13/06/2008, 00.00
ASIA CENTRALE
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Schiavi-bambini: niente scuola, solo lavoro "per comprare il pane"

Il lavoro minorile in Asia centrale, ancora diffuso nonostante i divieti internazionali. Vite già segnate a 7 anni, a raccogliere cotone o lavorare nei bazar o come domestica. Per la povertà, ma anche perché costretti dallo Stato.

Astana (AsiaNews/Agenzie) – In Asia centrale centinaia di migliaia di bambini, anche di 7 anni, lasciano la scuola per fare lavori faticosi e mal pagati, in città e nelle campagne. Spesso debbono guadagnare qualcosa per la famiglia, ma in Paesi come l’Uzbekistan li costringe lo Stato.

I bambini anche di 7 anni sono numerosi nei bazar, intenti a vendere qualsiasi cosa. Altri vi lavorano come facchini e le ragazze si offrono come domestiche. Lo fanno anzitutto per povertà.

Safar, 13 anni, a Dushanbe (Tagikistan) spiega a Radio Free Europe che “sono orgoglioso di lavorare e guadagnare, per comprare il pane” [alla famiglia]. “Mi piacerebbe andare a scuola come i miei compagni, ma la vita è dura e debbo lavorare”.

In Tagikistan oltre la metà della popolazione è sotto la linea della povertà e Firuz Saidov, esperto statale di lavoro minorile, ammette che “è difficile impedirlo. Lavorano nel commercio, nei campi, nelle strade come lavamacchine”, sfruttati dai datori di lavoro, nessuno li protegge.

Ma in Uzbekistan è il governo che ogni anno a settembre chiude le scuole e manda migliaia di bambini a raccogliere cotone. In cambio hanno alloggio, magri pasti e un minimo salario, a volte li sorveglia la polizia. Tashkent trae circa 1 miliardo di dollari annui dall’esportazione del cotone, ma nel novembre 2007 una campagna internazionale ha convinto molte grandi ditte tessili – tra cui Tesco, Marks & Spencer, Gap, H&M - a non acquistare più questo cotone.

Sotto le pressioni internazionali, a gennaio il governo uzbeko ha approvato una legge per le “Garanzie dei diritti del bambino”. Ma Nadezhda Atayeva, capo della ong Associazione per i diritti umani nell’Asia centrale, attende il raccolto del prossimo autunno e chiede che osservatori internazionali possano monitorare la situazione.

Secondo la ong Save the Children anche almeno 200mila bambini tagiki sono costretti ogni anno a raccogliere cotone. Anche in Turkmenistan i bambini sono molto usati per la raccolta del cotone, nonostante le leggi dello Stato proibiscano qualsiasi lavoro per i minori di anni 16: nel 2000 il Dipartimento di Stato Usa parlava di almeno un milione di minori, ma è difficile avere dati più recenti.

Persino nel più “ricco” Kazakistan minori raccolgono cotone e tabacco, o seguono i genitori migranti da Uzbekistan e Kirghizistan e li aiutano nel lavoro.

Dana Zhandayeva, esperta del settore, commenta a Rfe che, almeno, le autorità kazake “ammettono che il fenomeno esiste”, anche se lo riferiscono soprattutto ai figli di migranti da Paesi vicini.

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