03/03/2016, 13.26
THAILANDIA
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Thailandia, la spesa educativa più alta al mondo, ma senza risultati. Qualche soluzione

Supachai Panitchpakdi, ex direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio: “Il sistema è un fallimento totale”. Fonte cattolica: “Le scuole gestite dalla Chiesa forniscono dignità allo studente singolo, sviluppando la sua capacità critica. Non basta insegnare la lezione e basta, ci vuole un educazione a tutto tondo”.

Bangkok (AsiaNews) – La Thailandia è il Paese che spende di più al mondo nell’educazione (il 4% del Pil, il 20% del budget del governo) ma è agli ultimi posti della graduatoria per qualità dell’educazione. Lo ha detto Supachai Panitchpakdi, ex direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio, intervenendo ad un seminario dal titolo “Un’università per il 21mo secolo”. Il famoso economista ha descritto come “un fallimento” l’intero sistema educativo thailandese, incapace di gestire gli enormi finanziamenti e di rendersi competitivo a livello internazionale. AsiaNews ha chiesto ad una fonte cattolica, impegnata in ambito educativo, di commentare il dato.

“Le cause di questo fallimento – afferma la fonte – sono molto ampie e riguardano sia lo Stato che le famiglie. Da un lato i ragazzi sono sempre meno concentrati sullo studio, distratti dalla tecnologia e da mille informazioni che vengono dimenticate subito. Inoltre, le scuole organizzano troppe attività che non hanno a che fare in modo diretto con l’apprendimento. È difficile dire un motivo soltanto: ci sono una serie di fattori che suggeriscono che non basta aumentare i finanziamenti per avere risultati”.

Un altro grave aspetto del sistema, continua, “è il dislivello enorme che si è creato fra Bangkok e le periferie rurali. Le scuole di campagna abbassano molto la media nazionale. C’è da dire, però, che la Thailandia ha fatto molti passi in avanti nella copertura educativa: ci sono molte più scuole ora, diffuse in tutte le regioni. Anche nei villaggi più piccoli c’è almeno la scuola elementare. Dall’altra parte, però, il livello di qualità rimane basso”.

Per comprendere quanto sia in difficoltà la scuola thailandese, la fonte cita un recente sondaggio, secondo cui “su otto materie valutate, solo in lingua thailandese i ragazzi superano la sufficienza. In tutte le altre materie sono sotto lo standard internazionale”.

“In Thailandia – afferma la fonte – non è scontato che le scuole pubbliche siano meglio di quelle private. Ci sono delle scuole cattoliche, gestite dalle suore e dalle diocesi, che ricevono aiuti statali in rapporto al numero degli studenti. Per esempio, gli istituti gestiti dai fratelli di San Gabriele sono rinomati e hanno strutture molto belle e di qualità”.

In questa situazione di emergenza educativa, la Chiesa può dare il suo contributo partendo dal “considerare la persona come persona. A volte i ragazzi vengono inseriti in classi immense, tutti vestiti uguali e con grande disciplina. Nelle scuole cattoliche invece si cerca di valorizzare il singolo e di stimolare la capacità critica dei ragazzi, la capacità di argomentare. Gli stessi thailandesi dicono che la loro educazione è a senso unico, volta a imparare la lezione e basta”.

La sfida più grande che affrontano gli istituti cattolici, conclude la fonte, “è quella di coniugare l’alta qualità educativa con l’attenzione agli ultimi. Da una parte bisogna avere strutture super-moderne per attirare studenti, dall’altra le famiglie ricche non vedono di buon occhio la presenza di troppi studenti tribali o poveri. Il governo poi chiede alle scuole di allinearsi, secondo direttive che non sempre sono condivisibili. La Chiesa cerca di ovviare a questa situazione finanziando, con i proventi delle scuole, progetti di altre strutture educative più vicine alle fasce povere o ai malati”.

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