16/12/2019, 09.05
INDIA
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Proteste in tutta l’India contro la legge anti-musulmani

Nella capitale, scontri tra poliziotti e studenti della Jamia Millia Islamia University. Altri tafferugli alla Aligarh Muslim University in Uttar Pradesh. Manifestazioni e scioperi da nord a sud. La popolazione chiede l’annullamento della norma più divisiva mai approvata dal Parlamento.

New Delhi (AsiaNews) – L’India è avvolta dalle proteste dopo l’approvazione della legge “anti-musulmana” sulla cittadinanza. Durante il weekend appena trascorso, decine di città sono rimaste bloccate da manifestazioni, scontri e cortei. L’iniziativa che ha ottenuto più risonanza è stata quella degli studenti della Jamia Millia Islamia University di Delhi, tra gli atenei più prestigiosi del Paese, che hanno scioperato all’interno dell’università. Tuttavia, per cause ancora da accertare, le manifestazioni hanno assunto una forma violenta forse per l’infiltrazione da parte di disturbatori. Negli scontri con i poliziotti sono state ferite 60 persone e altre 50 arrestate. Tutti i fermati sono stati rilasciati questa mattina.

Le foto dei tafferugli tra agenti e studenti della Jamia University hanno fatto il giro del Paese e suscitato ampio sdegno. Una in particolare, quella di un uomo con elmetto e maglietta rossa che sferra una bastonata su tre studentesse disarmate, ha alzato i toni della polemica (v. foto 1). Altri video diffusi su internet riprendono le ore di terrore: uno mostra alcuni studenti feriti che cercano rifugio del bagno dell’ateneo per scappare alla furia “incontrollata” dei poliziotti che lanciavano gas lacrimogeni: un altro filmato riprende una colonna di manifestanti con mani alzate che si arrendono.

Intanto non accenna a diminuire l’ondata di dissenso scaturito in tutta l’India dall’approvazione della legge sulla cittadinanza che esclude i migranti musulmani. Oggi le autorità di Delhi hanno decretato la chiusura delle scuole, mentre la tensione rimane alta in tutte le aree della capitale. La Aligarh Muslim University in Uttar Pradesh, dove ieri ci sono stati altri scontri, rimarrà chiusa fino al 5 gennaio. Altre manifestazioni si registrano a Hyderabad, Mumbai, Patna, Calcutta e Raipur. In Assam, dove sono iniziate le rivolte, le autorità hanno eliminato il coprifuoco per qualche ora, per consentire alla popolazione di recarsi al mercato e sbrigare le faccende quotidiane.

Il 12 dicembre scorso il presidente indiano ha firmato una delle leggi più “divisive” emanate dal Parlamento: il Citizenship Amendment Bill (Cab), una norma che rende più agevole ottenere la naturalizzazione se si è una “minoranza perseguitata” in Pakistan, Afghanistan e Bangladesh e si dimostra di vivere in India dal 2015. L’elenco comprende indù, buddisti, giainisti, cristiani, sikh e parsi che subiscono discriminazioni e emarginazioni in quei tre Paesi; al tempo stesso, esclude le minoranze musulmane altrettanto perseguitate, come gli sciiti e gli ahmadi.

Secondo gli attivisti, cattolici e musulmani che difendono i diritti di tutta la popolazione, la legge vuole polarizzare le comunità e dividerle su linee confessionali. Secondo Lenin Raghuvanshi, direttore esecutivo del People’s Vigilance Committee on Human Rights (Pvchr) di Varanasi, essa “distrugge lo spirito di tolleranza dell’India. È fondata su discriminazione, sottomissione e islamofobia”. Per p. Cedric Prakash, attivista gesuita, è “un altro chiodo sulla bara della Costituzione e della nostra democrazia”.

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