24/10/2008, 00.00
INDIA
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Suora violentata in Orissa accusa la polizia di essere “amica” degli stupratori

di Nirmala Carvalho
Per la prima volta dopo quasi due mesi, la religiosa testimonia in pubblico le violenze subite all’inizio degli attacchi fondamentalisti indù nel distretto di Kandhamal.

New Delhi (AsiaNews) – Affrontando il pubblico dopo due mesi di silenzio, suor Meena Barwa, stuprata dai fondamentalisti indù il 25 agosto scorso, ha letto una sua dichiarazione per chiedere giustizia. Suor Meena, 29 anni, è una delle prime vittime del pogrom contro i cristiani lanciato dai gruppi radicali indù nell’Orissa quasi due mesi fa. Oltre ad accusare gli assalitori, la religiosa, molto provata e in lacrime, ha accusato la polizia di essere troppo “amica” degli stupratori.

Sr Meena Barwa, dell’ordine religioso delle Servitrici, era impegnata al Centro pastorale  Divyajyoti  a K Nuagaon, nel distretto di Kandhamal, insieme a un sacerdote, p. Thomas Chellan (cfr. La Via crucis di p. Thomas in Orissa: Sono pronto a tornare e servire chi mi ha colpito). La suora è nata nel distretto di Sambalpur e ha preso i voti definitivi lo scorso aprile. Il 25 agosto scorso, insieme al sacerdote col quale lavorava al Centro, è stata presa, picchiata, denudata e fatta girare per il villaggio. Ad un certo punto i fondamentalisti volevano perfino bruciarla viva assieme al prete. Invece l’hanno violentata. Solo alla fine, in tarda serata, mentre continuavano ad essere ingiuriati e malmenati, sono stati liberati dalla polizia.

L’incontro con i media è avvenuto all’Indian Social Institute. Affianco alla suora vi erano alcune donne e il vescovo di Bhubaneshwar, mons. Raphael Cheenath e p. Dominic Emmanuel, portavoce della Conferenza episcopale indiana. Sr Meena era avvolta da uno scialle che le copriva la testa e il viso, lasciando liberi solo gli occhi per leggere la sua dichiarazione.

La suora ha ricordato che la polizia non credeva a quello che lei diceva e l’hanno perfino consigliata di non esporre denuncia contro le violenze. “Hanno fatto di tutto – ha detto sr Meena – per far sì che io non consegnassi loro la denuncia. Sono stata stuprata e non voglio essere compatita. Desidero un’inchiesta ufficiale”.

La testimonianza di sr Meena va a confermare molte testimonianze raccolte in questi due mesi sulla poca neutralità della polizia e sulla sua connivenza o silenzio nei confronti delle violenze dei fondamentalisti indù. La suora ha fatto notare che i poliziotti erano “molto amici dei violentatori”  e l’hanno perfino messa in guardia “sulle conseguenze” che si attirava nel fare denuncia. “Ho raccontato loro tutto: come sono stata attaccata, stuprata. Ma la polizia non mi ha aiutato… Hanno avuto perfino paura di accogliermi nella stazione di polizia”.

Mons. Cheenath ha commentato: “Voglio che la gente coinvolta in questi crimini venga allo scoperto e che sia fatta giustizia a sr Meena”.

La testimonianza della suora era necessaria, perché la suora fino ad ora non aveva voluto collaborare con la polizia, che le ha chiesto di riconoscere i suoi assalitori fra 9 arrestati per il fatto. Sr Meena, che da due mesi vive in uno stato di profonda prostrazione, si era rifiutata perché sfiduciata dall’atteggiamento tenuto dalle forze dell’ordine.

Mons. Cheenath ha detto: “La suora ha perso fiducia nella polizia dell’Orissa e non è motivata nell’assistere alle inchieste”.

Il gruppo che segue l’inchiesta ha detto di essere pronto a condurre il riconoscimento degli assalitori in Orissa o fuori dell’Orissa.

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