30/04/2009, 00.00
LIBANO
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Télé-Lumière e NourSat per una “cittadella dei media” in Medio Oriente

di Fady Noun
Nel distretto amministrativo di Kesrouan il gruppo editoriale promuove un progetto ambizioso del valore di 150 milioni di dollari Usa. Esso si basa sul lavoro di volontari e contributi di finanziatori. I vescovi maroniti chiedono il pieno riconoscimento statale. Télé-Lumièere compete con giganti del calibro di Al Jazeera, che dispone di un budget di 23 volte superiore.
Beirut (AsiaNews) – Grazie all’iniziativa dell’emittente Télé-Lumière e del suo corrispettivo sul satellite NourSat, nella regione di Fatka, distretto di Kesrouan, nascerà una “cittadella dei media” di ispirazione cattolica. Essa sarà formata dai due grandi media audiovisivi della Chiesa, da una radio, una rivista e da portali di informazione su internet. Il sito di questo nuovo complesso, che si sviluppa su un’area 25 km quadrati, è stato donato dalla Chiesa maronita. Nel settembre scorso, durante la cerimonia di inaugurazione dei lavoro, il patriarca maronita card. Nasrallah Sfeir ha posato la prima pietra. Una prima stima dei costi di realizzazione si aggira intorno ai 150 milioni di dollari Usa.
 
Proprio per parlare di questo progetto e stabilire un accordo-quadro di cooperazione tra la gerarchia cattolica in Libano e il gruppo Télé-Lumière/NourSat, il 27 e il 28 aprile, si è svolta una sessione speciale dell’Assemblea dei patriarchi cattolici d’Oriente a Bkerké. Presieduta dal patriarca maronita, la riunione ha visto la partecipazione di altri tre patriarchi: Gregorio III dei Greco-cattolici, Nerses Bedros, degli Armeni e Ignace Youssef III dei Siro-cattolici, insieme a vescovi e superiori generali delle comunità cattoliche del Libano, oltre a membri del consiglio di amministrazione delle due emittenti televisive coinvolte nel progetto.
 
Nate negli anni ’90 su iniziativa di un gruppo di fedeli laici impegnati nel servire la Chiesa, Télé-Lumière e NourSat non sono televisioni come le altre. E, tanto per cominciare, esse non hanno fini commerciali, riescono a sopravvivere nonostante un budget limitato e la metà del personale offre un lavoro volontario, ivi compresi i membri del consiglio di amministrazione.
 
Avendo un bacino di utenza sempre più grande e in vista del progetto della “cittadella dei media”, è emersa l’urgenza di regolare i rapporti tra il gruppo e la gerarchia. Un regolamento che presuppone degli accordi sulla forma e la sostanza delle trasmissioni messe in onda, che siano al servizio del Vangelo e della “nuova evangelizzazione” in generale e, al tempo stesso, della pace e del radicamento dei libanesi e dei cristiani orientali nei loro Paesi di origine. Al fine di promuovere valori familiari e sociali, agli antipodi del relativismo etico che domina il mondo dei media.
 
La sessione che si è appena tenuta è stata troppo breve per raggiungere lo scopo; per questo è stato concordato un nuovo incontro per lavorare sull’accordo quadro. A tal fine è stata nominata una commissione formata da laici e religiosi, composta da tre vescovi – mons. Mansour Hobeika, Roland Aboujadoué e Georges Bacouni – e un laico, Antoine Saad, segretario generale del consiglio di amministrazione di Télé-Lumière. Per quest’ultimo, la nascita di Télé-Lumière in occasione della Pentecoste del 1990 e di NourSat due anni più tardi, insieme al lancio, in questi giorni, dell’ambizioso progetto della “cittadella dei media”, sono delle manifestazioni “della follia di Dio” che, secondo San Paolo, è “più saggio della saggezza degli uomini”. La sessione preliminare non è stata comunque infruttuosa, dato che Télé-Lumière e NourSat hanno ricevuto nuovi segnali di sostegno da parte della Chiesa cattolica in Libano.
 
Così, la gerarchia chiede che Télé-Lumière sia risarcita dallo Stato per i danni subiti durante la guerra del luglio 2006, nella quale sono andati perduti alcuni ripetitori tv; risarcimenti che lo Stato ha già garantito ad altri canali televisivi. Per di più, la Chiesa si sforza di ideare e promuovere dei mezzi per finanziare la costruzione della “cittadella dei media” tanto in Libano quanto all’estero, facendo ricorso alle diocesi della Chiesa cattolica orientale nei Paesi di emigrazione. Allo stesso tempo la Chiesa incoraggia le diocesi, gli ordini religiosi e i laici a comprare azioni di NourSat, al valore di 10 dollari Usa, o di finanziare l’acquisto o la costruzione degli uffici della nuova “cittadella dei media”. Per quanti desiderano aderire all’iniziativa, è possibile fare sottoscrizioni per prestiti bancari garantiti e finanziare in questo modo il progetto.
 
Inoltre, le scuole e le università cattoliche incoraggiano alunni e studenti a contribuire ai finanziamenti attraverso la campagna “un dollaro per pietra”. Le biblioteche scolastiche e universitarie saranno al contempo invitate ad acquistare dei film prodotti da Télé-Lumière. Sul piano legislativo, sarà lanciata una campagna mirata a dotare Télé-Lumière e NourSat di uno stato legale del quale al momento, in Libano, possono godere solo le televisioni di partito e commerciali. Eccezione alla regola, Télé-Lumière dispone della “benevolenza” delle autorità pubbliche, allo stesso titolo degli altri media religiosi musulmani.
 
Con un budget irrisorio a disposizione di 6 milioni di dollari Usa all’anno, Télé-Lumière è una scommessa che dura dal 1990, anno della sua creazione. Circa la metà dei suoi 120 impiegati è composto da volontari, ivi compresi i membri del consiglio di amministrazione. In confronto, la più piccola televisione libanese, Télé-Liban, di proprietà statale, dispone di un budget pari a 26 milioni di dollari; la più grande, la Lbci, ha un bilancio di 60 milioni di dollari. Sempre a titolo comparativo, la mega-emittente araba Al Jazeera ha a disposizione un budget annuale di 140 milioni di dollari! Nonostante tutto, grazie allo spirito di sacrificio dei suoi fondatori e alle donazioni, NourSat è ormai in grado di coprire i tre-quarti del globo terrestre.
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