04/09/2019, 17.09
MALAYSIA
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Tan Kong Beng: La politica, non la religione, divide i malaysiani

Parla il segretario esecutivo della Federazione cristiana, un organismo ecumenico. Il governo ha abbassato l’età per il voto da 21 a 18 anni: alle prossime elezioni vi saranno quasi 8 milioni di voti in più. “I partiti politici si scatenano per influenzare il maggior numero di persone”. I cristiani si distinguono per impegno nella promozione del dialogo con i musulmani. “Ma la domanda fondamentale è: 'Chi vuole dialogare con noi?'”.

Kuala Lumpur (AsiaNews) – La politica, non la religione, rischia di rompere l’equilibrio sociale della Malaysia, Paese a maggioranza islamica dove i confini tra le comunità etnico-religiose sono tracciati in modo saldo. Lo dichiara ad AsiaNews Tan Kong Beng, segretario esecutivo della Federazione cristiana della Malaysia (Cfm). Nato nel 1985, l’organismo ecumenico riunisce la Conferenza episcopale, il Council of Churches (Ccm) e la National Evangelical Christian Fellowship (Necf). In base al censimento del 2010, la Cfm rappresenta più di 2,62 milioni di cristiani malaysiani – il 9,2% della popolazione, che per oltre il 60% è di religione islamica.

Nelle ultime settimane, l’opinione pubblica malaysiana si è divisa su due temi in particolare. Il primo in ordine di tempo è l’introduzione di una grafia d’origine araba nei programmi didattici delle scuole elementari. Più di recente, gli appelli diffusi dai radicali islamici sui social media per il boicottaggio dei “prodotti non musulmani”. “Le polemiche – afferma Tan Kong Beng – sono cavalcate soprattutto da persone che si presentano come ‘paladini della religione e della tradizione’ e sfruttano il sentimento identitario per fini politici”. Di recente, il governo ha abbassato l’età per il voto da 21 a 18 anni. “Ciò significa che nelle prossime elezioni generali del 2023 si presenteranno alle urne circa 8 milioni di elettori in più. È evidente che questo è il momento in cui i partiti politici si scatenano nella corsa ad influenzare il maggior numero di persone”, sottolinea il segretario esecutivo della Cfm.

L’agenda politica di alcuni partiti d’opposizione trova sostegno nelle formazioni islamiste, sempre più presenti nella vita sociale dei malaysiani. “Le correnti dell’islam più conservatore di ispirazione mediorientale (come wahabismo e salafismo) – spiega Tan Kong Beng – sono presenti in Malaysia sin dagli anni ’80, quando le rivalità tra potenze sunnite e sciite hanno cominciato a dividere il mondo islamico. La Malaysia è finita sotto la sfera di influenza dei sauditi, motivo per cui i musulmani locali sono diventati sempre più tradizionalisti rispetto al passato. Questo spaventa tutte le comunità non islamiche. Va sottolineato però che il diritto alla libertà religiosa è sancito dalla Costituzione: l’islam è religione di Stato, ma tutti i gruppi possono professare la propria fede in pace ed armonia. Da qualche anno però, gli estremisti tentano di limitare i diritti delle minoranze: cristiani, taoisti, buddisti, indù e persino musulmani sciiti, ahmadi e quanti non sono sunniti”.

La comunità cristiana della Malaysia si distingue per impegno nella promozione del dialogo con i musulmani. “Cerchiamo – conclude Tan Kong Beng – di promuovere dialogo ed impegno. Ma la domanda fondamentale è: 'Chi vuole dialogare con noi?'. Le più alte autorità islamiche sono disposte a farlo? Non parlo solo a nome dei cristiani, ma di tutte le comunità religiose di minoranza. Un dialogo genuino e sincero implica che anche i musulmani ci vengano incontro. Noi ci mettiamo tutto l'impegno possibile, ma le nostre mani tese devono poter trovarne altre da stringere. Nei quartieri, sui luoghi di lavoro non viviamo un clima di divisione. Ma nelle alte sfere della politica vi sono persone che hanno interesse a metterci l'uno contro l'altro. Questo non accadrà. Non è facile spazzare via i messaggi di odio: dobbiamo lavorare duramente, essere disposti ad ascoltare e costruire ponti in tutti gli ambienti che viviamo”. (P.F.)

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