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  • » 30/01/2018, 12.50

    GIAPPONE

    Sterilizzazioni forzate, donna fa causa al governo e chiede risarcimento



    È la prima causa contro il governo per via dell’Eugenic Protection Act. Lo Stato non chiede scusa e non prevede risarcimenti per i 25mila casi di sterilizzazioni fra il 1948 e il 1996. Secondo alcuni dati, più della metà erano minorenni quando furono sottoposti alla procedura. Potrebbe essere il primo di molti.

    Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Un risarcimento di 11 milioni di yen, ovvero circa 81.560 euro. È la richiesta avanzata da una donna che oggi ha denunciato il governo giapponese alla Corte distrettuale di Sendai. La donna della prefettura di Miyagi, che ora ha all’incirca 60 anni, era stata costretta da adolescente alla sterilizzazione forzata per via della sua disabilità intellettiva, come prevedeva l’allora vigente Eugenic Protection Act.

    Approvata nel 1948 e in vigore fino al 1996, la norma si poneva l’obiettivo di “prevenire la nascita di discendenti imperfetti”. Un dottore doveva determinare la necessità di un’operazione, che veniva poi confermata da un comitato a livello di prefettura. Per effettuare le operazioni chirurgiche forzate veniva permesso l'uso di restrizioni fisiche, anestesia e inganno.

    È la prima volta che il governo giapponese viene chiamato in giudizio per via delle sterilizzazioni forzate. La denuncia è stata deposta dalla cognata della donna, che ha vissuto con lei negli ultimi 40 anni.

    La donna aveva sviluppato disturbi mentali dopo un’operazione per il labbro leporino, e le era stata diagnosticato un disordine intellettivo all’età di 15 anni, nel 1972. In seguito, era stata sottoposta alla procedura di sterilizzazione per decisione di un comitato locale. L’operazione le aveva provocato problemi di stomaco e, secondo quanto riporta la documentazione legale, anche ad essere respinta dai propri pretendenti quando venivano a sapere della sua impossibilità ad avere figli.

    L’accusa allo Stato è di non aver previsto per legge misure di compensazione, nonostante le numerose violazioni dei diritti umani. Le autorità non hanno chiesto scusa né fornito risarcimenti per le 25mila persone che sono state rese sterili per via di disturbi mentali o di altro genere. Si pensa che 16.500 delle persone sottoposte alla procedura furono operate senza il loro consenso.

    Secondo alcuni dati forniti dal governo della prefettura di Miyagi, più della metà delle persone con disabilità sottoposte alla procedura di sterilizzazione erano minorenni. I dati provengono da registri fiscali inerenti al periodo 1963-1981, e rivelano che il 52% delle 859 persone sottoposte alla “operazione chirurgica eugenica” avevano meno di 20 anni. I più giovani di cui si ha notizia sono due bambine di 9 anni e un bambino di 10.

    Gli avvocati della donna sostengono che è “ovvio” che lo Stato debba risarcire le vittime, alle quali hanno rivolto l’appello a presentare ulteriori denunce. L’associazione legale della prefettura di Miyagi ha organizzato un call center informativo che sarà attivo a partire dal 2 febbraio. Alcuni avvocati a Sapporo, Tokyo, Osaka e Fukuoka forniranno informazioni sulla questione nella medesima giornata.

    Katsunobo Kato, ministro giapponese della salute, ha rifiutato di commentare e afferma di non aver ancora ricevuto alcuna notifica legale, aggiungendo di non essere intenzionato ad aprire un’indagine sulle conseguenze della legge (un’altra richiesta della querelante).

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