20/11/2019, 12.16
IRAN - ONU
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Rouhani: sedate le proteste. Al prezzo di centinaia di vittime secondo ong e Onu

Il presidente iraniano rivendica come un successo la fine delle manifestazioni. Oggi migliaia di marce a sostegno del governo. Per Khamenei non era un “movimento popolare” ma una questione di “sicurezza”. L’Alto commissariato Onu per i diritti umani preoccupato per l’uso eccessivo della forza. 

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Questa mattina il presidente iraniano Hassan Rouhani ha rivendicato come un successo la fine delle proteste che hanno insanguinato il Paese nei giorni scorsi, innescante da un aumento del carburante e alimentate - secondo Teheran - da "nemici stranieri". Tuttavia, attivisti internazionali ed esperti delle Nazioni Unite temono che il costo della repressione sia di decine, se non oltre cento, vittime nel contesto di un “uso eccessivo” della forza. 

“Il popolo iraniano - ha detto Rouhani in un messaggio rilanciato dalla tv di Stato - è riuscito ancora una volta a superare una prova storica e a mostrare che non permetterà ai nemici di approfittare della decisione”. Le manifestazioni pro-governative “spontanee” [in risposta alle dimostrazioni contro il caro-greggio] sono “il segno più grande del potere della gente”. Questa mattina, infatti, in tutto la Repubblica islamica si sono tenute migliaia di marce a sostegno del governo e delle massime cariche del Paese. Una risposta, secondo alcuni, alle accuse lanciate da Amnesty International di oltre 100 morti nella repressione delle proteste per mano delle forze di sicurezza iraniane. I media ufficiali hanno rilanciato l’immagine di Ali Shamkhani, responsabile della sicurezza e in prima fila nella manifestazione di Shahryar, mentre reggeva un poster con la scritta “Morte all’America e all’inganno Israele!”. 

Ieri il grande ayatollah Ali Khamenei è tornato sulle proteste, sottolineando che si tratta di una questione di “sicurezza” nazionale e non un “movimento popolare”. La risposta delle autorità competenti, ha aggiunto, è stata “un successo”. 

Diversa l’opinione di gruppi e ong internazionali, secondo cui si contano almeno 106 manifestanti uccisi in 21 diverse città in base a dati emersi da testimonianze oculari, video verificati e informazioni fornite da attivisti pro-diritti umani. Altri ancora parlano di circa 200 vittime e oltre 3mila feriti negli ultimi cinque giorni. Un portavoce dell’Alto commissariato Onu per i dritti umani ha espresso preoccupazione per l’uso della forza e la violazione delle norme internazionali, fra cui l’utilizzo di proiettili contro i manifestanti disarmati. Immediata la replica del capo missione iraniano all’Onu, secondo cui questi rapporti si basano su “accuse infondate e cifre inventate”. 

Le proteste sono divampate il 15 novembre scorso, in seguito alla decisione inaspettata del governo di razionare il petrolio e di togliere i sussidi, innescando una impennata nei prezzi che è arrivata in alcuni casi al 50%. Dietro gli aumenti nel carburante, la scelta del presidente Usa Donald Trump nel maggio 2018 di ritirarsi dall’accordo nucleare (Jcpoa) del 2015 e introdurre le più dure sanzioni della storia, che hanno colpito la popolazione e innescando una gravissima crisi economica.

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