24/05/2017, 12.46
VATICANO-CINA
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Simposio di AsiaNews: problemi e sfide della Chiesa in Cina nel racconto dei sacerdoti

Controllo militare delle attività, arresti, detenzioni coatte, scandali interni e attacchi, doppia identità di alcuni vescovi, confusione nei rapporti fra Cina e Vaticano. E la mancanza di libertà religiosa. Sono alcune delle molte questioni irrisolte per la Chiesa cinese di oggi secondo il racconto di quattro preti. Pechino ha impedito la loro partecipazione al Simposio; le testimonianze lette da un attore.

Città del Vaticano (AsiaNews) - Controllo “militare” delle attività religiose e telecamere fisse in ogni chiesa per sorvegliare sacerdoti e fedeli; arresti, domicili coatti e detenzione di preti, cui si sommano problemi “interni” alla Chiesa, fra cui “gravi scandali morali dei superiori” e “attacchi vicendevoli fra fratelli”; e ancora, la “doppia identità” di alcuni vescovi (approvati dalla Santa Sede e con ruoli di leadership all’interno dell’Associazione patriottica), passando per l’annosa questione dei rapporti diplomatici fra Cina e Vaticano. Sono questi alcuni, fra i molti problemi, emersi nelle testimonianze di alcuni sacerdoti nel contesto del simposio “Cina: la Croce è rossa”, promosso questo pomeriggio da AsiaNews alla Pontificia Università Urbaniana.

I racconti di quattro sacerdoti - della Cina centrale, del Nord, dell’Est (appartenente alla comunità clandestina, e del Sud (ufficiale) - sono stati letti da Davide Ferrari, 34enne attore, regista e autore originario di Pavia. AsiaNews aveva esteso ai preti l’invito per partecipare al convegno; tuttavia, le autorità cinesi non hanno rilasciato i visti necessari, bloccandone di fatto la partenza. Essi non hanno voluto far mancare la loro voce al simposio, inviando una testimonianza scritta della loro esperienza pastorale.

Secondo un sacerdote della Cina centrale, la situazione della Chiesa cattolica locale “è sempre più complicata e difficile” e, seppur con alcune differenze fra diocesi, tutte “sono nella medesima barca, che è sotto il controllo del governo cinese”. Il potere politico cinese, aggiunge, ha “due aspetti contraddittori: […] vuole mostrare al mondo che in Cina vi è libertà e democrazia” ma “attua uno stretto controllo su quelli che esso vuole”. E “la Chiesa cattolica cinese è trattata come un oggetto che viene bloccato, controllato, spiato dal potere”.

Prima di ogni attività religiosa, prosegue il prete, pattuglie militari incrementano le forze di polizia, sacerdoti e vescovi vengono interrogati. “Se l’attività religiosa è importante e solenne, come un’ordinazione episcopale, essi bloccano strade e stradine e perfino quartieri residenziali”. E ancora, le “telecamere in ogni chiesa”, e i funzionari governativi “sorpresi ad andare in chiesa” che vengono poi penalizzati nella carriera. “Tutte le diocesi in Cina sono in questa condizione”. Vi sono poi prelati e sacerdoti “assorbiti nell’orizzonte del governo cinese” che dicono “sempre ciò che piace” alle autorità comuniste, e “alcuni vescovi e preti che indulgono nel mondo materialistico”.

Un sacerdote del Nord parla di sofferenze “esterne e interiori”: le prime sono “l’arresto, il domicilio coatto, l’essere tenuto sotto custodia, l’essere sottoposto a indottrinamento”; a queste si aggiungono le sofferenze interiori “derivate dalla situazione interna della Chiesa, cioè dai gravi scandali morali dei superiori e dagli attacchi vicendevoli tra fratelli”. Negli anni ’90 del secolo scorso “nel nostro animo c’era un forte desiderio di fede” mentre ora lo sforzo non è solo quello di ricostruire la comunità cristiana, ma vanno fronteggiate anche le intromissioni politiche. E se da un lato le difficoltà vissute fanno sperare in un accordo e a un riconoscimento diplomatico fra Cina e Vaticano, dall’altro “è troppo ingenuo e infantile” pensarlo perché Pechino “ha sempre inteso che la religione sia ‘cinesizzata’”.

Il sacerdote dell’Est, membro della comunità clandestina, racconta della “doppia identità” (approvazione della Santa Sede e incarichi nell’Associazione patriottica) con la quale si presentano alcuni vescovi. “Ai cattolici - spiega - che hanno veramente cura del rapporto con il Santo Padre e che amano di cuore la Chiesa, questi vescovi dalla doppia identità non piacciono. […] In altri posti, i vescovi al principio sono stati coraggiosamente fedeli, ma in seguito sotto pressione hanno abbandonato i princìpi, accettato compromessi, aderito all’Associazione patriottica, concelebrato con vescovi illegittimi”. Il punto cruciale, avverte, è che “nel Paese non esiste una vera libertà religiosa” e permane l’ambiguità fra rappresentanti della Chiesa clandestina ed esponenti della Chiesa ufficiale.

Infine, un sacerdote del Sud, della comunità ufficiale, descrive il “senso di alienazione” rispetto alla comunità sotterranea. E sebbene i sacerdoti non ricoprano “nessun incarico ufficiale […] dobbiamo sopportare il fatto di essere additati come ‘traditori’ e ‘sleali’”. In questo senso cita l’esempio di “mons. Taddeo Ma Daqin, che per molti anni ha avuto relazione con l’Associazione patriottica, ma che il 7 luglio 2012, alla sua ordinazione episcopale si è dimesso. Con la sua pubblica ‘uscita’, mons. Ma Daqin ha manifestato il comportamento della fede”. “I cinesi - conclude - hanno bisogno della fede, hanno bisogno della vera luce”.

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