29/01/2007, 00.00
LIBANO
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Scuole e università chiuse, mentre Sfeir chiede di tornare a parlarsi

di Youssef Hourany
Il patriarca maronita e il nuovo capo della comunità drusa ribadiscono la necessità di spingere al dialogo. Berri si dice “più ottimista”, al contrario del segretario della Lega Araba. Aoun e Geagea continuano a scambiarsi accuse.

Beirut (AsiaNews) – Scuole e università ancora chiuse oggi in Libano, dopo i sanguinosi scontri della settimana scorsa, in un clima di tensione nel quale tentano di trovare spazio iniziative di mediazione, come quella che sta avanzando l’Arabia Saudita, e appelli al dialogo, che vedono ancora in prima linea il patriarca maronita Nasrallah Sfeir, affiancato, domenica, dal nuovo capo religioso della comunità drusa, cheikh Nahim Hasan.

Sul piano politico interno, si registrano uno spiraglio di ottimismo in una dichiarazione del presidente del Parlamento Nabih Berri, ed il pessimismo del segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, pur pronto a riprendere la sua opera di mediazione. Niente di nuovo, invece, nel fronte cristiano, con Aoun e Geagea che continuano a scambiarsi accuse, pur dicendosi pronti a seguire la linea tracciata dai vescovi.

“Ciò che abbiamo vissuto è un’offesa alla dignità dell’uomo e della patria”. Il patriarca Sfeir ha descritto così, durante la messa che ha presieduto a Bkerke, la sua condanna degli atti di violenza che hanno mostrato al mondo impegnato nella ricerca di una soluzione del problema libanese il loro disinteresse ed il loro fragile patriottismo. “Ciò che contemporaneamente accadeva a Parigi, mostra che il mondo, a cominciare dalla Francia, apprezza più di noi il valore del nostro Paese e dà la misura della nostra incoscienza, della nostra superficialità e della nostra ignoranza”. Il card. Sfeir ha rinnovato il suo appello perché sia ripreso il dialogo, unica via degna della nobile tradizione libanese ed ha espresso la sua preoccupazione per le voci che continuano a criticare la conferenza dei Paesi donatori, ammonendo contro il pericolo di una nuova ondata di violenza che potrebbe distruggere le speranze e costringere un maggior numero di persone ad emigrare.

Sfeir, ha poi ricevuto nella sua residenza a Bkerke il nuovo capo religioso dei druzi, cheikh Nahim Hasan ed ha ribadito davanti al suo ospite la necessità di riprendere gli sforzi per far uscire il Paese dalla crisi. Dal canto suo, il leader druso ha espresso il suo desiderio che sia possibile convocare al più presto possibile un summit di leader religiosi cristiani e musulmani per ricercare insieme una soluzione giusta e durevole. Hasan ha rinnovato la sua alta stima nei riguardi del patriarca Sfeir, “che costituisce una garanzia, non per i cristiani solamente, ma per tutti i libanesi” ed ha ribadito la sua convinzione nella convivenza islamo-cristiana, ricordando gli insegnamenti di Giovanni Paolo II nell'esortazione apostolica post-sinodale.

D'altra parte, in Libano, continuano gli atteggiamenti favorevoli da una parte e sfavorevoli dall'altra sulle conclusioni della conferenza di Parigi, che ha offerto 6 miliardi di euro per la ricostruzione. Michel Aoun continua a parlare di un possibile pericolo di “stabilizzazione” dei rifugiati palestinesi in Libano, mentre sostiene la necessità della ripresa dell'iniziativa dei vescovi maroniti – che stanno cercando di trovare delle linee comuni tra i politici cristiani – e continua ad accusare le Forze libanesi ed il loro leader Samir Geagea di essere dietro tutti gli incidenti della settimana scorsa. Aoun ha anche espresso gratitudine alla Santa Sede ed al Papa Benedetto XVI per l’appello di ieri per la pace in Libano.

Dal canto suo, Geagea ha rivolto dure critiche contro il generale Aoun e contro la linea politica che egli rappresenta. “Sta conducendo i cristiani del Libano alla rovina”, ha ammonito, affermando che la nuova ondata di violenza è alimentata dalla Siria e dall'Iran, “che non vogliono vedere un Libano tranquillo".

Il presidente del Parlamento Nabih Berri si è detto “più ottimista”, dopo l’incontro con l'ambasciatore dell’Arabia Saudita, Abdul Aziz Khoja, latore di un messaggio del re Abdallah, che vorrebbe favorire una soluzione del problema politico. Il diplomatico, che ha incontrato anche i primo ministro Siniora, ha affermato che “la situazione non può andare avanti così”, aggiungendo che “è ora che i libanesi tornino a sedersi intorno ad un tavolo, per approfittare dell’appoggio che il mondo ha offerto loro con la conferenza di Parigi”.Berri, ha insistito sulla necessità di convincere il primo ministro Fouad Siniora a trovare una soluzione basata sull'iniziativa del segretario generale della Lega araba, Amr Mousa, che dovrebbe rientrare in Libano, non oltre il mercoledì, secondo quanto hanno detto ad AsiaNews, fonti vicine al presidente Berri. Ma lo stesso Moussa, in un’intervista televisiva, ieri, ha escluso un suo ritorno a Beirut per questa settimana e si è chiesto “come è possibile progredire nella ricerca di una soluzione, se non si parlano l’un l’altro?”.

In questo caos, gli alunni delle scuole e gli studenti universitari dovrebbero rimanere ancora a casa fino a mercoledì, per la sospensione dell'insegnamento dopo gli scontri della settimana scorsa, secondo l’annuncio dato dal ministro della Pubblica istruzione, Khaled Kobbani.

 

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