arte” per giungere ad una condanna e al carcere. Tutti dovremmo essere uguali di fronte alla Legge, ma questo caso non lo dimostra. La legge è stata “plasmata” dalle pressioni sociali. Questo è un fenomeno pericoloso.

Kika Ananto SH, avvocato di Semarang, Central Java

È strano vedere la corte sforzarsi per provare a tutti i costi la colpevolezza di Ahok. Questo dovrebbe essere il principale compito del pubblico ministero. Giorni prima, tuttavia, il collegio dei giudici aveva affermato che non esistevano prove forensi che Ahok avesse offeso la religione. Eppure la corte ha avuto la forte ambizione di condannarlo. Agli occhi della Legge, questa sentenza potrà pure essere accettabile, ma non lo è dal punto di vista morale. La condanna è stata emessa secondo la coscienza personale del giudice, piuttosto che dalla coscienza morale, come in genere previsto.

Estiari, casalinga di Jakarta

Sono senza parole per quello che sta succedendo questi giorni in Indonesia. Sono riusciti a condannare Ahok, un uomo buono nella moderna società indonesiana. Spero davvero che negli anni a venire un “giovane Ahok” possa trovare incarichi strategici nel governo, con un’unica missione: servire il popolo.

Arijanto, abitante di Jakarta

Supremazia della legge? Follia. Questo non accade in Indonesia. La legge è orchestrata. Nel caso di Ahok la pressione sociale è stata reale e pesante.

Yudo Prihartono SH, avvocato e attivista per AYP & Partners da Kudus, Central Java

Le implicazioni della condanna vanno ben oltre le mura del tribunale, dal momento che questa appanna lo sviluppo della democrazia ed il benessere del popolo indonesiano. Se ci basiamo sul processo Ahok, in un futuro prossimo chiunque venga accusato di blasfemia potrà essere incarcerato, anche in assenza di prove convincenti.

Dee, editore da Central Jakarta

Ahok è un modello di riferimento per come ha cambiato in maniera radicale l'immagine del pubblico ufficiale: dal burocrate feudale al servitore dello Stato orientato al bene comune. Tuttavia, nella politica che in Indonesia persevera nel malaffare, egli è diventato una “vittima” dei cattivi politici, della burocrazia corrotta e dei legislatori ipocriti. Dobbiamo farci sentire per sollevare la nostra preoccupazione per questa ingiustizia sociale e politica.

Koerniatmanto, professore di Giurisprudenza presso la UNPAR Catholic University di Bandung, West Java

La sentenza è strana e comunemente chiamata “ultra petita”, il che significa che il verdetto è “più pesante” di quanto richiesto dai procuratori. Per il collegio dei giudici, tale verdetto è socialmente “amichevole” per motivi di sicurezza. Le folle arrabbiate non “attaccheranno” i giudici e Ahok sarà condotto in prigione in totale sicurezza.

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