26/01/2007, 00.00
CINA
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Solo una multa per la fabbrica che ha versato benzene nel Songhua

La ditta responsabile per il disastro ambientale del fiume Songhua nel 2005 (100 tonnellate di benzene nel fiume) subisce la sanzione massima di un milione di yuan. Ma un anno fa non è stata accolta la richiesta di farle risarcire 10 miliardi di yuan di danno ambientale.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Solo una multa di 1 milione di yuan (128mila dollari circa) per la Jilin Petrochemical Company, sussidiaria della statale China National Petroleum Corp, per l’inquinamento del fiume Songhua del novembre 2005. E’ la massima sanzione mai applicata alle imprese inquinanti, ma non sono state accolte le richieste di risarcimento del danno.

A seguito di un’esplosione nell’impianto, che ha anche causato 8 morti, sono finiti nel fiume Songhua, subito a valle della settentrionale città di Jilin, circa 100 tonnellate di benzene, altamente cancerogeno. Si è formata una massa d’acqua tossica lunga oltre 80 km. che per giorni è scesa lungo il fiume, avvelenandone le rive e togliendo l’acqua potabile a milioni di persone. Per giorni la notizia fu tenuta segreta ed emerse solo dopo che fu tolta l’acqua ad Harbin, città di 3,8 milioni di persone nell’Heilongjiang. Un’ondata di proteste investì i responsabili della ditta e le autorità che avevano celato la notizia. Il pubblico biasimo costrinse alle dimissioni l’allora direttore dell’Agenzia statale per la protezione dell’ambiente (Sepa), Xie Zhenhua. Wang Wei, vice sindaco di Jilin e responsabile della protezione ambientale, fu trovato morto nella sua abitazione il 6 dicembre 2005, il giorno dopo essere stato licenziato. La massa d’acqua inquinata arrivò fino in Siberia nel tratto russo del fiume chiamato Amur, che bagna la città di Habarovsk, creando proteste internazionali.

La Sepa ha ritenuto che la ditta ha violato le leggi per la protezione dell’ambiente e per la prevenzione e il controllo dell’inquinamento idrico e ha irrogato la massima multa possibile, ma molti ritengono la sanzione, stabilita nel 1989, ormai non più adeguata ai danni e agli interessi coinvolti. Ora sono più probabili anche azioni personali e di enti pubblici contro l’azienda per ottenere il risarcimento dei danni. Il professore Wang Jin dell’università di Pechino un mese dopo l’incidente ha proposto causa chiedendo alla ditta 10 miliardi di yuan per riparare il danno ambientale. La Corte non ha ammesso la domanda e ne è nato un dibattito su chi debba pagare i costi di bonifica ambientale.

All’inizio di gennaio Pechino ha previsto una spesa di oltre 13,4 miliardi di yuan (1,7 miliardi di dollari) per pulire il fiume Songhua e controllare l’inquinamento industriale entro il 2010. (PB)

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