31/05/2008, 00.00
CINA - VATICANO
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Proibita in alcune diocesi la preghiera del papa per la Chiesa in Cina

di Zhang Yiming
Preti costretti ad “andare in gita” per vietare loro di andare alla Madonna di Sheshan; sacerdoti obbligati a non pregare “con il papa”; un santuario a Taiyuan chiuso e controllato da migliaia di poliziotti. Fedeli di Hong Kong bloccati a Shanghai. La guerra dell’Associazione Patriottica a pochi mesi dalle Olimpiadi.

Pechino (AsiaNews) – Preti agli arresti domiciliari; altri costretti ad andare in gita a un tempio buddista; altri sotto controllo per giorni perché non pregassero “con il papa”; decine di fedeli di Hong Kong minacciati di non andare a Sheshan: è il quadro del modo in cui in alcune diocesi della Cina è stata vissuta (o meglio: proibita) la Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina, voluta da Benedetto XVI.

La Giornata suggerita dal papa per il 24 maggio scorso, doveva coincidere con il tradizionale pellegrinaggio al santuario della Madonna di Sheshan, vicino a Shanghai. Il governo locale e le Associazioni Patriottiche hanno permesso il pellegrinaggio solo a sacerdoti e religiose della diocesi di Shanghai e hanno proibito ai fedeli delle altre comunità cinesi di parteciparvi.

Per quest’anno, dato l’invito del pontefice, la diocesi di Shanghai attendeva almeno 200 mila persone. Ma a causa di tutti i limiti imposti, solo 2500 fedeli hanno potuto raggiungere il santuario mariano il 24 maggio.

Per far valere proibizioni e divieti, in alcune diocesi la polizia ha messo sotto controllo o arrestato sacerdoti ufficiali e sotterranei.

Secondo notizie giunte ad AsiaNews, mons. Giuseppe Fan Zhongliang, vescovo sotterraneo di Shanghai e tutti i sacerdoti clandestini, sono severamente controllati o agli arresti domiciliari dall’inizio del maggio per bloccare la loro partecipazione.

Una diecina di sacerdoti sotterranei e ufficiali di Zhengding (Shijiazhuang, Hebei) sono stati arrestati il 23 maggio e rilasciati solo dopo il 25 maggio. Alcuni sono stati costretti a “fare una gita” in compagnia della polizia, o obbligati a rimanere in casa o in albergo.

I sacerdoti ufficiali della diocesi di Shanbei (Shanxi) sono stati costretti ad “andare in gita” a un tempio buddista dello Shanxi fin dal 23 maggio. Solo dopo il 25 maggio sono stati liberati e sono potuti tornare in diocesi.

I sacerdoti della diocesi di Hohhot (Mongolia Interna) sono stati obbligati a un incontro con la polizia. Un responsabile dell’Ufficio Affari religiosi ha ordinato loro di “non rispondere all’appello del papa di Roma” e ha proibito loro di fare alcun gesto pubblico di preghiera per la Chiesa cinese per il 24 maggio.

Nella diocesi di Taiyuan (Shanxi), il santuario di Nostra Signora delle Grazie (Bansishan), tradizionale meta di pellegrinaggi, è stato chiuso dal governo locale. Il 24 maggio migliaia di poliziotti hanno bloccato la strada di accesso al santuario per fermare il flusso di pellegrini, che sono stati costretti a tornare alle loro case. Secondo testimoni oculari, le forze di polizia superavano in gran numero quello dei pellegrini.

I sacerdoti della diocesi di Xuanhua (Hebei) sono stati minacciati di “gravi conseguenze” se avessero osato fare attività religiose il 24 maggio. Lo stesso è avvenuto per i sacerdoti sotterranei di Linqing (Shandong).

A questo quadro desolante vanno aggiunte anche le peripezie di 80 fedeli di Hong Kong, bloccati a Shanghai, impossibilitati ad andare a Sheshan. La diocesi di Hong Kong aveva in origine programmato un pellegrinaggio di 1000 persone per andare in pellegrinaggio il 24 maggio. Ma le difficoltà e gli ostacoli posti dal governo locale hanno portato il card. Zen a cancellare ufficialmente il pellegrinaggio. Nonostante ciò, 80 persone della diocesi si sono mossi privatamente per raggiungere Nanjing e poi Shanghai. Da qui speravano di ottenere il permesso di andare a Sheshan. Invece il gruppo è stato bloccato e ha ricevuto la proibizione di celebrare perfino la messa nelle chiese di Shanghai. La polizia e l’Ufficio affari religiosi hanno minacciato di togliere la licenzia di operare in Cina all’agenzia di viaggio che aveva preparato il tragitto.

Alcuni fedeli intervistati da AsiaNews affermano che le restrizioni e i controlli sono legati alla tensione creata dalle rivolte tibetane, che rende sospetto ogni raggruppamento di persone. Ma è ormai evidente anche il tentativo di cancellare un gesto voluto dal papa, che crea unità fra la Chiesa in Cina e quella universale.

Un cristiano sotterraneo ha dichiarato ad AsiaNews che vi è una vera e propria “guerra” dell’Associazione Patriottica contro le indicazioni del papa. “La Lettera del papa [quella pubblicata lo scorso 30 giugno – ndr] condanna l’interferenza dell’AP sulla vita della Chiesa. I segretari dell’AP temono perciò di perdere i loro privilegi di controllo sulla vita e sulle proprietà della Chiesa. Per questo ostacolano in ogni modo le indicazioni del Santo Padre”.

“Tutto questo – aggiunge - fa male alla Cina: sarebbe questa la libertà religiosa che il governo cinese presenta al mondo, a pochi mesi dalle Olimpiadi? Se la Cina vuole il rispetto della comunità internazionale, prima di tutto deve rispettare i diritti alla libertà religiosa del suo popolo”.

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