10/12/2007, 00.00
TAIWAN
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Rimuovere la memoria di Chiang Kai-shek, una sfida interna a Taiwan

Le autorità del governo democratico hanno rimosso la targa con il nome del generalissimo Chiang Kai-shek dal parco e dalla grande sala che lo ricordano, che verranno intitolati domani alla “democrazia di Taiwan”. Un missionario, esperto del luogo, spiega che le decisioni sono state prese in vista delle prossime elezioni presidenziali, e non riguardano l’indipendenza dalla Cina.
Roma (AsiaNews) – La rimozione del nome del generalissimo Chiang Kai-shek dal parco e dalla grande sala di Taipei che lo ricordano, che verranno intitolati alla “democrazia di Taiwan”, “è un gesto politico interno, con cui i democratici del presidente Chen Shui-Bian cercano di conquistare la simpatia dei nativi taiwanesi in vista delle prossime elezioni presidenziali previste per il 2008”. Lo spiega ad AsiaNews un missionario esperto dell’area, che ha vissuto più di 20 anni fra Taiwan ed Hong Kong.
 
La decisione di rimuovere la grande targa che ricorda il leader nazionalista, fuggito dalla Cina continentale nel 1949 dopo essere stato sconfitto dall’esercito comunista, è stata presa lo scorso maggio dal ministero dell’Educazione. La rimozione è avvenuta lo scorso 7 dicembre, ed ha causato proteste e scontri fra sostenitori del Kuomintang [il Partito nazionalista, guidato da Chiang Kai-shek fino alla morte ndr] e la polizia: un giornalista è stato persino investito da un piccolo camion, ed ora è ricoverato in gravi condizioni.
 
Nel pomeriggio è stata inoltre rimossa inoltre una targa, posta sul cancello principale della sala, che sottolinea “il grande apporto di Chiang Kai-shek a Taiwan”: al suo posto, verrà affissa una placca con sopra inciso “Piazza della libertà”. Hau Lung-pin, nazionalista e sindaco di Taipei, ha protestato contro “l’insistenza del ministero dell’Educazione, che con il suo gesto ha causato la rabbia del pubblico”.
 
In effetti, spiega ancora il missionario, “il gesto serve proprio a dare un segnale di rottura con il passato, che i democratici associano al Kuomintang. Da molti anni, Taiwan celebra i martiri del 28 febbraio, ovvero coloro che furono uccisi subito dopo l’ingresso nell’isola delle truppe nazionaliste, ma ora il governo ha deciso di fare di più. Rimuovere la memoria di Chiang Kai-shek rappresenta un passo verso tutti quegli elettori che provengono dai nativi taiwanesi, la grande maggioranza della popolazione”.
 
La rimozione delle targhe, inoltre, “è soltanto l’ultimo di una serie di gesti revisionisti decisi dall’attuale governo: prima sono sparite le statue del generale, poi le sue fotografie dagli edifici pubblici, infine sono state ristampate le banconote che fino a qualche tempo fa esibivano la sua faccia e quella di Sun Yat-sen, il ‘padre della patria’ sia per Pechino che per Taipei”.
 
Quindi, sottolinea il sacerdote, “le decisioni di questi giorni non sono rivolte alla Cina, non cercano di affermare un moto indipendentista. E’ uno scontro politico interno: è un modo per dire che la sala ed il parco sono per la popolazione, non per Chiang Kai-shek o i suoi eredi”.
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