19/11/2019, 08.59
ISRAELE - PALESTINA - USA
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Svolta Usa: gli insediamenti dei coloni non sono contrari al diritto internazionale

Per il segretario di Stato Pompeo lo status dell’area va “negoziato” e gli Usa hanno “aumentato le probabilità di pace”. Plaude Netanyahu: decisione che “corregge un errore storico”. Duri i palestinesi: rischi per “stabilità, pace e sicurezza”. L’Ue considera invariata la posizione in materia. 

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - L’amministrazione Usa guidata dal presidente Donald Trump ha impresso un’altra svolta radicale sugli insediamenti israeliani in Cisgiordania, considerandoli non più contrari al diritto internazionale. Annunciando la decisione, il segretario di Stato Mike Pompeo ha sottolineato che lo status dell’area va “negoziato” da israeliani e palestinesi “per trovare una soluzione a questo problema assillante” e che, con questa mossa, gli Stati Uniti hanno “aumentato le probabilità di pace”. 

Israele ha accolto con soddisfazione la notizia, che imprime una svolta radicale rispetto alle politiche del predecessore Barack Obama che, fra gli ultimi atti del suo mandato, non aveva opposto il diritto di veto a una risoluzione di condanna di Israele al Consiglio di sicurezza Onu. Per il premier israeliano uscente Benjamin Netanyahu, che in questi giorni rischia la formalizzazione dell’accusa di corruzione, la decisione “corregge un errore storico” e invita altri Stati a fare lo stesso. 

Durissima la risposta del fronte palestinese, con il capo negoziatore Saeb Erekat che parla di rischi per “la stabilità globale, per la sicurezza e per la pace”. Egli accusa gli Stati Uniti di voler sostituire il diritto internazionale “con la legge della giungla”. 

Gli insediamenti sono comunità abitate da civili e militari israeliani e costruite nei territori conquistati dopo la Guerra dei sei giorni del giugno del 1967, in Cisgiordania, a Gerusalemme Est, nelle Alture del Golan e nella Striscia di Gaza. Nel 1982 Israele si è ritirata dagli insediamenti nel Sinai dopo aver firmato l’accordo di pace (1979) con l’Egitto e nel 2005 l’ex premier Sharon ha ordinato lo smantellamento di 17 colonie nella Striscia di Gaza. Al momento le colonie - illegali secondo il diritto internazionale - si trovano a Gerusalemme Est, Cisgiordania e Alture del Golan. 

“Dopo aver analizzato con attenzione tutte le questioni legali inerenti la vicenda” ha sottolineato Pompeo, gli Stati Uniti hanno concluso che la creazione di “insediamenti civili israeliani in Cisgiordania non è, di per sé, incompatibile con il diritto internazionale”. E le posizioni tenute finora sulla controversia “non hanno funzionato e non hanno fatto avanzare la causa della pace”. 

Analisti ed esperti sottolineano che la mossa “pro-Israele” di Trump non è solo un assist a Netanyahu in un momento di evidente difficoltà, ma ha anche una ragione interna. In vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno (novembre 2020), l’inquilino della Casa Bianca conta di rafforzare il consenso fra i cristiani evangelici. 

A stretto giro di vite è arrivata la nota dell’Unione europea, che considera “invariata” la propria politica in tema di insediamenti israeliani i quali restano “illegali ai sensi del diritto internazionale” e minano “la fattibilità della soluzione a due Stati e le prospettive di pace duratura”. Hagit Ofran, leader del movimento israeliano anti-occupazione Peace Now, commenta con ironia: “[Trump] può dichiarare che la notte è giorno, ma questo non cambierà il fatto che gli insediamenti israeliani non sono solo illegali per il diritto internazionale, ma sono anche un enorme ostacolo alla pace e alla stabilità della nostra regione”.

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