23/07/2018, 11.44
SRI LANKA
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Protesta di 500 giorni per i figli scomparsi: cristiani si uniscono alle madri tamil

di Melani Manel Perera

Due manifestazioni riaccendono l’attenzione sul dramma di tanti figli e mariti scomparsi durante la guerra civile. Consegnata una petizione che chiede anche il rilascio dei detenuti. La protesta silenziosa serve a “mostrare l’amore e la preoccupazione delle madri tamil che chiedono verità e giustizia”.

Colombo (AsiaNews) – Protestano in maniera pacifica in strada da 500 giorni e domandano solo una cosa: che il governo dello Sri Lanka dica loro che fine hanno fatto i loro figli e parenti scomparsi. Sono decine di madri tamil, che da anni aspettano di conoscere la sorte dei congiunti di cui non si ha più notizie dalla fine della guerra civile. Alla loro protesta, la scorsa settimana si sono uniti anche diversi leader cattolici e cristiani. Tutti insieme hanno dato vita a due sit-in e al termine della manifestazione hanno presentato alle autorità una petizione ufficiale.

Il primo evento si è svolto il 12 e 13 luglio e ha visto la partecipazione di numerosi attivisti a sostegno delle madri che occupano uno spazio del Vihara Maha Devi Park. Le donne manifestano in rappresentanza di altre madri disperate che risiedono nei distretti occidentali di Vavuniya, Mullaithivu, Kilinochchi e Trincomalee. Ad AsiaNews Sampath Samarakoon, uno degli organizzatori, afferma: “Abbiamo dato vita a questa protesta silenziosa per mostrare l’amore e la preoccupazione di queste madri tamil che chiedono verità e giustizia”.

P. Rohan Silva, ex superiore provinciale degli Oblati di Maria Immacolata, aggiunge: “Facciamo tutti parte della stessa famiglia umana. Non ha importanza quale sia la loro etnia, religione o lingua. Proviamo grande dolore e frustrazione per queste famiglie tamil. Vogliamo che il governo faccia presto giustizia”. Suor Deepa Fernando dell’Holy Family, sottolinea: “Anche le persone che vivono nel sud devono provare compassione per l’infelice situazione [di coloro che abitano al nord] e attendono di sapere la sorte dei loro cari. Queste sparizioni non possono essere paragonate a nessun’altra condizione. Se qualcuno muore, sappiamo che quella persona non è più in questo mondo. Ma se qualcuno scompare, niente dà consolazione”.

Al termine dell’evento attivisti e cattolici hanno consegnato un documento al governo di Colombo, agli uffici di varie autorità, alle rappresentanze militari, alla missione dell’Onu e alle missioni diplomatiche con sede nella capitale, per un totale di 241 individui e 39 organizzazioni. Nel testo si chiede la pubblicazione di una lista dei sopravvissuti della lotta con le forze armate nelle fasi finali della guerra e il rilascio di tutti i detenuti.

Il secondo sit-it si è tenuto il 15 e 16 luglio a Kilinochchi, Vavuniya e Mullaithivu. I partecipanti hanno ribadito che “non si tratta di semplici sparizioni, ma di sparizioni forzate, perché sappiamo bene dove, come e per mano di chi sono spariti i nostri figli e i mariti”. “Come può il governo affermare che non ne sa nulla?”, lamentano. Suor Rasika Peiris dichiara: “La teologia della reincarnazione sottintende una ‘teologia della pratica’ con la quale tentiamo di costruire il Regno di Dio lavorando con e per l’altro, che sono i più poveri dei poveri della società. Essendo una suora che opera in favore delle persone afflitte dalla guerra sia in maniera teorica che pratica, ritengo che [queste madri] siano fra i più poveri tra i poveri, sfruttate da strutture oppressive. Esse vogliono trovare un modo nuovo per affrontare la situazione e costruire un nuovo modello di vita, mentre lottano per la piena liberazione e l’auto-determinazione”.

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