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  • » 31/05/2017, 12.32

    CINA

    Tiananmen, 4 giugno: continua la repressione di Pechino sugli attivisti pro-democrazia



    A 28 anni dalla sanguinosa repressione del movimento democratico molti esponenti sono ancora in carcere o sotto processo. Essi subiscono pene più pesanti degli altri prigionieri. Per le autorità sono “recidivi” che operano con finalità “politiche”. L’elenco degli attivisti nel mirino di Pechino.

     

    Pechino (AsiaNews/Chrd) - A 28 anni di distanza dalla sanguinosa repressione del movimento democratico ad opera del governo cinese, molti partecipanti alle proteste del 1989 sono tuttora detenuti o incarcerati per aver proseguito la loro campagna a favore dei diritti umani, dello Stato di diritto e delle riforme in chiave democratica. Questi individui hanno ricoperto un ruolo di primo piano o si sono uniti alle proteste del 1989 come giovani studenti, professori, giornalisti, scrittori e operai.

    Alcuni hanno dovuto scontare periodi detentivi per il loro ruolo nel movimento e hanno ripreso le loro attività pro democrazia e diritti umani dopo il rilascio. Le punizioni per quanti hanno partecipato alle proteste del 1989 sono spesso più pesanti rispetto a quelle degli altri prigionieri, perché le autorità li trattano come “recidivi” con “motivazioni politiche” che li spingono a sfidare la legittimità dello Stato autoritario retto dal partito unico [comunista].

    L’ultimo caso noto di attivista arrestato per aver partecipato alle proteste di piazza Tiananmen è quello di Miao Deshun (苗德顺), che sarebbe stato rilasciato nell’ottobre del 2016 dopo aver trascorso in carcere gli ultimi 27 anni. Sebbene Miao dovrebbe oggi godere della “libertà”, il governo non ha voluto rendere pubblica la sua sorte, così come le autorità continuano la loro attività di censura di fronte agli eventi del 1989.

    Ogni anno, in concomitanza con l’anniversario dei fatti di piazza Tiananmen, il governo assume numerosi provvedimenti per impedire ai cittadini di commemorare le vittime del 4 giugno, sia a livello di singoli individui, che in rete, nei confronti dei gruppi organizzati e nel caso di manifestazioni pubbliche di cordoglio. In questo periodo, la polizia cinese è solita convocare diversi attivisti per interrogatori, imporre loro viaggi forzati, metterli agli arresti domiciliari, in regime di fermo amministrativo o penale. La politica governativa finalizzata alla cancellazione delle proteste pro-democrazia di Tiananmen, e della successiva repressione, dai libri di testo e dalle discussioni pubbliche ha portato a una amnesia collettiva in merito a quella fase critica della storia della Cina fra le giovani generazioni di oggi. Molti degli ex partecipanti al movimento del 1989 perseguitati per il loro attivismo si sono sforzati, nel contesto del loro impegno nella lotta per i diritti, di mantenere viva la memoria delle vittime, sostenere la battaglia dei loro familiari alla ricerca della giustizia, e chiesto al governo di avviare indagini sui massacri e risarcire i familiari delle vittime.

    Il Chrd (Chinese Human Rights Defender) chiede dunque al governo cinese di: mettere fine al blocco delle discussioni pubbliche e delle commemorazioni delle vittime del massacro di Tiananmen; consentire una indagine indipendente e consegnare alla giustizia i responsabili del massacro; mettere fine alla perdurante politica di repressione verso la società civile e gli attivisti pro diritti umani; liberare gli attivisti pro diritti umani dalle prigioni, dal regime detentivo, dalla libertà vigilata, dall’obbligo di residenza coatta, e sospendere le pene inflitte. 

    Il Chrd ha documentato 22 casi che coinvolgono leader della protesta e partecipanti ai moti del 1989, che sono ancora oggi incarcerati o detenuti in Cina, per il loro attivismo post-Tiananmen:

    In regime detentivo (16, in ordine cronologico di arresto):

    - Lo scrittore del Jiangsu Yang Tongyan (杨同彦), condannato a 12 anni di carcere nel 2006 per la sua attività politica. Egli è stato incarcerato per 10 anni per aver partecipato al movimento del 1989.

    - Il membro del Partito democratico cinese Xie Changfa (谢长发), dello HUnan, che sconta 13 anni di galera inflitti nel 2009 per il suo lavoro all’interno del partito. Egli ha trascorso due anni in un campo di rieducazione attraverso il lavoro per aver sostenuto il movimento del 1989.

