02/03/2020, 11.11
PAKISTAN
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Punjab, famiglia cristiana: giustizia per il figlio trucidato perché ‘impuro’

di Shafique Khokhar

Il giovane lavoratore massacrato da fanatici musulmani per aver “insudiciato” le acque di una vasca d’irrigazione. I sospettati sono già a piede libero e minacciano stesso trattamento per gli altri cristiani del villaggio. Torturato con cavi elettrici e mazza incandescente. Famiglia e amici accusano la polizia di coprire i carnefici.

Kasur (AsiaNews) – “Siamo scioccati, ma vogliamo giustizia per Saleem”. È il grido di dolore di Ghafoor Masih, padre del 22enne cristiano assassinato in modo brutale da un gruppo di fanatici islamici a Bhagyana, un villagio nel distretto pakistano di Kasur (Punjab), perché “intoccabile”.

Saleem è morto il 28 febbraio all’ospedale di Lahore dopo tre giorni di agonia. Il giovane è stato assalito mentre si bagnava in una vasca per l’irrigazione agricola. Per i carnefici, la sua colpa è quella di aver “insudiciato” le acque del bacino di raccolta, che appartiene a un notabile musulmano del luogo.

Parlando ad AsiaNews, Ghafoor dice che l’intera comunità locale, inclusi i vicini musulmani, ha condannato il barbaro assassinio del figlio. Molti ora chiedono che agli assassini sia riservato lo stesso trattamento subito da Saleem.

A  Bhagyana vivono circa 150-200 cristiani. Waris Masih, un fedele amico della vittima, lo descrive come un bravo ragazzo che con il suo lavoro manteneva la numerosa famiglia: “Saleem non ha mai fatto nulla che potesse infastidire gli altri. Tutti noi resteremo vicini ai suoi cari e lotteremo perché i colpevoli paghino per quello che anno fatto”.

Le due persone arrestate in un primo momento sono però state subito rilasciate su cauzione. Una di loro ha poi dichiarato che qualunque cristiano osasse tornare sui loro terreni farà la stessa fine di Saleem. I famigliari accusano la polizia di non fare nulla per risolvere il caso e di aver preso le parti del proprietario terriero e dei suoi complici.

Ghaffor racconta che il figlio aveva appena finito il suo lavoro nei campi, quando è stato tirato fuori dalla vasca e trascinato in una vicina fattoria. Lì, una volta incatenato, è stato colpito più volte. I suoi aguzzini lo hanno poi torturato con dei cavi elettrici e una mazza di ferro incandescente, non risparmiando neanche i genitali, per poi gettarlo agonizzate in un campo.

Trovato da passanti e portato in ospedale dalla famiglia, Saleem è morto per le fratture multiple riportate in tutto il corpo e per i danni al fegato e ai reni. Al suo funerale, il 29 febbraio, il ministro provinciale per i Diritti umani e le Minoranze, Ijaz Aalam, ha assicurato che giustizia sarà fatta.

Nadeem Anthony, un avvocato per i diritti umani in contatto con la famiglia della vittima, sostiene che il brutale omicidio è l’ultimo di tanti casi di violenza contro i cristiani nel Paese. Secondo lui, l’intolleranza e l’odio religiosi alimentano il fanatismo, ma le autorità fanno poco o niente per contrastare la situazione, arrivando sino a negare l’esistenza di discriminazioni. Data la gravità dei fatti,  l’attivista chiede l’intervento delle massime autorità giudiziarie pakistane.

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