28/07/2015, 00.00
SRI LANKA
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Sri Lanka: l’interminabile ingiustizia verso le vedove di guerra

di Melani Manel Perera
Il Paese ancora affronta le conseguenze di una sanguinosa guerra civile tra governo e ribelli delle Tigri tamil. La vita da profughi, costretti a cambiare abitazione ogni volta che il governo espropria la terra. L’uso dei terreni confiscati per scopi turistici. La mancanza di istruzione per i minori, il facile accesso alle droghe. Dopo 100 giorni di governo Sirisena “ci aspettavamo qualcosa di meglio”.

 

Colombo (AsiaNews) - Dopo oltre 30 anni di sanguinosa guerra civile, “noi soffriamo ancora. Non esiste alcun piano per ricostruire le nostre povere esistenze di vittime di guerra. Abbiamo fatto degli sforzi di pacificazione che non hanno portato a niente. Chiediamo quindi il vostro sostegno per affrontare le difficoltà e ricominciare a vivere come esseri umani”. È il disperato appello di una vedova di guerra tamil che il 24 luglio scorso ha partecipato ad un incontro con rappresentanti diplomatici provenienti da diversi Paesi. Come lei, decine di altre donne vedove di guerra e madri di famiglia, provenienti dai distretti nord ed est dello Sri Lanka, hanno rivolto ancora un’accorata invocazione affinchè le loro sofferenze non siano dimenticate.

Per quasi trent'anni (1983-2009) l'isola è stata teatro di una sanguinosa guerra civile tra governo e ribelli delle Tigri tamil (Ltte), un’organizzazione in lotta per creare uno Stato indipendente nelle province nord ed est del Paese, a maggioranza tamil. Il conflitto etnico si è risolto con la sconfitta dei ribelli e uno scollamento interno alla popolazione, con la contrapposizione di un nord-est tamil povero e con oltre 200mila profughi, a un sud singalese ricco e prospero.

Raajini, donna tamil del distretto di Jaffna (nel nord), è stata costretta ad abbandonare la propria casa nel 1990, quando aveva 20 anni. Da quel momento ha vissuto come  rifugiata in più di cinque luoghi, sfollata insieme ai suoi bambini. “Ho perso la terra che mio padre mi aveva donato - racconta - a causa dell’occupazione da parte dei militari. Ma la cosa più triste è che le autorità l’hanno usata per scopi turistici. Questa è una cosa inaccettabile”.

Nemmeno l’elezione del nuovo presidente Maithripala Sirisena a gennaio di quest’anno, che ha sconfitto il “presidente assoluto” Mahinda Rajapaksa, ha risollevato le sorti delle vedove vittime di guerra, come racconta ad AsiaNews Asuntha Peiris. “Il precedente governo ha invaso la nostra terra e ci ha costretti a vivere una vita miserabile. Abbiamo affrontato tante difficoltà, senza acqua potabile, elettricità o servizi igienici nei campi profughi. Abbiamo chiesto aiuto così tante volte, ma nessuno ci ha ascoltato. Ora il governo attuale ha superato i 100 giorni dall’insediamento, ma i problemi sono rimasti gli stessi”, ha spiegato la donna alla delegazione di diplomatici.

Saahira Ismail, una donna musulmana del distretto di Ampara nell’est del Paese, ha riferito che le giovani donne rimaste vedove hanno subito molte violenze. Inoltre conferma che le terre fertili sono state utilizzate non per scopi di sicurezza nazionale, come annunciato dalle autorità, ma per sviluppare il turismo. “Che giustizia è questa? Ampara è un distretto agricolo. Ci sono risaie e la popolazione è impiegata nella coltivazione dei campi. A sei anni dalla fine delle guerra, ancora non ci sono state restituite e nostre proprietà”.

I bambini infine sono tra i più colpiti da questa situazione precaria: “Sono in pericolo a causa degli elefanti che vengono dalla giungla. Gli elefanti sono utilizzati per distruggere i ripari di fortuna, perciò i bambini hanno paura di notte e anche di giorno, quando camminano per le strade. Inoltre non esistono scuole e i minori non possono ricevere un’adeguata educazione, mentre purtroppo hanno facile accesso alle droghe perché nei villaggi si vendono ovunque”. “Ci aspettavamo qualcosa di meglio quando abbiamo votato questo presidente”, conclude un’altra donna.

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