27/10/2015, 00.00
SIRIA
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Siria, Papa fonte di speranza di pace: la voce delle famiglie (cristiana e musulmana) di Aleppo

AsiaNews ha incontrato due famiglie di Aleppo che raccontano la vita sotto la guerra e le speranze per il futuro. Nel Paese si combatte una guerra economica, alimentata dalla propaganda straniera. Musulmano siriano: la rivolta delle opposizioni è il “rancore di una banda di criminali”. Leader cristiano: una guerra per il profitto delle grandi nazioni. Francesco fonte di consolazione.

Aleppo (AsiaNews) - “Pace” per la Siria e la “sicurezza” dei suoi abitanti, lotta alle fazioni estremiste che hanno insanguinato il Paese alimentate dalla “propaganda dei media che sono contro la Siria”. E ancora, l’importanza delle parole e degli appelli di papa Francesco, fonte “di consolazione e di speranza” per un popolo che vive un “momento di angoscia”. È quanto raccontano ad AsiaNews due famiglie siriane di Aleppo, una cristiana e una musulmana, incontrate grazie alla comune conoscenza col vicario dei Latini, mons. Georges Abou Khazen, il quale ha organizzato l’intervista. Seppure di fedi diverse, queste due famiglie hanno voluto raccontare la vita sotto la guerra e confermare l’amicizia fra cristiani e musulmani, escludendo con forza che in Siria, oggi, sia in atto un conflitto etnico o confessionale. In realtà, l’elemento religioso è preteso per uno scontro che nasconde solo interessi economici e di egemonia nella regione mediorientale.

Accettando l’intervista, entrambi hanno chiesto però di mantenere l’anonimato per motivi di sicurezza, per questo useremo due nomi fittizi. La famiglia cristiana è guidata dal 45enne Giries Na’oum ed è composta da cinque membri, i due genitori e i tre figli; i vicini musulmani sono sei in tutto (quattro figli) e il capofamiglia è il 51enne Saleh A’kkad.

Descrivendo la quotidianità, Saleh parla di “condizione di panico permanente, a causa dei colpi di mortaio e delle bombe”. A questo si aggiunge, interviene Giries, “l’assenza prolungata di energia elettrica, la mancanza di acqua, la perdita della sicurezza e i problemi economici”. Il desiderio più grande, in questo contesto, è “il ritorno alla vita come era prima del 2011” data di inizio del conflitto, afferma il capofamiglia musulmano, il quale aggiunge che “la presunta rivolta delle opposizioni è solo il rancore di una banda di criminali”. Anche per la famiglia si aspetta “con impazienza” la fine della guerra, per “riprendere la vita quotidiana” nella “calma e serenità”.

In tema di convivenza fra cristiani e musulmani in Siria, le due famiglie confermano lo stretto legame di un tempo e che la guerra non ha (finora) spezzato. “Abbiamo sempre vissuto assieme ai cristiani - afferma Saleh - e non è possibile pensare a un Paese come la Siria senza i cristiani; vi è una fraternità molto forte fra di noi, che ci tiene uniti”. Gli fa eco Giries: “Siamo stati abituati a vivere assieme ai musulmani fin dalla nostra infanzia”.

In Siria, racconta il musulmano rivolgendosi ai cittadini di Europa e Stati Uniti, “non è in atto una rivoluzione, ma la distruzione programmata a tavolino” di un Paese. “Bisogna restituire la Siria al suo ruolo essenziale di nucleo per la convivenza reciproca fra tutte le comunità, in particolare fra i cristiani e i musulmani. Smettete - avverte - di credere alla propaganda dei media che sono contro la Siria, perché noi amiamo la nostra patria, il nostro presidente [Bashar al Assad] e ci opponiamo a un nome imposto dall’esterno”. In questo contesto egli plaude all’intervento della Russia, perché “potrà rendere la crisi meno lunga”.

“Noi vogliamo che i cristiani di tutto il mondo sappiano quel che sta succedendo in Siria e senza imbrogli” interviene Giries Na’oum. “Questa guerra è per il profitto delle grandi nazioni. Finora voi avete sottolineato l’emigrazione di più della metà dei cristiani di Aleppo e se la guerra continua non ci saranno più cristiani, perché tutti pensano di emigrare. Sarà dunque possibile aiutare quelli che restano ad Aleppo a viaggiare, in futuro? Questo è un aspetto cruciale da risolvere. Il nostro desiderio più grande è che qualcuno possa intercedere presso i vostri governi, perché si metta fine alla guerra”.

Entrambi auspicano “la convalescenza della patria, la cacciata dei suoi nemici”, il ritorno della “sicurezza di un tempo” per condurre “una vita di condivisione reciproca senza conflitti”.

In questo contesto è fondamentale l’opera di papa Francesco, la sola voce di pace e di giustizia in un mondo in cui sembra prevalere l’ideologia, il conflitto, il denaro e la ricerca del potere. “I messaggi del papa - conclude Saleh - sono fonte di consolazione e di speranza, anche perché qui in Siria noi, musulmani e cristiani, abbiamo sempre vissuto senza differenze o divisioni reciproche”. “In pochi parlano di pace - chiosa il leader cristiano - mentre papa Francesco la chiede in modo incessante e a voce alta. Egli esorta a far regnare la pace in Siria e in tutto il Medio oriente. Del resto la sua è una voce molto importante, che indica la sua vicinanza al popolo in questo momento di angoscia, sostenendolo nella sua vita quotidiana. Questo è fonte di speranza e di conforto per la gente”.(DS)

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