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  • » 01/12/2005, 00.00

    TURCHIA

    Si stringono i tempi del dialogo tra Vaticano e Patriarcato ecumenico



    Si dà per imminente la convocazione del Comitato di coordinamento della Commissione per il dialogo teologico. La visita della delegazione vaticana al Fanar per la festa di Sant'Andrea.

    Istanbul (AsiaNews) - La riattivazione (dopo una pausa di cinque anni) della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico cattolico-ortodosso, e la imminente convocazione del Comitato misto di coordinamento della Commissione. Questi gli argomenti principali che verrano affrontati negli incontri tra gli esponenti del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e la delegazione vaticana guidata dal cardinale Walter Kasper, del Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani, a Istanbul per prendere parte alle celebrazioni per la festa di Sant'Andrea.

    La delegazione vaticana ha preso parte ieri, insieme ad un gruppo di cattolici alla commuovente e partecipata "divina liturgia" celebrata nella chiesa patriarcale di San Giorgio al Fanar, officiata da Bartolomeo I.

    Nonostante il dispiacere per la rimarcata assenza del papa Benedetto XI, la presenza della delegazione della Santa Sede e di fedeli cattolici al rito conferma che i legami tra ortodossi e cattolici sembrano rinsaldarsi ogni giorno di più.

    Ma, mentre proseguono i lavori per consolidare il dialogo ecumenico, non si smorzano in Turchia le polemiche contro il patriarca ecumenico e il Papa. Proprio oggi il quotidiano nazionale Hurriyet ne approfitta per creare confusione sull'attuale Papa, riportando a caratteri cubitali "la volontà di Benedetto XVI, dopo soli sei mesi dalla morte di Giovanni Paolo II, di imporre il comando ai fedeli cattolici di non sposarsi con musulmani". E il Milliyet intitola in prima pagina "Non saremo mai un secondo Vaticano", riaccendendo le polemiche fatte emergere nei giorni scorsi da altri mass media turchi che evocavano il timore che il Patriarca greco ortodosso Bartolomeo I, facendosi riconoscere "ecumenico" volesse creare uno Stato del Vaticano orientale, una specie di enclave cristiana, una nuova Bisanzio ad Istanbul.

    Fuori dal coro Hurriyet che, a proposito del mancato viaggio di Benedetto XVI, scrive, attribuendo l'affermazione ad un anonimo diplomatico europeo: "Erdogan spesso incolpa l'Unione europea di non voler ammettere la Turchia musulmana perché è un club cristiano. Ma a ben guardare la Turchia si comporta come un club musulmano".

    Sua Beatitudine si difende dale accuse, ridendoci sopra, in una lunga intervista rilasciata proprio a Milliyet. "Qui sono rimasti solo tremila greci – ribatte – ma occuperemo Istanbul e istituiremo un Vaticano, è così? Non fatemi ridere". Parlando seriamente il Patriarca aggiunge che se anche lo Stato turco proponesse ciò - ovvero di creare uno Stato nello Stato – lui stesso non accetterebbe. Quello che chiede, spiega, è che la gente non alimenti l'ignoranza con i pregiudizi, ma studi la storia, si documenti, legga i Trattati stipulati nel passato (primo fra tutti quello di Losanna di cui in questi giorni tutti parlano) per comprendere la situazione della Chiesa oggi in Turchia e le sue giuste "rivendicazioni", ancora non attuate o calpestate ingiustamente. In primis la scottante questione della riapertura del Centro di formazione del clero del Patriarcato ecumenico chiuso in maniera arbitraria - contrariamente a quanto stabilito nel suddetto trattato dal 1971 - e di cui non si intravede ancora alcuna soluzione.

    "Nel giardino di questa nostra scuola teologica ortodossa, sull'isola Heybeli, troneggia il busto di Ataturk con scritta la sua celebre frase 'La più vera via nella vita è la sapienza' – ricorda il Patriarca rammaricato – ma se la nostra scuola è chiusa, dove offriremo una preparazione adeguata perché i nostri teologi siano veri, giusti e onesti uomini di fede?".

    La chiesa greco ortodossa, insomma, domanda solamente il riconoscimento dei propri diritti, che si basano sul diritto europeo e internazionale e che permettano ad essa di dedicarsi alle proprie comunità e al bene dell'umanità con le sue opere. (MZ)

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