09/03/2016, 15.37
PAKISTAN
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Punjab, attivisti premono per l'attuazione della Legge sulla protezione delle donne

di Kamran Chaudhry

L’assemblea provinciale ha dichiarato illegale la violenza contro le donne. La norma prevede anche pene più severe per i mariti violenti, ma ancora non viene applicata. Madre cattolica: “I mariti cattivi ora avranno timore della denuncia dei vicini”. Vedova musulmana: “Le cose peggioreranno: i suoceri non dimenticano”.

Lahore (AsiaNews) – Le principali organizzazioni che difendono i diritti delle donne in Pakistan hanno espresso preoccupazione per il ritardo nell’attuazione della Legge sulla protezione delle donne approvata dall’assemblea del Punjab il mese scorso. Hina Jilani, attivista e avvocato, ha detto ad AsiaNews: “La violenza domestica colpisce donne di ogni fede. Ma di solito sono trascurati i problemi di quelle appartenenti alle minoranze religiose emarginate. La loro situazione è ancora più preoccupante”. AsiaNews ha chiesto a due donne, una cattolica e l’altra musulmana, di commentare la legge: dalle loro osservazioni emerge che la violenza sulle donne è un problema che non riguarda solo i mariti, ma l’intera società.

L’attivista Jilani ha parlato ieri a margine della conferenza organizzata al Lahore press club per celebrare la Giornata mondiale della donna. Il Women Action Forum (Waf), tra i principali promotori dell’evento, e le organizzazioni ecclesiali in favore del rispetto dei diritti delle donne hanno accolto con favore l’approvazione del Protection of Women Against Violence Bill 2015, che afferma per la prima volta che la violenza domestica è un reato. La legge inoltre rende illegale il linguaggio offensivo, lo stalking e i crimini informatici contro le donne nella provincia del Punjab, la più popolosa del Pakistan.

Al contrario, alcuni illustri leader religiosi islamici hanno contestato la parte relativa alle pene per i mariti violenti, che comprende anche l’installazione di un localizzatore GPS e l’allontanamento dalla dimora per 48 ore. Il Consiglio dell’ideologia islamica, un organo consultivo del governo che verifica la compatibilità delle leggi con i dettami della religione musulmana, ha dichiarato nei giorni scorsi che il Women's Protection Act è “contro l’islam”.

Jilani ha dichiarato: “Invece di essere turbati dal nuovo disegno di legge, sia i politici conservatori che i religiosi dovrebbero evitare l’atteggiamento offensivo e le prese in giro. I membri del Consiglio dovrebbero anche pensare a problemi come la povertà e smettere di sentenziare sull’altezza del velo per le donne o di approvare i matrimoni dei bambini. Inoltre due province, guidate da legislatori musulmani, hanno già approvato leggi migliori per le donne”.

Iram Sardar, madre cattolica di due figli, sostiene che la Giornata mondiale sia necessaria per la legittimazione delle donne. La donna, sposata da dieci anni, ha detto: “Ci fa sentire che esistiamo. I mariti cattivi avranno timore della nuova legge. La donna potrà scegliere se sporgere o meno denuncia, ma egli sarà più prudente negli insulti perché i vicini potranno chiamare la polizia”.

Al contrario Nargis Shabir, vedova di religione islamica, ha espresso ad AsiaNews maggiori criticità nei confronti del disegno di legge e delle sue conseguenze. “Leggere i manifesti sui diritti delle donne – ha detto – può danneggiare il nostro sistema familiare costituito. Andare alla stazione di polizia o dai giudici rende solo le cose peggiori: i suoceri non dimenticano mai”.

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