15/01/2019, 08.48
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Teheran, cure mediche negate: in sciopero della fame britannica di origini iraniane

Nazanin Zaghari-Ratcliffe ha annunciato che non assumerà cibo per 72 ore, ma la protesta potrebbe proseguire a oltranza. Le autorità carcerarie le avrebbero negato visite specialistiche per dolori al collo, braccia e gambe. Membro di una Ong caritativa, la donna è stata condannata a cinque anni di carcere per aver cercato di “rovesciare l’establishment religioso”. 

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Ha iniziato uno sciopero della fame di almeno 72 ore per protestare contro il trattamento in cella e il divieto di accesso a cure mediche Nazanin Zaghari-Ratcliffe, cittadina britannica di origini iraniane con doppio passaporto rinchiusa in un carcere di Teheran. La donna 40enne, project manager per la Thomson Reuters Foundation, è stata arrestata nell’aprile del 2016 nell’aeroporto internazionale della capitale mentre stava per rientrare a Londra assieme alla figlia, dopo una visita alla famiglia di origine. 

Ieri il marito Richard Ratcliffe ha annunciato l’inizio della protesta durante una conferenza stampa tenuta nella capitale del Regno Unito. “Nazanin mi ha chiamato questa mattina - ha sottolineato - dalla prigione di Evin, per confermarmi che ha iniziato lo sciopero della fame. Per ora durerà tre giorni” ma non è escluso che possa continuare se la situazione non dovesse cambiare. 

Dietro la decisione della donna, le condizioni cui sarebbe sottoposta in prigione: le guardie carcerarie le avrebbero negato cure mediche specialistiche per forti dolori al collo e intorpidimento delle braccia e delle gambe. 

Dai vertici carcerari e dalle autorità iraniane per ora non vi sono commenti ufficiali sulla vicenda.

I giudici hanno condannato Nazanin Zaghari-Ratcliffe a cinque anni di cella dopo averla riconosciuta colpevole di complotto nel tentativo di rovesciare l’establishment religioso iraniano. Una accusa respinta al mittente dalla donna, dai suoi familiari e dalla stessa Fondazione per la quale lavora, una Ong caritativa che opera in modo indipendente rispetto al gigante dell’informazione. 

Sulla vicenda è intervenuto in queste ore anche il ministro britannico degli Esteri Jeremy Hunt, che ieri ha convocato l’ambasciatore iraniano a Londra e ha chiesto che le siano garantite subito le cure mediche necessarie. “La sua perdurante detenzione - ha detto Hunt - è inaccettabile e il trattamento che le hanno riservato le autorità iraniane è inaccettabile”. Teheran risponde a tono, parlando di “inaccettabile” intromissione “negli affari interni”.

Londra ha avvisato tutti i cittadini britannici di origine iraniano a non compiere viaggi nel Paese di origine, se non strettamente necessario. Secondo stime di Human Rights Watch (Hrw), Teheran negli ultimi anni ha arrestato diversi cittadini con doppio passaporto.

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