23/09/2008, 00.00
CINA
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Scandalo latte: il governo ha paura di proteste sociali e minaccia gli avvocati

Circa 90 avvocati si sono offerti di assistere le vittime, ma le autorità li hanno consigliati di “aiutare a mantenere la stabilità”. Il timore è che le migliaia di danneggiati compiano azioni unitarie. Emergono sempre più gravi responsabilità del governo centrale.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Ora il governo ha paura che lo scandalo del latte inneschi proteste sociali. Per impedire ai genitori infuriati di organizzarsi, le autorità locali ammoniscono gli avvocati di “rifiutare” di patrocinarli.

Un gruppo di circa 90 avvocati ha offerto assistenza legale gratuita ai genitori dei bimbi malati per il latte contraffatto, mettendo in internet dal 12 settembre l’offerta e i nomi dei legali. Ci sono state molte adesioni e si vogliono fare azioni di gruppo. Ma il governo vede con timore che centinaia e migliaia di genitori si raggruppino per chiedere il risarcimento. E’ anche un precedente pericoloso, in una vicenda molto seguita dai media.

Li Fangping, decano degli avvocati, racconta che autorità locali hanno detto loro che, se vogliono assistere le vittime, debbono unirsi alla associazione degli avvocati locale. Aggiunge che l’Associazione degli avvocati di Pechino gli ha già chiesto “di avere fiducia nel Partito [comunista] e nel governo”. Le Associazioni dagli Avvocati sono in genere controllate da funzionari del governo.

In genere gruppi di persone o intere comunità vessate nei loro diritti non propongono causa per il risarcimento, ma rivolgono petizioni alle autorità locali o a quelle centrali. Ma le autorità non hanno obbligo di esaminare le petizioni, anzi sono state riportate frequenti minacce e arresti contro chi organizza e presenta queste petizioni.

Il legale Lu Jun, esperto di questioni sanitarie, dice che uno dei 90 avvocati ha già rinunciato e teme che lo facciano altri, dietro pressioni che ritiene volute dall’alto. Molti altri legali del gruppo ora rifiutano di parlare con i media. L’avvocato Zhai Zhilong dice che è stato contattato da genitori delle vittime, che prima hanno chiamato altri legali della lista ricevendo rifiuti.

Il quotidiano South China Morning Post di Hong Kong riferisce la dichiarazione di un avvocato dell’Hebei: che le autorità li hanno contattati tutti invitandoli “a considerare la situazione generale e ad aiutare a mantenere la stabilità, a non occuparsi dell’incidente del latte in polvere Sanlu”.

Pechino ha difficoltà a gestire uno scandalo di dimensioni inimmaginabili: oltre 53mila neonati malati e il numero è in aumento, circa 13mila ricoverati in ospedale, coinvolte le ditte che producono circa il 60% del latte fresco della Nazione e la gran parte del latte in polvere. La produzione del latte di mucca è triplicato dal 2001 al 2006 a 31,9 milioni di tonnellate, 3° produttore mondiale dopo Usa e India.

Ieri è stato destituito anche Li Changijiang, capo dell’Amministrazione generale per la Supervisione della qualità, l’ispezione e la quarantena, dopo che ha ammesso che non c’erano mai stati esami per la melamina nei prodotti caseari. Ma all’opinione pubblica cinese non si sente garantita dalla punizione di qualche dirigente, in quanto – osserva Liu Xutao, professore della Scuola nazionale di Amministrazione – le responsabilità sono a livello centrale, per non avere verificato il livello dei controlli alimentari. L’uso di melamina nel latte risulta diffuso e praticato da anni. Solo ora il ministro dell’Agricoltura Sun Zhengcai si è accorto che c’è “una grave mancanza di regole e un disordinato sistema di raccolta del latte” e che “molte stazioni per la raccolta del latte non sono nemmeno registrate ufficialmente”.

Hu Xingdou, professore in materia economica all’Istituto di tecnologia di Pechino, critica il governo che “fa qualcosa solo quando c’è una crisi, invece di un’attività sistematica. Additivi tossici sono anche in frutta, verdura, condimenti e prodotti ittici e sono necessari controlli specifici, ma finora l’intero problema è trascurato”.

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