17/07/2020, 11.07
EAU - TURCHIA
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Santa Sofia moschea, critiche dagli Emirati: è patrimonio universale

Noura Al Kaabi, ministro Eau per la Cultura e le politiche giovanili, attacca la decisione di Erdogan. L’edificio, oggi museo, è “un esempio importante di interazione e dialogo”. Per mons. Pizzaballa è una ferita che si riapre. Favorevole il movimento radicale palestinese e l’imam di al-Aqsa.

Abu Dhabi (AsiaNews) - I patrimoni culturali dell’umanità andrebbero preservati nel loro valore e nella loro funzione, non devono essere usati “in modo improprio” né “alterati” per scopi personali. È quanto ha sottolineato la ministra per la Cultura e le politiche giovanili degli Emirati Arabi Uniti (Eau), Noura Al Kaabi, criticando in modo aperto la decisione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan di trasformare in moschea la basilica di Santa Sofia, oggi un museo. Per Al Kaabi, la scelta di Ankara “tocca nel profondo l’essenza umana”, perché si tratta di un luogo “patrimonio Unesco” “dall’eccezionale valore internazionale” per “tutti i popoli e culture”. 

Fra le leadership arabe, quella degli Emirati Arabi Uniti è tra le più critiche. Essa si è spesa in prima persona per la firma congiunta sul proprio territorio del documento sulla fratellanza umana di papa Francesco e del grande imam di al-Azhar. Riguardo Santa Sofia, la ministra Eau per la Cultura attacca il cambiamento di status a prescindere dal suo valore storico e umano: "Un ponte che ha collegato persone diverse e cementato i legami”. “Hagia Sophia - conclude Noura Al Kaabi - è diventata un esempio importante di interazione e dialogo fra Asia ed Europa e dovrebbe restare una testimonianza di storia umana armoniosa”.

A distanza di una settimana non si placano i commenti e le reazioni alla decisione della Turchia di convertire la basilica bizantina in luogo di culto musulmano; la recita della prima preghiera, come annunciato dallo stesso Erdogan, si terrà venerdì prossimo 24 luglio. L’amministratore apostolico del Patriarcato latino mons. Pierbattista Pizzaballa parla di “ferita che si riapre nelle relazioni fra cristiani e musulmani”, perché Hagia Sophia è un simbolo per tutti, non solo per gli ortodossi. Come al-Azhar ha “protestato per la scelta”, aggiunge mons. Pizzaballa, “anche noi possiamo fare lo stesso”, mantenendo un atteggiamento “fermo verso i nostri amici e fratelli musulmani”. 

Fra quanti apprezzano la decisione del Consiglio di Stato turco vi è il movimento radicale palestinese Hamas, che parla di “momento di orgoglio” per tutti i musulmani e attacca quei leader arabi “piagnucoloni” che criticano la sentenza. Parere positivo giunge anche dal Sheikh ‘Ekrima Sa’id Sabri, guida alla preghiera di al-Aqsa ed ex gran muftì di Gerusalemme, che ha inviato le proprie “congratulazioni” al presidente turco Erdogan.

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