21/10/2015, 00.00
VATICANO
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Sinodo: la famiglia è corresponsabile della missione della Chiesa e sui divorziati risposati intervenga il Papa

Missionarietà delle famiglie, preparazione al matrimonio, formazione dei sacerdoti, valore della indissolubilità, accoglienza e accompagnamento per le famiglie in difficoltà e per le persone omosessuali, matrimoni misti come valore nelle relazioni dei 13 circoli minori.

Città del Vaticano (AsiaNews) –  Missionarietà delle famiglie, preparazione al matrimonio, formazione dei sacerdoti, valore della indissolubilità, accoglienza e accompagnamento per le famiglie in difficoltà e per le persone omosessuali, matrimoni misti come valore. Sono alcune delle principali indicazioni fornite nelle ultime relazioni dei 13 Circoli minori, in vista della preparazione della relazione finale che verrà presentata e votata sabato prossimo. Spetterà poi al Papa decidere se renderla pubblica o meno.

“Partendo dal fatto che l’evangelizzazione è compito di tutto il popolo cristiano – scrive il gruppo italiano C - nel confronto tra i Padri, è emersa la necessità che le famiglie, in forza della grazia del sacramento nuziale, divengano sempre più soggetti di pastorale, espressione di una missione che si esprime tramite la vita concreta, non qualcosa di soltanto teorico ma esperienza di fede radicata nei problemi reali delle persone”. “La famiglia – si legge nella relazione del gruppo francese B – in quanto elemento costitutivo del corpo ecclesiale ha una responsabilità propria da assumere nei confronti delle altre famiglie, della comunità cristiana e della missione della Chiesa. La famiglia, soggetto di pastorale, è un attore a pieno titolo della evangelizzazione e deve essere riconosciuta come tale”.

Fondamentale, praticamente in tutte le relazioni, la preparazione al matrimonio. “Veramente importante – scrive il gruppo inglese A - è la preparazione delle coppie al matrimonio, come pure la loro formazione permanente e il sostegno. Questa formazione ha bisogno di avere fondamento nella teologia biblica, l'antropologia cristiana e gli insegnamenti della Chiesa. Di particolare nota è stata la nostra discussione su una corretta educazione sessuale basata su una comprensione autenticamente cristiana della sessualità. I programmi di educazione sessuale devono sottolineare la formazione della coscienza, il senso di responsabilità, il valore dell’autocontrollo, la modestia e la virtù della castità. Inoltre, è stato sottolineato il ruolo dei genitori nella educazione sessuale dei loro figli”.

Formazione che deve riguardare anche i sacerdoti. “Nella formazione dei futuri sacerdoti e religiosi – afferma il gruppo francese B – è importante permettere di avere una conoscenza concreta delle realtà famigliari e prendere reale conoscenza della complementarietà delle diverse vocazioni cristiane”.

E’ poi legato al tema della indissolubilità l’esame dei matrimoni in difficoltà

“Vogliamo ribadire in primo luogo – scrivono i francesi del gruppo A – l’attaccamento di tutti alla dottrina dell’indissolubilità del matrimonio. Accogliamo anche cone buona notizia la misericordia di Dio rivelata in Gesù Cristo e l’importanza accordata alla formazione della coscienza personale. Aggiungiamo che davanti a delle situazioni considerate irregolari, vogliamo che siano enunciate delle vie con le quale coloro che le vicono siano certi che un cammino, un accoglienza e un accompagnamento sono aprti. E infine che i vescovi, ognuno nella sua diocesi e nella comunione di tutta la Chiesa, sono chiamati a un discernimento responsabile”.

La questione, vista in particolare per ciò che riguarda i divorziati risposati, suscita opinioni anche molto diverse. Comuni i principi dell’accoglienza e dell’accompagnamento, differenti le opzioni successive. Per gli italiani del gruppo A “Rispetto della situazione di coloro che hanno sperimentato il fallimento del matrimonio i membri del circolo si sono trovati d'accordo sull'esigenza di affrontarle avendo particolare cura nel distinguere la varietà di situazioni, promuovendo comunque itinerari di fede, di riconciliazione e di integrazione nella comunità ecclesiale. Si è affermata l'importanza che questi itinerari comprendano un accurato e prudente discernimento pastorale sotto l'autorità finale del Vescovo; le Conferenze episcopali sono chiamate a maturare criteri comuni adeguati alle situazioni delle rispettive Chiese particolari”.

