06/12/2006, 00.00
IRAQ
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Rapito e ucciso un leader cristiano di Mosul

L’uomo era il responsabile della locale Chiesa presbiteriana. Ancora nessuna notizia del sacerdote caldeo rapito lunedì. Appello del Patriarca Delly per il rilascio.

Mosul (AsiaNews) - Mosul registra il secondo rapimento e omicidio di un responsabile della comunità cristiana locale in soli due mesi. Intanto da Baghdad il Patriarca caldeo lancia un appello urgente per il rilascio del sacerdote sequestrato il 4 dicembre nella capitale e di cui ancora non si hanno notizie.

Oggi fonti di AsiaNews in Iraq confermano la morte di Elder Munthir, 69 anni esponente di spicco della Chiesa presbiteriana a Mosul. Rapito il 26 novembre l’uomo è stato ritrovato con un proiettile nel cranio 4 giorni dopo, come riferito di recente dall’agenzia Compass Direct. In meno di due mesi questo è il secondo sequestro di cristiani finito in tragedia a Mosul. L’11 ottobre in città è stato rinvenuto il corpo di p. Paulos Eskandar, un sacerdote di rito siro-ortodosso, rapito due giorni prima. Secondo fonti anonime a Mosul, i rapitori di Munthir avevano chiesto un riscatto di 1 milioni di dollari, aggiungendo minacce del tipo: “Uccideremo tutti i cristiani iniziando da lui”.

Mosul è insieme a Baghdad la città dove al momento è più alto il livello di insicurezza per i cristiani. Nella capitale irachena la comunità caldea aspetta ancora notizie di p. Samy Al Raiys, rettore del Seminario maggiore del Patriarcato, rapito la mattina del 4 dicembre nei pressi della sua abitazione.

Per il rilascio del sacerdote il patriarca della Chiesa Caldea, Emmanuel III Delly ha firmato un “appello urgente” pubblicato dal sito del patriarcato stesso. Il leader religioso invita alla “carità e alla fraternità tra tutti i figli della Terra mesopotamica, affinché si riesca a vivere come i nostri antenati lavorando insieme con un cuore solo per la fioritura della madrepatria”. Delly continua spiegando che questo è lo scopo del lavoro e delle preghiere di sacerdoti e religiosi: “Come sapete fratelli miei, i nostri sacerdoti non trattano con la politica ma condividono il dolore della gente che soffre, il loro compito è pregare e servire le anime, e Dio è la loro forza e loro appoggio”. Egli si chiede quindi il “perché di queste aggressioni contro chi vuole solo il bene” di tutto il Paese.

Il Patriarca invita infine i rapitori di p. Samy a rilasciarlo “e a non compiere più simili gesti”. “Solo in questo modo – si legge nell’appello in arabo - tornerà la tranquillità nei cuori dei fratelli cristiani iracheni, che condividono con voi il dolore e la passione in questi giorni difficili che stiamo attraversando insieme”.

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