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  • » 29/01/2018, 12.14

    PAKISTAN

    Punjab, liberato l’assassino di uno studente cristiano. Il dolore della famiglia

    Kamran Chaudhry

    Cattolici lamentano “prove alterate da parte delle agenzie di sicurezza”. Indagini mediche sul corpo del cristiano non rilevano segni di tortura. Sharoon Masih, 17anni, è stato ucciso a bastonate per razzismo religioso. Simili atrocità rovinano l’immagine dell’islam agli occhi del resto del mondo.

    Lahore (AsiaNews) – L’Alta corte di Multan (in Pakistan) ha disposto il rilascio su cauzione di Ahmed Raza, lo studente musulmano arrestato per aver ucciso Sharoon Masih, 17 anni, suo compagno di classe di fede cristiana. Quest’ultimo è stato assassinato a bastonate perché “colpevole” di aver bevuto dallo stesso distributore d’acqua a cui si dissetavano anche i compagni musulmani. Secondo i giudici non sono state raccolte prove evidenti per attestare la colpevolezza dell’arrestato. Ad AsiaNews la famiglia della vittima lamenta la superficialità con cui la polizia ha condotto le indagini. Fonti cattoliche che chiedono l’anonimato riferiscono inoltre che gli agenti avrebbero ritardato la compilazione della denuncia e alterato le prove (Fir, First information report), compromettendo il risultato delle indagini. Inoltre gli esami autoptici presentati in tribunale hanno escluso tracce di tortura e parlano solo di morte avvenuta per attacco cardiaco. “Era chiaro – dice la fonte – che con tutte queste lacune e in assenza di prove schiaccianti l’assassino sarebbe stato rilasciato. È penoso, perché lo studente cristiano è stato ucciso con brutalità”.

    Sharoon è stato ucciso il 30 agosto. Originario del villaggio Chak 461, nel Punjab pakistano, era stato ammesso nella scuola pubblica di Burewala appena pochi giorni prima. Era l’unico studente cristiano in una classe di 70 alunni. Razia Bibi, la madre, lamenta che il figlio era stato subito preso di mira dai compagni musulmani. Ma Sharoon ha disobbedito al divieto di bere dal distributore d’acqua e per questo è stato preso a bastonate fino alla morte.

    Il verdetto dell’Alta corte ha gettato nello sconforto la famiglia della vittima e tutta la comunità cristiana, che denuncia un clima di discriminazione religiosa. Alysaab Masih, padre dello studente, lamenta: “Mentre il Paese è unito nel chiedere giustizia per Zainab [la bambina di sette anni violentata e strangolata a Kasur, vicino Lahore – ndr], nessuno alza la voce per noi. L’assassino è adulto, ha circa 20 anni, mentre i rapporti medici sostengono che egli ha solo 17 anni e mezzo. Già dalla prima udienza avevo capito che la corte lo avrebbe liberato”.

    La diocesi di Multan ha offerto sostegno legale alla famiglia cristiana e vuole presentare appello contro il rilascio. Shaukat Channan, coordinatore diocesano per la Commissione nazionale Giustizia e pace, denuncia che i genitori dello studente “hanno ricevuto pressioni per ritirare la denuncia in cambio di soldi”. “La polizia – aggiunge – si è rifiutata di recuperare l’arma del sospetto. Tutti gli altri studenti hanno riferito agli inquirenti che tra Sharoon e Raza c’era stata una rissa per un cellulare rotto”.

    Aamir Kakkazai, scrittore e ricercatore islamico, riferisce che “secondo un sondaggio di World Justice Project sul sistema di giustizia civile, il Pakistan si trova al 106mo posto su 113 Paesi. Le minoranze sono vittime dell’abuso della legge sulla blasfemia, i loro monumenti religiosi sono attaccati, le loro vite uccise e i villaggi bruciati. L’omicidio di Sharoon dimostra quanto la nostra società sia intollerante. Dobbiamo educare la nostra popolazione che l’islam è una religione di pace. Simili atrocità rovinano l’immagine dell’islam agli occhi del resto del mondo”. “Dobbiamo renderci conto – continua – che il mondo è cambiato. I Paesi occidentali danno particolare attenzione alle minoranze; invece noi ignoriamo i loro problemi e approviamo leggi che affliggono la loro esistenza”.

    Per Naseem Anthony, cristiano, direttore dei programmi dell’organizzazione Awam (Association of Women for Awareness and Motivation), “in Pakistan non è una novità la pratica di distorcere le prove da parte delle agenzie di sicurezza. I colpevoli sono incoraggiati dalle false prove e sfuggono con facilità ai crimini odiosi compiuti contro le minoranze. In tali circostanze, i politici devono predisporre meccanismi di risarcimento. Il caso dovrebbe essere riaperto e indagato di nuovo secondo parametri di giustizia. Dovrebbe essere formato un comitato investigativo speciale che includa attivisti e avvocati neutrali”.

    (Ha collaborato Shafique Khokhar)

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