18/09/2014, 00.00
VIETNAM
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Saigon, il governo minaccia la demolizione di chiese cattoliche e templi buddisti

Un piano di sviluppo di un’area a sud di Ho Chi Minh City prevede l’abbattimento dei luoghi di culto. Il Consiglio interreligioso lancia una petizione per fermare il progetto. Secondo il piano di sviluppo urbano, nella zona sono previste abitazioni e centri commerciali, ma non luoghi di culto. Una suora: "Il governo vuole cacciarci”.

Ho Chi Minh City (AsiaNews) - Le autorità vietnamite intendono demolire un tempio buddista e due chiese cristiane, che sorgono in un'area a sud di Ho Chi Minh City, per avviare un piano di sviluppo urbano di ingente valore economico. Tuttavia, il progetto dell'amministrazione cittadina incontra la fiera resistenza dei leader religiosi e della comunità locale dei fedeli; in risposta agli avvertimenti in stile mafioso lanciati dal governo, un Consiglio interreligioso formato da cristiani e buddisti ha diffuso un appello pubblico, in cui chiede sostegno per bloccare la confisca di edifici e terreni nella zona di Thu Thiem.

Il 15 settembre scorso è partita una petizione rivolta a governi e organizzazioni internazionali pro diritti umani, media e a "tutti i compatrioti vietnamiti", che ha ottenuto oltre 600 adesione nelle prime 30 ore. Essa denuncia la minaccia lanciata dalle autorità, che intendono chiudere la pagoda di Lein Tri entro la fine del mese.

Altri luoghi di culto sono a rischio, si legge nel testo, fra cui "la chiesa cattolica di Thu Thiem" e la comunità delle suore Amanti della Santa Croce. Già chiuse da tempo, invece, la casa di preghiera della Chiesa evangelica vietnamita e della chiesa Mennonita. 

La notifica di chiusura della pagoda di Lien Tri risale al 18 agosto scorso e potrebbe essere applicata in qualsiasi momento, fra l'8 e il 30 settembre. Le autorità hanno offerto un risarcimento di 274mila dollari per l'esproprio della pagoda e dei terreni, ma uno dei monaci residenti sottolinea che non si tratta di una questione economica. "Non intendo accettare alcuna offerta" ha dichiarato Thich Khong Tanh in un'intervista a Radio Free Asia (Rfa), ma le autorità non sentono ragioni e "dicono di voler andare avanti" con il loro piano. 

Dietro l'attacco delle autorità, il fatto che la comunità di Lien Tri non appartiene alla comunità buddista ufficiale, riconosciuta dal governo. "Siamo della Chiesa buddista unificata - aggiunge - messa fuorilegge dalle autorità vietnamite; da anni siamo vittime di isolamento e repressione, e ora usano la questione dei terreni per eliminarci". "Il governo - conclude - fa sempre ciò che vuole". 

L'area urbana di Thu Thiem, a sud della ex Saigon, è oggetto di un'ampia opera di sviluppo, con centri commerciali, abitazioni, uffici e sedi amministrative, luoghi educativi e locali di intrattenimenti. Tuttavia, non si fa menzione di luoghi di culto, di chiese e templi, o anche solo di spazi per la preghiera. Come è possibile, si chiedono i leader del Consiglio interreligioso vietnamita, soddisfare "i bisogni spirituali e religiosi" se i piani di sviluppo di lungo periodo "non hanno alcuna considerazione per le istituzioni religiose?". Dietro anonimato, una suora delle Amanti della Santa Corce aggiunge che "il governo vuole cacciarci, così possono costruirsi la loro città nuova qui". 

Oggi in Vietnam, a fronte di una popolazione di circa 87 milioni di persone, i buddisti sono il 48%; i cattolici poco più del 7%, seguiti dai sincretisti al 5,6%; infine, vi è un 20% circa che si dichiara ateo. Pur essendo una minoranza (sebbene significativa), la comunità cristiana è attiva in particolare nei settori dell'educazione, sanità e sociale. Di contro, la libertà religiosa è in costante diminuzione: l'introduzione del Decreto 92 ha imposto, di fatto, restrizioni alla pratica del culto, che è sempre più vincolata ai dettami e alle direttive del governo e del Partito unico comunista. Nel mirino delle autorità sono finiti leader religiosi, fra cui buddisti e cattolici, o intere comunità come successo lo scorso anno nella diocesi di Vinh, dove media e governo hanno promosso una campagna diffamatoria e attacchi mirati contro vescovo e fedeli. La repressione colpisce anche singoli individui, colpevoli di rivendicare il diritto alla libertà religiosa e al rispetto dei diritti civili dei cittadini.

 

 

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