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» 19/01/2007
CINA
Scarichi industriali e costruzioni sulle coste: morte di un mare
Miliardi di tonnellate di rifiuti liquidi e solidi stanno uccidendo l’interno mare Bohai. Le autorità spendono decine di miliardi per pulire il mare, ma programmano di coprire le coste con altre fabbriche e porti. Terza parte del dossier sull’inquinamento.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Mao Zedong l’aveva scelto come luogo per tuffarsi ed ancora oggi è sede dei bagni di mare dei dirigenti del partito. E’ il mare Bohai. Ma solo nel 2006, vi sono stati scaricati circa 1,58 miliardi di tonnellate di acqua piena di rifiuti chimici. Muoiono i pesci e si diffonde la micidiale alga rossa, ma i governi locali continuano a progettare per le sue coste centinaia di chilometri di fabbriche e porti.

 E’ il mare più inquinato della Cina e, secondo la Amministrazione statale oceanica, ogni anno riceve 5,7 miliardi di tonnellate di acque luride e 2 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi. 43 dei 52 fiumi che vi sfociano sono “gravemente inquinati”. L’80% delle 112 discariche di Tianjin, Shandong, Liaoning e Hebei di frequente ci riversano liquami e rifiuti chimici e industriali. La baia è spesso coperta dalle onde rosse delle alghe che avvelenano l’acqua e uccidono la vita acquatica.

L’Amministrazione per la protezione ambientale dello Stato ha speso 21 miliardi di yuan per pulire il mare e prevede di spendere 28,6 miliardi dal 2006 al 2010. Ma i risultanti sono scarsi.

Il villaggio di Qikou, vicino a Tianjin nella Baia di Bohai, ha sempre avuto una fiorente industria ittica. La scorsa estate il fiume Canglangqu ha portato una quantità eccezionale di rifiuti industriali e la costa si è coperta di alghe rosse, che sterminano la vita acquatica perché tolgono ossigeno e la luce del sole. C’è stata una moria di pesci, granchi e gamberi. Secondo Chen Lianfu, capo del villaggio, oltre 600 ettari di allevamenti ittici sono stati compromessi, invasi dai rifiuti delle fabbriche di Henan, Shanxi, Shandong ed Hebei. A settembre si è dovuta sospendere la pesca, lasciando centinaia di pescatori senza lavoro. Molti commercianti di Pechino e Tianjin rifiutano di comprare questo pesce.

 Il reddito medio del villaggio è passato dai 3.760 yuan del 2005 a poche centinaia di yuan nel 2006. Chen spiega al South China Morning Post di Hong Kong che la maggior parte degli abitanti si è indebitata per sostenere gli allevamenti ittici e che ora non è più in grado di andare avanti.

“Continuiamo a inviare petizioni ai governi di Huanghua, Cangzhou ed Hebei – dice Chen – e a chiedere un intervento immediato per fermare l’inquinamento”. “Ma prima di tutto abbiamo bisogno di indennizzi per chi si trova in maggiore difficoltà”.

 Le autorità costiere, invece, progettano di aumentare lo sfruttamento industriale della costa. Tianjin vuole utilizzare 250 kmq di costa per costruire impianti energetici, un porto per la pesca e decine di altri progetti. L’Hebei reclama 310 kmq. per realizzare il porto di Caofeidian, a 60 km. circa dal porto di Tianjin. E’ previsto anche il porto di Huanghua che coprirà 300 kmq. di costa.

Tao Jianhua, esperto di ingegneria ambientale dell’università di Tianjin, dice che simili progetti avranno gravi conseguenze per l’ambiente e la vita marina e che “è sbagliato pensare che l’inquinamento del terreno abbia poca influenza sul mare”. Il grave inquinamento è la conseguenza di “uno sviluppo irrazionale”. Tuttora, il governo di Tianjin “è molto attento alla crescita economica e allo sfruttamento del mare”, ma non cura uno “sviluppo coordinato”.

Tao racconta che i contadini della zona sono costretti a irrigare i campi con le acque di fiumi inquinati, non avendone altre. Poi “questi contadini non mangiano i loro prodotti. Invece, li vendono a Pechino e a Tianjin. La cosa peggiore è che nessuno può accorgersi se [i prodotti] provengono da una zona inquinata”. (PB)


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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