Ma, nel gruppo inglese A, “una maggioranza senza pieno consenso ha affermato che la pratica pastorale riguardante la ricezione del sacramento dell'Eucaristia da parte di coloro che sono divorziati e risposati civilmente non dovrebbe essere lasciata alle  singole conferenze episcopali. Fare ciò rischierebbe un danno per l'unità della Chiesa cattolica, la comprensione del suo ordine sacramentale e la testimonianza visibile della vita dei fedeli”. E un vescovo del gruppo inglese D “ha detto che la questione di ammettere alla comunione divorziati risposati, senza la nullità era una questione così vitale della sostanza dottrinale che poteva essere gestita solo da un concilio ecumenico e non da un sinodo”. Senza arrivare a tanto, numerosi gruppi hanno espresso la convinzione che la questione vada rimessa al papa. “La questione dell'accesso ai sacramenti, soprattutto l'Eucaristia – scrive ad esempio il gruppo spagnolo B - non può e non deve essere il centro o il punto focale di attenzione a queste situazioni. Siamo convinti che il meglio che possiamo fare è affidare al Santo Padre e non abbiamo dubbi sul fatto che egli può, con l'aiuto dello Spirito, indicare alla Chiesa e al mondo, la via”.

C’è chi, infine, propone la creazione di un apposita commissione di studio. Così il gruppo inglese B: “In materia di ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti, il gruppo richiederebbe che il Santo Padre, tenuto conto del ricco materiale emerso durante questo processo sinodale, preveda la creazione durante l'Anno Giubilare della Misericordia di una commissione speciale per studiare in modo approfondito i modi in cui le discipline della Chiesa che scaturiscono dalla indissolubilità del matrimonio si applicano alla situazione delle persone in unioni irregolari, incluse le situazioni derivanti dalla pratica della poligamia”.

Altro punto evidenziato dalla maggior parte delle Relazioni, quello del linguaggio: la Chiesa deve rinnovarlo trasformarlo da statico a dinamico, per rendere più accessibili a tutti i suoi insegnamenti, senza snaturarli, ed aprire così un nuovo dialogo con le famiglie. Ad esempio: per i divorziati risposati non si parli più di “esclusione” dal Sacramento eucaristico, bensì di “astensione”. E “alcuni padri – scrive il gruppo italiano A - hanno sollecitato l’attenzione sulla portata decostruttiva che possiedono oggi alcuni concetti inerenti al matrimonio e alla famiglia; per altri padri rimane prioritario, in un contesto secolarizzato, evitare linguaggi condizionati da una sensazione di assedio e comunicare il Vangelo con linguaggio permeato dalla speranza, che faccia leva sull’opera che il Signore sicuramente sta compiendo nelle persone, anche in quelle che vivono in situazioni familiari lontane dalla proposta cristiana”. E, infine, il gruppo italiano C che segnala “un’indebita pressione economico-legislativa per introdurre leggi che equiparano le unioni civili al matrimonio”.

Anche sul tema delle persone con tendenze omosessuali si registrano approcci diversi: fermo restando la necessità di accogliere tali persone senza discriminarle e la negazione di qualunque equiparazione col matrimonio e le unioni omosessuali. Il gruppo inglese A, in proposito scrive: “Abbiamo parlato dell'importanza della  attenzione pastorale verso le persone con tendenze omosessuali, con particolare attenzione alle famiglie in cui una persona con la stessa attrazione sessuale è membro. La Chiesa come Sposa di Cristo modelli il suo comportamento al Signore Gesù, il cui amore è offerto a tutte le persone senza alcuna eccezione. Genitori e fratelli dei membri della famiglia con tendenze omosessuali sono chiamati ad amare e accettare questi membri della loro famiglia con cuore indiviso e comprensione. Chiediamo al Sinodo di affermare e riproporre la totalità dell'insegnamento della Chiesa sull'amore e la castità”.

Ma c’è anche chi, come il gruppo inglese C registra che “alcuni pensano che la questione dovrebbe essere eliminata dalla discussione del Sinodo sulla famiglia” e che “è piuttosto importante una specifica riunione sulla questione”. “Ci è mancato il tempo – scrive il francese B – per riflettere sulla situazione delle persone omosessuali nelle nostre differenti società e sulle diverse dimensioni di una pastorale della Chiesa verso di loro”.

Molto discusso anche il tema dei matrimoni misti. In proposito, il gruppo inglese C sottolinea che essi “mentre presentano sfide, presentano anche grandi opportunità”. “La disparità di culto può presentare grandi sfide in alcune situazioni - a maggior ragione con alcune religioni - ma tali matrimoni possono anche essere un luogo importante di un dialogo interreligioso fondato sulla realtà. Questo è un valore in sé”. (FP)

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