24/06/2015, 00.00
PAKISTAN
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Segretario Caritas: L’ondata di caldo ha fatto 800 morti. Urge risposta del governo

Amjad Gulzar, segretario di Caritas Pakistan, denuncia l’inefficienza della rete elettrica, che ha lasciato 20 milioni di persone a Karachi senza corrente. “Servono strutture mediche attrezzate che non sottovalutino la cura dei malati di caldo”. La maggior parte delle vittime sono anziani e poveri. Il periodo del Ramadan peggiora la situazione.

Karachi (AsiaNews) - “Purtroppo, in molti spedali, la cura dei pazienti che presentano colpi di calore non è la priorità”. Lo dice ad AsiaNews Amjad Gulzar, Segretario esecutivo di Caritas Pakistan, parlando della terribile ondata di caldo che ha colpito la città di Karachi nella provincia del Sindh (Pakistan sudorientale) e che ha provocato ormai quasi 800 vittime. “Il numero così elevato di morti è dovuto all’ondata di caldo eccezionale che ha fatto salire in modo vertiginoso le temperature. Ma anche per i cali di tensione nella rete elettrica che hanno lasciato le persone senza corrente nelle case. Per questo ieri si tenuta una seduta congiunta del Parlamento per discutere della questione”.

Stando ai dati ufficiali, a Karachi si contano 744 morti e altri 38 nelle aree limitrofe. Le temperature sono arrivate a toccare i 45 gradi. Gli ospedali di Karachi - una megalopoli da 20 milioni di abitanti - sono al collasso e continuano ad accogliere persone colpite da malori. Gulzar afferma: “Caritas Pakistan ha un ufficio nella città e sta visitando i malati in tutti gli ospedali e i centri medici. Stiamo raccogliendo informazioni sulla situazione, incontriamo i malati e stiamo valutando cosa fare. Ma non siamo ancora in grado di portare aiuto”. “La maggior parte delle vittime - continua il Segretario - si conta tra gli anziani di circa 60 anni e tra i poveri. Ma ci sono stati alcuni morti anche tra i giovani, trasportati al pronto soccorso per problemi collegati al caldo. Inoltre la situazione è aggravata dal fatto che questo è il periodo del Ramadan, in cui i fedeli musulmani si astengono dal consumo di acqua e cibo durante il giorno”.

Nei giorni scorsi Nawaz Sharif, primo ministro del Pakistan, ha dichiarato lo stato di emergenza e inviato l’esercito per costruire centri per la cura dei colpi di calore. Varie proteste sono nate a causa dell’inadeguatezza delle risposte da parte delle autorità. Il governo provinciale è accusato di aver reagito con indifferenza e insensibilità; quello federale di essersi attivato con lentezza al peggiorare della situazione.

Amjad Gulzar conferma la criticità della situazione: “È difficile trovare una soluzione. Certo è che la città di Karachi, la più popolosa di tutto il paese, ha una pessima rete elettrica e questo non aiuta. Inoltre le persone dovrebbero avere la possibilità di curarsi in strutture mediche attrezzate, perché in questo momento la loro cura non è vista come una priorità dato che gli ospedali pubblici e le cliniche private sono pieni di pazienti. Ma ora la situazione è diventata davvero molto critica”.

Il Segretario della Caritas riporta pure che la popolazione ha bisogno di una risposta immediata del governo. E conclude: “Quello che possiamo fare è chiedere al primo ministro della provincia e alle più alte autorità di adottare le misure necessarie per risolvere la situazione e aiutare chi soffre”.

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