30/04/2008, 00.00
MYANMAR
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Referendum, la giunta birmana impone voto anticipato e pilotato

Con la scusa che il 10 maggio si perderà un giorno di lavoro e la paga corrispettiva, i soldati costringono gli abitanti di villaggi a votare in anticipo e per il “sì”. Le autorità chiudono gli ingressi a giornalisti e diplomatici.
Yangon (AsiaNews) - I lavoratori giornalieri birmani che voteranno il 10 maggio al referendum costituzionale saranno privati della loro paga, a meno che non scelgano il voto anticipato e si esprimano per il “sì”. È l’ennesima minaccia dei militari in cerca di consensi tra gli elettori che per la maggior parte ritengono la nuova Costituzione solo uno strumento per legittimare il potere dei generali. Allo stesso tempo le autorità stanno chiudendo le frontiere ai visitatori stranieri nel tentativo di arginare la presenza di giornalisti o osservatori “scomodi” nei giorni intorno all’appuntamento alle urne.
 
Fonti di AsiaNews nella zona di Mandalay denunciano le pressioni dei soldati nei villaggi, che vanno di casa in casa dicendo alla gente: “Votate ora per il sì in pochi minuti, invece di perdere tempo e soldi il 10 maggio; quel giorno la trafila sarà lunga e non vi verrà retribuito il salario giornaliero”. Ci sono anche casi in cui si promettono razioni alimentari per tutto l’anno ai villaggi che appoggeranno la nuova Carta.
 
Oltre che ai “no” degli elettori, la minaccia da scongiurare per il regime sono gli stranieri. Il quotidiano The Irrawaddy, riferisce di restrizioni sul rilascio dei visti d’ingresso. Secondo fonti “attendibili” citate dal giornale vicino alla dissidenza birmana, ieri due cittadini giapponesi sono stati fermati all’aeroporto di Yangon e costretti a rimpatriare, perché sospettati di essere giornalisti. Le ambasciate centellinano perfino i semplici visti turistici in questo periodo. Tutte le sedi diplomatiche birmane all’estero vagliano con scrupolo ogni richiesta, sottoponendo quelle di testate giornalistiche anche al controllo del ministero dell’Informazione. A settembre furono proprio testimonianze e reportage fuoriusciti al controllo dei regime a portare sotto i riflettori internazionali la violenta repressione delle proteste dei monaci buddisti.
 
Da allora, però, quei riflettori si sono quasi spenti, mentre il regime sanguinario di Than Shwe continua a contare su solide alleanze regionali. Come quella con la Thailandia, dove da ieri è in visita ufficiale il premier birmano Thein Sein. La sua controparte thailandese, Samak Sundaravej, non ha commentato il referendum, ma si è detto convinto che alle successive elezioni generali, promesse per il 2010, potranno partecipare tre partiti.
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