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» 30/11/2005 11:29
CINA - GIORNATA MONDIALE DELL'AIDS
Sono 840.000 i malati di HIV in Cina

Ma il fenomeno è molto più esteso dei casi accertati. L'Oms prevede 10 milioni di casi per il 2010, se non ci sarà adeguata prevenzione. Scarse l'informazione e l'istruzione nelle zone rurali e per i lavoratori migranti. I deludenti risultati dovuti anche alla poca colleborazione dei governi locali.



Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Il governo cinese prosegue la battaglia contro il contagio per HIV e afferma che la situazione è "sotto controllo", anche se prevede un aumento dei contagi. Si confida in un'estesa campagna di informazione. Ma finora i governi locali hanno dato scarsa collaborazione. E' quanto emerge da dichiarazioni ufficiali, alla vigilia della Giornata mondiale contro l'Aids.

Wu Yi, vice premier cinese, il 28 novembre ha riconosciuto che sono accertati 135.630 malati per HIV alla fine di settembre, tra 50 e 60 mila in più del 2004, secondo i dati del Comitato per la prevenzione e la cura dell'Aids del Consiglio di Stato. Di questi, 31.143 hanno l'Aids. Ma il governo stima ci siano non meno di 840 mila casi di HIV e 80 mila di Aids. Peggiori le stime delle Nazioni Unite, che indicano tra 430 mila e 1,5 milioni di contagiati.

In una videoconferenza per gli operatori sanitari e i funzionari pubblici, Wu ha accusato le autorità locali di trascurare il problema e di non collaborare allo sforzo nazionale per la prevenzione e la cura. La situazione - ha detto - è "ancora grave", per la diffusa ignoranza e l'insufficienza di controlli e analisi. Ha criticato "il cieco ottimismo" di chi "crede che la situazione locale non sia grave" e di chi ancora "discute se debba distribuire preservativi, fornire metadone e siringhe pulite". Occorre, secondo Wu, una maggiore istruzione dei funzionari pubblici, ma anche una più ampia informazione sui media.

La trasfusione del sangue rimane un importante modo di contagio, pari al 23% dei casi, specie nelle aree rurali dove i contadini poveri vendono sangue. Ma la principale via di contagio - rivelano gli ultimi rapporti - è diventata lo scambio di siringhe tra tossicodipendenti (40,8 dei contagi). Il contagio per rapporti sessuali rappresenta il 9%, mentre per circa un altro 23% le ragioni sono "ignote", ma con probabilità dipendono sempre da rapporti sessuali.

Per anni Pechino ha negato la gravità del contagio, che si è diffuso negli anni '90 per l'assenza di cautele e analisi nella vendita di sangue (specie da parte dei contadini poveri) e nelle successive trasfusioni. Ma da anni ha riconosciuto la diffusione della malattia e la combatte. Dal 2004 la sanità pubblica fornisce cure gratuite ai malati di Aids e gli orfani di genitori morti per la malattia godono di istruzione gratuita. Lo scorso anno la tv ha mostrato il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao visitare e stringere la mano a malati di Aids e portatori di HIV in un ospedale di Pechino.

Per il 2005 il governo ha stanziato 800 milioni di yuan (circa 99 milioni di dollari Usa) per la prevenzione della malattia. Prevista una diffusa campagna di informazione e prevenzione, presso scuole superiori e università ma anche in molti villaggi rurali. Dal 1° dicembre - ha annunciato oggi Gao Qiang, ministro della Sanità - parte un programma di educazione per milioni di lavoratori migranti.

Nel 2004, secondo le Nazioni Unite, l'Aids ha ucciso tra 21 mila e 75 mila cinesi, soprattutto contadini poveri per i quali la malattia non è stata mai accertata. L'Organizzazione mondiale della sanità prevede che nel 2010 in Cina, se non ci sarà adeguata prevenzione, si avranno 10 milioni di persone affette da HIV. Più ottimista Gao, che conta di mantenere i contagi sotto 1,5 milioni. "La prevenzione dell'Aids - ha detto ieri Gao - è una questione collegata al benessere della popolazione, allo sviluppo economico, alla stabilità sociale e allo sviluppo o al declino del Paese". (PB)


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