20/06/2020, 10.47
COREA
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Pyongyang: una valanga di volantini anti-Seoul e anti-Moon

Nuova minaccia da parte del Nord contro il Sud che manca “di una moralità anche minima” e “uno schiaffo” contro le autorità di Seoul. Il ministero dell’Unificazione ha chiesto il ritiro “immediato” del progetto.

Seoul (AsiaNews/Agenzie) - “L’irato popolo” nordcoreano sta stampando volantini anti-Seoul “in larga scala” per farli piovere sulle teste di “coloro che in Corea del Sud non privi di una moralità anche minima”. Così la Kcna l’agenzia ufficiale del Nord, ha annunciato stamane il piano di invasione con volantini, per rispondere con la stessa moneta a tutti coloro – soprattutto rifugiati del Nord – che da Seoul inviano con palloni aerostatici volantini contro Pyongyang.

In particolare, i volantini del Nord hanno il compito di “schiaffeggiare in modo indiscriminato le autorità della Corea del Sud, che hanno giocato sulla speranza e le aspettative che tutti i compatrioti ponevano sull’accordo inter-coreano”.

Il ministero dell’Unificazione, che cura i rapporti con il Nord ha chiesto il ritiro “immediato” del progetto, esprimendo il suo dispiacere verso tale decisione di Pyongyang.

A esprimere ancora di più “l’ira”, la Kcna ha mostrato foto di operai nordcoreani intenti a stampare pile di volantini e alcune foto del presidente Moon Jae-in gettate in una busta di plastica assieme a mozziconi di sigarette.

La minacciata pioggia di volantini è l’ennesima mossa del Nord contro i volantini critici del regime lanciati dal Sud. A causa di ciò, il Nord ha deciso di interrompere tutti i rapporti e i dialoghi con il sud e il 16 giugno scorso ha perfino bombardato l’ufficio per i rapporti inter-coreani a Kaesong, minacciando anche un’invasione militare.

In realtà, Pyongyang preme sul Sud per esprimere la sua insoddisfazione verso gli Stati Uniti. Nel 2018 e 2019, il leader del Nord Kim Jong-un si è incontrato con il presidente Usa Donald Trump, ma non ha ottenuto tutti i vantaggi sperati, soprattutto non vi è stata la cancellazione o la sospensione delle sanzioni internazionali per i programmi nucleari e missilistici del proprio Paese. Come precondizione di ciò, Washington esige il disarmo nordcoreano.

Le minacce di Pyongyang indeboliscono la posizione di Moon Jae-in, che punta a stabilire una “pace irreversibile” nella penisola coreana, una riedizione della Sunshine Policy inaugurata 20 anni fa dai suoi predecessori liberali.

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