06/04/2016, 15.07
SIRIA
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Siria, al monastero di Mar Elian "lo Stato islamico ha causato una distruzione totale”

P. Iyad Ghanem, coordinatore Caritas, racconta le devastazioni alla chiesa, al monastero e al centro. I jihadisti hanno messo una bomba nella tomba del santo, facendo “saltare in aria tutto”. Al Qariatayn oggi è una città fantasma, ci sono mine e bombe inesplose. Serve una bonifica. Ma la “grande ferita” resta la fuga dei cristiani, servono “preghiera e misericordia”. 

Homs (AsiaNews) - La distruzione dell’area in cui sorge il monastero di Mar Elian “è totale”. All’inizio si pensava che i miliziani di “avessero colpito solo la tomba del santo”, mentre in realtà ci sono danni ovunque, “nella chiesa, nel monastero, il centro di accoglienza” per ospiti e pellegrini. A raccontare la situazione di al-Qaryatayn e del monastero di Mar Elian ad AsiaNews è p. Iyad Ghanem, coordinatore del progetti di Caritas Siria a Homs, nella cui diocesi è compresa la cittadina da poco liberata dai jihadisti. Il sacerdote ha contattato in queste ore mons. Philippe Barakat, procuratore del patriarca siro-cattolico, che ha visitato di persona la città e il monastero. E dalle sue parole emerge una realtà di “completa devastazione”. 

“Hanno messo una bomba nella tomba del santo - spiega p. Iyad - e hanno fatto saltare in aria tutto. Da una prima analisi sembra che la tomba e ciò che era contenuto al suo interno siano andati distrutti. La distruzione è totale, vogliamo dirlo con forza perché si tratta di uno dei siti più importanti e antichi della presenza cristiana in Siria”. 

Il monastero di Mar Elian sorge nella città di al-Qaryatayn (“I due villaggi”, in arabo), nel governatorato di Homs, nel centro della Siria, Paese martoriato da cinque anni di guerra civile che hanno causato 260mila morti e milioni di profughi. Ad agosto le milizie dello Stato islamico hanno conquistato l’area, causando gravissimi danni al monastero, che accoglie le reliquie dell’omonimo santo martirizzato dai romani per non aver abiurato la fede. Si tratta di un edificio del V° sec. d.C., che i jihadisti hanno abbattuto con ruspe e bulldozer, postando in rete un video dello scempio. I terroristi non hanno risparmiato nemmeno il cimitero della chiesa, devastando lapidi e croci. 

Il monastero è stato a lungo sotto la guida di p. Jacques Mourad, sacerdote della Chiesa siro-cattolica, sequestrato e detenuto per mesi dalle milizie dello SI. Un’esperienza durissima, che il religioso ha raccontato in una lunga intervista in cui ha ripercorso le fasi più drammatiche del sequestro, dove ha subito anche una finta esecuzione. Commentando a caldo le distruzioni, p. Mourad ha detto di provare “sentimenti di pena e di dolore”, aggiungendo che  “il silenzio è la miglior risposta” di fronte a questi drammatici avvenimenti. 

Al Qariatayn, 30mila abitanti di cui un migliaio cristiani, è stata a lungo simbolo di convivenza interreligiosa. Secondo la leggenda con l’arrivo degli arabi nella regione nel sesto secolo d.C. una delle due più importanti famiglie della città si è convertita all’islam, mentre l’altra è rimasta cristiana. Con l’obiettivo di proteggersi a vicenda da minacce e attacchi esterni. Oggi l’area è considerata un nodo strategico della provincia di Homs ed è ricca di giacimenti nel sottosuolo. Essa è stata riconquistata di recente dall’esercito regolare siriano, con l’aiuto dei raid aerei russi. 

Oggi al-Qaryatayn è una città fantasma, le vetrine dei negozi sono andate distrutte, gli edifici danneggiati o crollati per gli intensi combattimenti. Nella ritirata i jihadisti hanno portato con sé i prigionieri, alcuni dei quali cristiani. “Il governo impedisce alla gente di entrare - spiega p. Iyad - perché le strade sono piene di mine e bombe inesplose. Nella zona mancano elettricità e acqua potabile. E poco distante vi è una cittadina teatro di pesanti scontri fra milizie di Daesh [acronimo arabo per lo SI] ed esercito regolare. Non c’è sicurezza e servirà del tempo per bonificare l’area”. 

A dispetto delle devastazioni subite dal monastero e dalle zone circostanti, il sacerdote sottolinea però che “non abbiamo perso molte anime, la maggioranza delle persone, dei nostri fedeli è ancora viva e in salvo”. Per il resto “è risaputo che dove passa Daesh” poi restano solo “distruzione e macerie. Siamo addolorati per aver perso la tomba, il monastero, ma quello che ci rende davvero tristi è l’esodo dei cristiani, in particolare i giovani, dal Paese”. Le distruzioni “fanno male”, prosegue, ma la fuga dei fedeli “è molto peggio… questa è la nostra grande ferita”.  

“La chiesa si può ricostruire, il monastero riedificare - conclude il sacerdote - ma non vi è nulla di peggio della perdita dei giovani. In questo anno giubilare la Siria ha sempre più bisogno di misericordia e preghiera: chiediamo a tutti di pregare per noi perché si fermi la guerra, perché possiamo uscire da questa tomba in cui siamo precipitati, perché possiamo guardare in futuro a questi fatti con misericordia e consolazione. Cristo è risorto… ed è fonte di consolazione per noi”. 

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