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  • » 31/08/2017, 10.24

    IRAQ

    Telaafar , la caduta del Califfato di Daesh in Iraq



    Conquistata l’ultima roccaforte dello Stato islamico. Almeno 500 miliziani hanno cercato di fuggire. Molti sono stati uccisi dall’esercito irakeno; altri, protetti da mafie locali o contadini, si sono nascosti o sono stati trasportati altrove. Storie raccapriccianti di bambini e bambine prigionieri dell’Isis. Una camera di tortura per donne a Saad.

     

    Baghdad (AsiaNews)- Con la caduta di Al Ayadiyya situata a nord  di Telaafar si chiude in Iraq il capitolo sanguinario dell’ Isis, con la Piana di Ninive ormai del tutto liberata dal terrorismo islamico. Due giorni fa il commando militare iracheno aveva dato notizia di aver ucciso il Wali del Califfato ( Prefetto)  di Talaafar mentre fuggiva verso il deserto siriano, e non rimanevano nel Paese che pochi combattenti islamici fuggiti da Telaafar ed arroccati ad Al Ayadiyya, ultima roccaforte di Daesh in Iraq. 

    Secondo nostre fonti, circa 500 combattenti di Daesh hanno tentato di fuggire a bordo di veicoli, rompendo l’accercchiamento e scappando verso il nord-ovest. La loro fuga è stata fermata dagli elicotteri dell’esercito iracheno che ha lasciato sul terreno oltre 200 morti tutti miliziani. Fallito il tentatvo di fuga  si è appreso che molti combattenti islamici erano comunque riusciti a fuggire pagando cifre esorbitanti a mafie locali e passanti che li hanno portati lontano, o nascosti presso i contadini della zona. Nelle tarde ore del pomeriggio di ieri il commandante iracheno dell’operazione “Ninive stiamo venendo” aveva annunciato di aver preso il controllo totale anche di Kolabash, a 6 km ad ovest di Al Ayadiyya. Decine di famiglie tenute in ostaggio e usati come scudi umani, lasciati soli dopo la fuga dei terroristi, sono stati portati in salvo dall’esercito verso campi profughi allestiti all’uopo. Le storie raccontate dai sopravvisuti alla schiavitù di Daesh, soprattutto quelle di bambine e bambini, sono  raccapriccianti.

    L’ultimo colpo di coda di Daesh in Iraq è avvenuto due giorni fa: due veicoli imbottiti di esplosivi e guidati da due terroristi suicidi provenienti da Bukamal, al confine con la Siria, sono stati neutralizzati e fatti esplodere dai militari iracheni prima di poter nuocere. Un comunicato del commando militare iracheno del Nucleo dei Falchi parlava anche dell’uccisione nello stesso giorno di 94 combattenti dei terroristi islamici di Daesh.

    Alla fine della giornata di ieri la polizia federale stava rastrellando territorio di Al Ayaddiya in cerca dei combattenti svaniti nel nulla. In un distretto desertico, senza foreste né boschi, ci si chiede dove siano finiti circa 300 combattenti dell’Isis. L’unica loro via di salvezza sarebbe quella situata a nord, verso i territori controllati dai Peshmerga curdi. La stampa irachena si chiede se non ci sia stata una connivenza, o almeno una svista volontaria da una parte dei Peshmerga curdi.

    Quello che conta è che da ieri Daesh non ha più neanche più un solo metro quadrato del territorio che aveva dichiarato essere il “Califfato”, con tanto di tribunali della shariaa, di moneta locale, di passaporti e bandiera nera.

    Un carcere per donne  scoperto dalle forze liberatrici irachene nel quartiere di Saad  ha rivelato se ancora necessario  il terrore e i segni dei trattamenti ivi perpetrati: sale di torture e tutte le celle collegate con telecamere; indumenti femminili macchiati di sangue; strumenti di torture in ferro ed in vetro sono tante testimonianze  della faccia oscura di questo luogo, dove sentimenti umani e dignita umana erano stati calpestati e seppelliti. (PB)

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