30/10/2019, 08.32
IRAN
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Teheran libera sette detenuti politici, anche un cristiano convertito

La decisione improvvisa, senza un annuncio pubblico e chiarimenti. Torna libero il 34enne Ebrahim Firoozi, condannato per aver formato un gruppo cristiano per “disturbare la sicurezza nazionale”. Rilasciati dietro cauzioni “astronomiche” quattro giornalisti e due attivisti per i diritti dei lavoratori. 

Teheran (AsiaNews) - Le autorità iraniane hanno liberato dietro cauzione, e senza fornire alcuna spiegazione, sette detenuti politici, fra i quali vi è anche un convertito al cristianesimo arrestato per motivi di fede. Il rilascio è avvenuto il 26 ottobre scorso, ma la notizia è stata rilanciata solo in queste ore dagli attivisti del Center for Human Rights in Iran (Chri), secondo cui vi sono anche quattro giornalisti e due attivisti fra quanti hanno lasciato la cella. 

Fonti locali riferiscono che le liberazioni sono avvenute all’improvviso, senza un annuncio pubblico come è tradizione in questi casi e non è dato sapere nemmeno quale autorità abbia autorizzato un rilascio atteso a lungo. Il rilascio è stato inoltre condizionato al pagamento di una somma definita “astronomica” per un comune cittadino. Ignote le motivazioni per le quali altre persone, finite in prigione per lo stesso motivo, non abbiamo beneficiato del provvedimento e restino dietro le sbarre.

Fra le persone rilasciate dietro cauzione vi è il 34enne convertito al cristianesimo Ebrahim Firoozi, rilasciato dal carcere di Rajee Shahr, che sorge nella periferia occidentale di Teheran. Egli è stato condannato nel 2014 a cinque anni per aver “creato un gruppo [cristiano], con l’intenzione di disturbare la sicurezza nazionale”. Originario di Robat Karim, cittadina a poco più di 20 km a sud-ovest della capitale, egli avrebbe dovuto scontare altri due anni aggiuntivi in esilio nel villaggio di Sarbaz, in un’area remota della provincia del Sistan e Baluchistan. 

Gli altri sei sono stati rilasciati dietro pagamento di una ingente cauzione. Fra questi vi è la 25enne attivista e sindacalista Sepideh Qoliyan, rilasciata dalla prigione di Gharchak Prison a Varamin dietro pagamento di una somma attorno ai 335mila dollari. In passato la giovane aveva denunciato violenze e abusi subiti da lei e dai compagni di cella ad opera di emissari del ministero dell’Intelligence. La condanna a suo carico, comminata nel settembre scorso, era di oltre 18 anni. 

Qoliyan Ha ritrovato la libertà dopo aver interrotto uno sciopero della fame di quattro giorni, per protestare contro gli attacchi dell’Intelligence alla propria famiglia. Resta invece in carcere, senza spiegazioni, l’altro sindacalista, Esmail Bakhshi, anch’egli vittima di torture e abusi in cella. 

Libera anche la femminista e sindacalista Atefeh Rangriz, 31 anni, che ha potuto lasciare la prigione di Evin, a Teheran. Laureata in sociologia, la donna era stata condannata a 11,5 anni di carcere e 74 frustate con l’accusa di  “assemblea e collusione contro la sicurezza nazionale” oltre al “disturbo dell’ordine pubblico”. 

Rilasciata dietro pagamento di una somma di oltre 237mila dollari anche la giornalista Marzieh Amiri, del quotidiano riformista Shargh. La cronista era stata fermata il primo maggio scorso in occasione delle manifestazioni di protesta in concomitanza con la festa internazionale del lavoro. Anche lei avrebbe dovuto scontare 11,5 anni e 74 frustate. La donna deve comunque, come altri, affrontare il processo di appello e in caso di condanna dovrà comunque tornare per almeno sei anni dietro le sbarre della prigione. 

Altri due giornalisti, Amirhossein Mohammadifard e la collega Sanaz Allahyari, arrestati per le cronache sulle proteste di inizio anno represse con la violenza, sono usciti dal carcere pagando una somma di poco superiore ai 200mila dollari. Tuttavia, altri colleghi arrestati insieme a loro restano a tutt’oggi in prigione. 

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