22/05/2018, 13.24
ARABIA SAUDITA
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Riyadh, l’arresto degli attivisti per le libertà femminili infrange il sogno di una società nuova

Il gruppo di cinque donne e due uomini è stato fermato lo scorso 18 maggio. Stavano portando avanti la campagna per il diritto a guidare delle donne. Sono considerati un “pericolo alla sicurezza nazionale” e rischiano 20 anni di prigione. Attivista saudita: è un messaggio a tacere. Ombre sulle riforme del principe saudita e l’effettivo impegno di Riyadh per il cambiamento.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) – “Pensavo, ‘Finalmente, posso sognare una nuova società’. Ma in questo momento, vedo il mio sogno infrangersi”. È così che Manal al-Sharif, 39 anni, attivista saudita che ora vive in Australia, commenta l’“allarmante” arresto di un gruppo di attivisti per i diritti delle donne.

Al Sharif è una delle numerose voci dei gruppi per i diritti umani a chiedere il rilascio dei sette attivisti – cinque donne e due uomini – fermati lo scorso 18 maggio. Il loro arresto arriva a poche settimane dall’attesa abolizione del divieto a guidare imposto alle donne, prevista per il 24 giugno. I membri del gruppo, considerati un “pericolo alla sicurezza nazionale”, rischiano 20 anni di prigione. Non è chiaro quale sia il motivo della loro detenzione, sebbene alcuni profili social legati al governo li accusino di tradimento e di aver stretto contatti con entità straniere.

Prima di trasferirsi a Sydney, al-Sharif era stata arrestata per aver guidato, sfidando il divieto che prevede per le colpevoli una punizione di 10 frustate. Da quando la settimana scorsa le compagne sono state arrestate, l’attivista riceve minacce di morte che le ricordano le “allarmanti” strategie per silenziare il dissenso nel regno conservatore. Per al-Sharif, gli arresti sono un messaggio “a tacere” rivolto agli attivisti per i diritti delle donne che promuovevano il diritto a guidare.

Gli ultimi arresti gettano un’ombra sull’effettivo impegno delle autorità saudite a portare avanti un cambiamento come quello proposto dalla campagna riformista “Vision 2030”, voluta dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Per Rothna Begum, ricercatrice di Human Rights Watch, gli arresti mirano a silenziare le critiche, “in particolare perché questi attivisti per i diritti delle donne chiedono di più che la sola abolizione del divieto alla guida”. Infatti, nel regno wahhabita vi sono dure limitazioni alle libertà femminili: le saudite devono coprire capelli e corpo in pubblico, e non possono viaggiare o ricevere cure mediche senza il permesso di un guardiano maschile (in genere padre, marito o un figlio).

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