01/07/2013, 00.00
RUSSIA
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Russia, entra in vigore la legge anti-blasfemia: le critiche degli attivisti democratici

di Nina Achmatova
Da oggi pene e multe aumentate per chi offende il “sentimento religioso”: si rischiano fino a tre anni di detenzione e 12mila euro di sanzione. Dubbi sulla vaghezza del testo. Ma per la Chiesa russo-ortodossa si tratta di una norma "ancora troppo mite".

Mosca (AsiaNews) - Dal 1° luglio chi si macchia del reato di "offesa al sentimento religioso" in Russia rischia fino a tre anni di carcere. Il presidente Vladimir Putin ha firmato la cosiddetta "legge anti-blasfemia", con cui Mosca aumenta pene e ammende per chi insulta i sentimenti dei fedeli. L'iniziativa è stata fortemente voluta dalla Chiesa ortodossa, la quale però semba non essere soddisfatta e chiede ancora maggiore severità.

"Gli atti pubblici di manifesta mancanza di rispetto per la società e che sono volti a offendere i sentimenti religiosi dei fedeli" potrebbero essere puniti - se commessi fuori dai luoghi di culto - con multe fino a 300mila rubli (7mila euro), un anno di lavoro socialmente utile o un anno di detenzione. Se il reato viene commesso in luoghi religiosi, l'ammenda arriva fino a 500mila rubli (11.600 euro), un massimo di tre anni di lavori socialmente utili o tre anni di detenzione. Le misure sono contenute negli emendamenti all'articolo 148 del Codice penale sulla "limitazione all'esercizio del diritto di libertà di coscienza e culto".

Un'altra parte della nuova legge riguarda gli "atti deliberati di vandalismo" contro la letteratura religiosa, gli oggetti di venerazione o altri simboli religiosi. Per tale reato sono previste ammende tra i 30mila e i 50mila rubli (700-1200 euro), lavoro obbligatorio per un massimo di 120 ore per i normali cittadini e multe tra 100mila e 200mila rubli per funzionari pubblici (2.300- 4.600 euro). Viene portata, invece, dagli attuali 80mila a 300mila rubli (7mila euro) la multa massima per intralcio ad attività religiose.

La nuova norma è stata voluta con forza dal Patriarcato di Mosca dopo lo scandalo delle Pussy Riot, il gruppo punk femminista che aveva inscenato una performance anti-Putin nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca l'anno scorso. Due delle ragazze che hanno partecipato alla cosiddetta "preghiera punk" stanno scontando una condanna a due anni di campo di lavoro per "teppismo motivato da odio religioso". Il caso era stato seguito da una serie di atti vandalici contro simboli religiosi, in diverse zone del Paese: dall'imbrattamento di icone, fino a croci divelte e spezzate.

Nonostante all'interno della stessa Chiesa russo-ortodossa ci siano diverse voci critiche sull'eccessiva severità della legge, l'arciprete Vsevolod Chaplin - presidente del Dipartimento sinodale per la Chiesa e la società - ha definito le nuove pene "troppo miti", dicendo che tre anni di carcere "non sono abbastanza". In un'intervista rilasciata al canale Mir-24, Chaplin ha fatto notare come le azioni che rientrano nella nuova norma "sono molto gravi" e possono portare a un vero "spargimento di sangue".

"Si tende purtroppo a reprimere piuttosto che a educare la società", hanno detto invece ad AsiaNews in precedenza fonti anonime nel Patriarcato di Mosca. Tra gli attivisti per i diritti umani, inoltre, si teme che in nome del sentimento religioso si finiscano per censurare anche voci critiche della Chiesa e dei suoi rapporti troppo stretti col potere politico. Anche il Consiglio presidenziale per i diritti umani aveva criticato il testo dell'allora proposta di legge per la sua formulazione troppo vaga, che potrebbe provocare numerosi errori giudiziari.

Alle numerose critiche aveva risposto Mikhail Markelov - deputato del partito di maggioranza Russia Unita e altro autore del testo - snocciolando i dati di un sondaggio dell'istituto statale Vtsiom, secondo il quale l'82% dei russi è a favore dell'iniziativa legislativa. 

 

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