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» 05/11/2006 18:19
iraq
Saddam Hussein condannato alla forca per crimini contro l'umanità

Per il Primo ministro la condanna chiude l'epoca buia della sua tirannia. Altri parlano di manipolazioni americane al processo. Il presidente Talabani si rifiuta di firmare la condanna a morte del dittatore, essendo personalmente contro la pena di morte.



Baghdad (AsiaNews/Agenzie) – L'ex dittatore Saddam Hussein è stato giudicato colpevole di crimini contro l'umanità per la tortura e l'esecuzione di 148 sciiti della piccola cittadina di Dujail. Il tribunale speciale lo ha condannato all'impiccagione, ma da domani sarà possibile per lui ricorrere in appello.

Alla lettura della sentenza Saddam – che è stato costretto ad alzarsi – ha gridato: "Viva il popolo!"; "Abbasso i traditori! Abbasso gli invasori! Dio è grande! Io vi maledico!".

Saddam è stato condannato per aver ordinato l'uccisione di 148 uomini e ragazzi di Dujail, a 70 km da Baghdad. Nell'82 il convoglio presidenziale passava per la città, quando ci fu un attentato. I generali irakeni ordinarono un raid contro la popolazione, arrestando centinaia di persone, distruggendo case e coltivazioni. Dieci degli abitanti condannati erano ragazzi da 11 a 17 anni. Il governo li ha tenuti in prigione fino a 18 anni, poi li ha impiccati.

Con Saddam sono stati condannati  a morte suo fratellastro Barzan-al-Tikriti e Awad Ahmed al-Bandar, l'allora presidente della corte che ordinò l'esecuzione. L'ex vice-presidente Taha Yassin Ramadan è stato condannato all'ergastolo; altri 3 membri del partito Baath di Dujail hanno ricevuto una pena di 15 anni. Un altro membro del Baath è stato scagionato dall'accusa.

Da ieri le autorità irakene avevano imposto limitazioni al traffico e coprifuoco nella capitale e nelle 4 province per timore che la sentenza contro Saddam scatenasse violenze e vendette, soprattutto fra le comunità sciite e sunnite.

A Baghdad nella zona di Sadr City – quasi interamente  sciita – dopo la sentenza, seguita via televisione, la gente ha festeggiato danzando per le strade e sparando colpi in aria. A Tikrit, la patria di Saddam Hussein vi sono state manifestazioni di sostenitori del deposto dittatore per le strade, al grido di "Col cuore e con l'anima vogliamo sacrificarci per te!".

In Iraq ci sono valutazioni diverse sul valore di questa condanna. Alcuni pensano che l'esecuzione di Saddam Hussein sarà una specie di catarsi, che riunirà e riconcilierà il popolo irakeno. Il premier

Nouri al-Maliki ha detto che "questa sentenza non è [soltanto] contro un uomo, ma contro tutto il buio periodo del suo dominio". Egli ha anche aggiunto che l'esecuzione di Saddam Hussein non è paragonabile nemmeno con una "sola goccia" del sangue versato dai martiri morti per opporsi alla sua tirannia.

Altri però accusano il tribunale di essere al soldo degli americani. Uno del gruppo di avvocati difensori di Saddam Hussein, la libanese Bushra Khalil, ha accusato di illegalità il verdetto e tutto il processo "Sappiamo che questo è un tribunale politicizzato. È stato aperto per motivazioni politiche e per servire interessi americani, per questo non potevamo aspettarci un verdetto legale".

Il presidente irakeno Jalal Talabani ha definito "equilibrato" e onesto il processo contro Saddam Hussein. Egli ha però rifiutato di commentare la sentenza, per "non interferire sul giudizio della corte". Ha comunque stabilito che egli non firmerà mai la condanna a morte di Saddam Hussein, avendo in precedenza sottoscritto un testo internazionale contro la pena di morte.

Hussein è sotto processo anche per un altro caso. Anche qui egli è accusato di genocidio e crimini contro l'umanità perpetrati con la campagna detta Anfal (bottino di guerra) scatenata nell'87 e nell'88, che ha provocato la morte di più di 100 mila kurdi, molti di essi uccisi con gas venefici.


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