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  • » 19/07/2017, 11.42

    PAKISTAN

    Punjab, 16enne cristiano accusato di blasfemia. La polizia nega le visite ai genitori



    Shahzad Masih lavora come spazzino allo Shahmim Riaz Hospital, nel distretto di Gujrat. Il suo accusatore è Ishtiaq Qadri, membro del partito estremista islamico Tehreek-e-Tuhafaz. La famiglia costretta a fuggire per le minacce di morte. Il ragazzo rischia la pena capitale.

    Lahore (AsiaNews/Agenzie) – Un ragazzo cristiano di 16 anni, Shahzad Masih, è stato accusato di blasfemia da un membro del partito estremista islamico Tehreek-e-Tuhafaz ed è stato arrestato dalla polizia di Dinga City, nel distretto di Gujrat (provincia pakistana del Punjab). La famiglia del giovane lamenta che ora egli risulta irrintracciabile. Gli agenti si sono rifiutati di ammettere che il presunto blasfemo è detenuto in loro custodia né hanno permesso ai genitori di fargli visita.

    Nonostante la giovane età, Shahzad lavora come spazzino allo Shahmim Riaz Hospital, il nosocomio locale. Secondo i familiari, il mese scorso il ragazzo era rimasto coinvolto in un diverbio a sfondo religioso con Ishtiaq Qadri, il suo accusatore, e ne era uscito indenne grazie all’intervento del dottor Tariq, uno dei medici. Lo scorso 13 luglio il radicale islamico ha tentato di nuovo di provocare la reazione del giovane, che a questo punto avrebbe risposto insultando il profeta Maometto. La madre del ragazzo però ha respinto ogni accusa: “Ho cresciuto Shahzad come un fedele cristiano devoto. Non ho mai insegnato a mio figlio ad odiare le persone appartenenti ad altre religioni e per questo sono certa che le accuse contro di lui sono false”.

    Nel frattempo ieri, dopo l’arresto del 16enne, la sua famiglia è stata costretta a scappare dalla città, dove abitano circa 150 cristiani (su una popolazione di circa 80mila abitanti), per le minacce di morte diffuse dalla vicina moschea. Sui social media è stata anche diffusa la foto del giovane con la scritta “laanat” (vergogna). A nome del gruppo islamico, l’imam Gazi Saqib Shakeel ha chiesto che “il sistema giudiziario infligga a Shahzad Masih in massimo della pena, in modo che in futuro egli non pronunci più offese”.

    In Pakistan la blasfemia è punita con la pena di morte. Anche il solo sospetto può provocare la reazione violenta dei difensori del Corano. Wilson Chowdhry, presidente della British Pakistani Christian Association, dichiara: “L’arresto di un adolescente cristiano è motivo di grande dolore. Le leggi draconiane [sulla blasfemia] sono utilizzate come strumento per discriminare e convertire ogni giorno in modo forzato, mentre il mondo rimane in silenzio. Questo ragazzo povero ora dovrà affrontare il più spaventoso dei processi e marcirà in prigione per gran parte della sua vita. Ancora peggio, in questo clima [di intolleranza religiosa] una sentenza potrebbe infliggergli la morte sia per via giuridica, che per procedimento extragiudiziale”.

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