18/05/2009, 00.00
KUWAIT
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Svolta “rosa” in Kuwait, quattro donne elette in parlamento

Crisi economica e frequenti casi di corruzione segnano la svolta nell’emirato. L’ala fondamentalista perde consensi. Alla tornata elettorale ha partecipato solo il 10% della popolazione, gli stranieri e i discendenti non possono votare. La popolazione chiede “stabilità” e politiche finanziarie efficaci.
Kuwait City (AsiaNews/Agenzie) – Quattro donne ottengono un seggio in parlamento; battuta d’arresto dell’ala fondamentalista islamica, che perde consensi nel Paese; l’elettorato che manifesta il desiderio di stabilità politica e una linea economica incisiva, capace di garantire governabilità (tre elezioni e cinque governi negli ultimi tre anni) e di superare la crisi finanziaria mondiale. È quanto emerso dai risultati del voto per il rinnovo del parlamento, che si è tenuto sabato 16 maggio in Kuwait.
 
Il diritto di voto alle donne è stato introdotto nel 2005 ma, sinora, nessuna rappresentate femminile era riuscita a ottenere un posto nell’aula. L’elezione di quattro donne al Majlis al-Umma (Assemblea Nazionale) segna una svolta ulteriore: “è una vittoria per le donne del Kuwait ed è una vittoria per la democrazia del Kuwait” ha dichiarato la neo-eletta Aseel al-Awadi (nella foto). Le quattro neo-parlamentari sono: Massouma al-Mubarak, professoressa universitaria e prima donna a essere nominata ministro nel 2005; Rola Dashti, attivista per i diritti umani e la democrazia, tra le 20 donne più influenti del mondo arabo secondo la classifica stilata dal Financial Times nel 2008; Aseel al-Awadhi, professoressa di filosofia alla Kuwait University, eletta fra i candidati indipendenti; Salwa al-Jassar, attivista per i diritti delle donne e presidente della Ong Women’s Empowerment Center.
 
L’emirato del Kuwait è retto da una monarchia costituzionale, il trono è ereditario, l’emiro nomina il primo ministro, decide quando sciogliere le camere; la linea politica rimane di orientamento conservatore. Il primo parlamento è stato eletto nel 1963, due anni dopo la dichiarazione di indipendenza dal Regno Unito, raggiunta il 19 giugno 1961. L’emirato, prima nazione araba a dotarsi di una costituzione nel 1962, è però contraddistinto da un’estrema instabilità politica che, di fatto, ha frenato lo sviluppo economico; il Kuwait è il quarto esportatore mondiale di oro nero (i cui proventi rappresentano il 90% delle entrate), ma i frequenti casi di corruzione e lo scontro frontale fra parlamento e governo ha creato periodi di impasse politica. L’ultima crisi di governo risale al marzo scorso, quando il parlamento ha posto la sfiducia al premier – un nipote dell’emiro – per irregolarità fiscali e perché incapace di elaborare un piano di ripresa economico efficace per superare la crisi finanziaria.
 
Il Kuwait ha una popolazione di circa 3,4 milioni di persone, dei quali 2,3 milioni sono lavoratori stranieri. Gli elettori sono 384.790 – pari al 10% circa – di cui il 54% donne; agli immigrati e ai loro discendenti non è riconosciuto il diritto di voto, così come è molto difficile ottenere la cittadinanza nell’emirato. Un votante può esprimere fino a quattro preferenze per distretto elettorale; il Paese è suddiviso in cinque distretti, ognuno dei quali fornisce 10 parlamentari. Alle ultime elezioni si sono presentati 210 candidati, 16 dei quali erano donne.
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