21/05/2019, 11.01
CINA
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Shenzhen, una metropoli costruita su speranza e disperazione (Foto)

di John Ai

Viaggio nel cuore economico della Cina meridionale. La megalopoli attrae milioni di lavoratori migranti, e le fabbriche offrono impieghi monotoni in condizioni faticose e a volte pericolose. Le industrie tendono a creare “mini-città” aziendali, dove gli operai spendono il salario facendolo tornare nelle tasche dei padroni. Il fenomeno dei giovani cinici, che cercano lavoro a giornata e passano il tempo negli internet-cafè e nelle sale bingo.

Shenzhen (AsiaNews) – La città di Shenzhen, “finestra” della riforma economica cinese iniziata 40 anni fa, ha accumulato molto benessere in tempi rapidi. Diligenza e lavoro duro sono state viste come le regole per diventare ricchi, e la popolazione si è convinta che avrebbe realizzato i propri sogni attraverso la competizione. Ma oggi una parte dei residenti giovani ha perso la propria fiducia.

Trattandosi dell'area più dinamica e centro finanziario della Cina meridionale, Shenzhen attrae lavoratori da tutta la nazione: attraverso la fatica di questi operai la megacity ha prosperato. E nonostante il rallentamento generale dell'economica nazionale – e la guerra commerciale fra Pechino e Waghinton – Shenzhen è ancora un'opzione per i lavoratori migranti che cercano una vita migliore.

Il mercato Risorse umane di Sanhe (a Shenzhen, nel distretto suburbano di Longhua) è uno dei maggiori centri di reclutamento per chi cerca lavoro nelle industrie intensive. Nei pressi di Sanhe, operano inoltre decine di agenzie di collocamento. I giganti della manifattura del settore information-technology come Huawei e Foxconn hanno affisso manifesti per reclutare operai da destinare alle linee di assemblaggio.

Fuori dalle agenzie di collocamento, ogni mattina, decine di pullman inviati dalle fabbriche attendono. Dopo aver registrato la propria carta di identità, chi cerca lavoro sale a bordo e viene portato in queste fabbriche che, a loro, risultano del tutto sconosciute.

Leggendo i requisiti richiesti dalla Huawei, sono benvenute soltanto le persone con meno di 30 anni e almeno un diploma di scuola superiore. Un agente di collocamento di Sanhe spiega che chi cerca lavoro deve pagare 60 yuan per presentare la propria candidatura: se non si supera il primo colloquio, il denaro non viene restituito. L'agente sottolinea le grandi opportunità di carriera per i più istruiti: a loro sono destinati i salari migliori della Huawei. Tuttavia, chi supera i 30 anni senza essere promosso a quadro o dirigente sarà licenziato.

La sequela di suicidi avvenuti anni fa all'interno delle fabbriche della Foxconn ha acceso un faro sulle condizioni di lavoro in questi luoghi. Gli operai che se ne sono andati puntano il dito contro l'insostenibile velocità delle linee di assemblaggio. Da parte sua, la compagnia sostiene che le condizioni di lavoro siano molto migliorate negli ultimi anni. Possiamo oggi ammirare gli appartamenti lindi destinati agli operai della Foxconn: dai balconi si allunga una fila interminabile di vestiti stesi al sole per asciugarsi.

Queste fabbriche impiegano migliaia di operai e forniscono ai dipendenti beni e servizio: in pratica questi parchi industriali diventano piccole “città-Foxconn”. Molti operai preferiscono fare gli straordinari per guadagnare di più, mentre online si leggono commenti tipo: “Guadagni denaro dalla Foxconn e spendi denaro dentro la Foxconn. Fuori non puoi portare nulla”.

Edifici meravigliosi e servizi di lusso sono a disposizione dello sguardo dei lavoratori, ma sono al di fuori delle loro vite. Qui vengono forniti servizi a prezzi bassissimi: dai pasti alle case, dal divertimento agli internet-cafè. Diventano un bacino in questa città esorbitante, un rifugio per le persone che lavorano qui.

Quando arriva la notte, i proprietari di piccole pensioni avvicinano i passanti: un letto costa soltanto 15 yuan a notte, meno di due euro. Alcuni operai scelgono di dormire per strada.

A differenza dei lavoratori migranti più anziani, il motore della riforma economica di un paio di decenni fa, le generazioni più giovani non gradiscono il lavoro intenso e monotono offerto da queste fabbriche. Le lunghe ore di lavoro e gli stupendi bassi spingono i ragazzi a cambiare lavoro con maggiore frequenza, e le industrie reclutano personale ogni giorno dell'anno. I giovani vengono qui con speranza ma, senza istruzione e capacità particolari, non riescono a vivere una vita decente. E infine lasciano perdere ogni sforzo e abbracciano il cinismo come stile di vita e di comportamento.

I più giovani passano per strada praticamente tutto il giorno. Scoraggiati dalle industrie, scelgono una vita fatta di tempo libero: cercano un lavoro temporaneo pagato a giornata, una paga corrisposta in denaro contante alla fine del turno. Per passare il tempo, giocano online negli internet-cafè oppure nelle sale bingo, chiacchierando fra di loro. Quando finisce il denaro, arriva il momento di cercare un altro lavoro temporaneo. Il ciclo si ripete e contagia gli altri giovani che arrivano a Sanhe. Nella cyber-sfera cinese si definiscono “Sanhe Dashen”, gli “dei di Sanhe”.

Questo modo di fare viene considerato una forma di auto-protezione per questi giovani. Si lamentano delle condizioni di lavoro durissime e a volte rischiose, e accusano i reclutatori di non dire la verità sulle condizioni reali dei contratti e sulle paghe. Questi agenti, dicono, descrivono un mondo meraviglioso che non esiste.

Alcuni di questi ragazzi finiscono in mano agli usurai o diventano dipendenti dal gioco d'azzardo. Fra i loro beni personali, i telefonini sono quelli più preziosi. Eppure possono arrivare al punto di venderli, e perdere così ogni contatto con la famiglia. C'è chi arriva a vendere i propri documenti per avere più denaro.

Uno degli slogan che un tempo campeggiava davanti alle agenzie di collocamento recitava: “Lavora un giorno e gioca per i tre giorni successivi”. Dopo una denuncia da parte dei media, questi cartelli sono spariti e la polizia ha colpito duro contro i reclutatori non autorizzati che fornivano lavori temporanei ai ragazzi. Eppure il fenomeno esiste ancora.

Nelle discussioni online si passa dal prendere in giro a provare simpatia per i “Sanhe Dashan”: alcuni sostengono che l'impegno individuale non possa aiutare la popolazione a riscattarsi dalla povertà, in una società di disuguaglianza economica. Sono i giovani a buttarsi via o sono abbandonati dalla società? Si può attribuire tutto al loro atteggiamento pigro? Varrebbe la pena indagare su queste domande.

Haixinxin Human Resource Market, the place people seek temporary jobs
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Homeless people gather outside Haixinxin Human Resources Market
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Businesses about phone and internet are always popular among young people. Secondhand phones, phone accessories, social network accounts and online game accounts are traded here
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Work one day and you can play for three days. The slogan once displayed on the billboard of an employment agency
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