19/06/2006, 00.00
SRI LANKA
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Sri Lanka: attentato a una chiesa cattolica, il vescovo accusa la marina

di Danielle Vella

Sabato alcune granate hanno danneggiato la parrocchia di Pesalai, piena di civili in cerca di un rifugio dalle violenze nella zona: una donna è morta. I militari accusano le Tigri tamil. Vescovo e cattolici locali: sono stati gli uomini della marina, "correvano per il villaggio con furia omicida".

Colombo (AsiaNews) – La marina militare dello Sri Lanka è accusata di essere responsabile dell'attacco a una parrocchia cattolica a Pesalai, nel distretto settentrionale di Mannar. Gli abitanti vi si erano rifugiati in seguito all'escalation di violenza tra ribelli e esercito.

Il 17 giugno, un manipolo di soldati ha lanciato una o più granate dentro la chiesa di Nostra Signora della Vittoria uccidendo una donna di 70 anni e ferendo più di 40 persone. Il portavoce dell'esercito ha indicato i ribelli del Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte) come colpevoli dell'attacco, ma il vescovo di Mannar, mons. Rayappu Joseph, non è d'accordo. "Non vi erano uomini delle Ltte quando i marinai governativi correvano per il villaggio con furia omicida".

Un sacerdote della diocesi contattato da AsiaNews ha detto: "secondo fonti attendibili, la granata è stata sicuramente lanciata dentro la chiesa da un membro della marina militare".

Quella stessa mattina vicino a Pesalai, a largo delle coste di Mannar, pesanti scontri tra forze della marina e Ltte hanno ucciso 30 persone tra i combattenti. Il sacerdote sottolinea che "la battaglia si stava svolgendo in mare, mentre i civili sono stati attaccati nella chiesa, che si trova vicino alla costa, ma non sulla spiaggia".

L'attentato alla parrocchia di sembra parte di una serie di violenze perpetrate dai militari a Pesalai e dintorni, che comprendono anche l'uccisione di 4 pescatori e la distruzione delle loro barche e capanne.

Di recente, soprattutto di notte, gli abitanti di Pesalai e altri sfollati delle zone circostanti hanno cercato rifugio nella chiesa di Nostra Signora della Vittoria, a causa delle crescenti violenze nella zona. Il 15 giugno, come rappresaglia per un presunto attentato delle Ltte alla stazione di polizia di Pesalai, la polizia ha bombardato il popoloso villaggio. Una delle case colpite apparteneva alla famiglia di p. Jeyabalan Cross, sacerdote della diocesi di Mannar. Egli ha riferito ad AsiaNews che dopo l'attacco la sua famiglia "era terrorizzata e da allora passa la notte in chiesa". "Perché – si chiede - sono sempre i civili ad essere vittime delle atrocità di alcuni militanti?".

P. Croos è parroco di Illupaikulam, distretto di Vavuniya confinante con quello di Anuradhapura, dove lo scorso 15 giugno sono morti 64 civili in quello che è ritenuto l'attentato più sanguinoso dalla firma del cessate-il-fuoco tra le parti nel 2002. Colombo ha fatto ricadere la responsabilità sulle Tigri tamil, che a loro volta si dichiarano estranee all'accaduto. Anche a Illupaikulam la gente ha paura. "Siamo vicini a un villaggio singalese – racconta p. Croos –  tutti temono possibili vendette e la notte quasi tutto il villaggio viene a dormire in chiesa".

Combattimenti si sono continuati a registrare in tutto il fine settimana; il bilancio delle vittime supera i 50 morti. Questa mattina il portavoce politico delle Tigri, S.P Thamilselvan, ha dichiarato che se il governo continua ad attaccare e bombardare il nord, i tamil si difenderanno con ogni mezzo a loro disposizione, compreso il terrorismo suicida, e colpiranno ovunque nell'isola, anche nella capitale Colombo. "Ho paura che la guerra inizierà prima di quanto ci aspettiamo" ha aggiunto p. Croos.

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