    - Il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo (刘晓波), di Pechino, condannato a 11 anni di galera nel 2009 per aver guidato il movimento “Charta ’08”. Assistente universitario nel 1989, egli è stato imprigionato per 18 mesi per aver preso parte al movimento del 1989.

    - Il membro del Partito democratico cinese Liu Xianbin (刘贤斌), del Sichuan, che deve scontare 10 anni di carcere inflitti nel 2011 per la sua attività. Egli ha trascorso 30 mesi in prigione per aver partecipato al movimento del 1989.

    - L’attivista del Sichuan Chen Wei (陈卫) condannato a nove anni nel 2011 per la sua attività a favore dei diritti umani. Studente nel 1989, Chen è stato arrestato dopo il 4 giugno e rilasciato nel 1991.

    - L’attivista del Guizhou Chen Xi (陈西) in carcere per una condanna a 10 anni inflitta nel 2011 per la sua attività pro diritti umani. Egli ha scontato tre anni di carcere per aver partecipato ai moti del 1989.

    - Lo scrittore Zhu Yufu (朱虞夫), di Hangzhou, nel 2012 condannato a sette anni per la lotta pro democrazia e diritti umani. Egli ha preso parte al movimento del 1989 mentre lavorava ad Hangzhou.

    - Il poeta Li Bifeng (李必丰) del Sichuan, 10 anni di galera inflitti nel 2012per il suo attivismo. Egli ha trascorso in precedenza cinque anni in prigione per il suo ruolo nel movimento del 1989.

    - L’attivista dello Xinjiang  Zhao Haitong (赵海通) è stato condannato a 14 anni nel 2014 per la sua attività a difesa dei diritti umani. Egli è stato imprigionato una prima volta in seguito ai tragici fatti del 1989.

    - L’attivista del Guangdong Guo Feixiong (郭飞雄) che sta scontando sei anni di carcere inflitti nel 2015 per la sua opera a favore dei diritti umani. Guo ha partecipato al movimento del 1989 in qualità di studente a Shanghai.

    - Il monaco buddista  Wu Zeheng (吴泽衡) nel 2015 condannato all’ergastolo per aver rivendicato la libertà religiosa. Leader studentesco nel 1989, Wu è stato condannato nel Guangdong e sta scontando la pena nello Xinjiang.

    - L’attivista  Tang Jingling (唐荆陵) del Guangdong, condannato a cinque anni nel 2016 per il suo attivismo. Tang ha partecipato al movimento del 1989 quando era ancora uno studente.

    - Il monaco buddista  Sheng Guan (圣观, aka Xu Zhiqiang, 徐志强), condannato a quattro anni nel 2016 per aver esercitato il proprio diritto di libertà di parola e di assemblea. Xu è stato incarcerato per un anno dopo aver partecipato al movimento del 1989 mentre era uno studente nello Xi’an.

    - Il membro del Partito democratico cinese Chen Shuqing (陈树庆) dello Hangzhou, condannato a 10 anni e mezzo nel 2016 per la sua attività pro diritti umani. Nel 1989 Chen ha partecipato al movimento quando era ancora uno studente universitario.

    - Il membro del Partito democratico cinese  Lü Gengsong (吕耿松) sta scontando una condanna a 11 anni inflitta nel 2016 per la sua attività pro-democrazia. Lü era un insegnante nello Hangzhou, cacciato nel 1993 per il suo sostegno al movimento democratico.

    - L’attivista del Sichuan  Chen Yunfei (陈云飞) condannato a quattro anni nel 2017 per aver organizzato una cerimonia di suffragio delle vittime del 4 giugno. Chen ha partecipato nel 1989 al movimento come studente all’università di Scienze agrarie di Pechino.

    A processo e in attesa di verdetto (1):

    - Le autorità del Guangzhou hanno rinviato a giudizio l’attivista Liu Shaoming (刘少明) nell’aprile del 2016 con l’accusa di aver “fomentato la ribellione” verso l’autorità statale, in una serie di articoli postati in rete e dedicati ai fatti del 1989. Liu ha trascorso un anno in carcere per aver partecipato alle dimostrazioni del 1989.

    In carcere in attesa di processo (2):

    - Le autorità di Chongqing nel maggio 2016 hanno arrestato l’attivista Jiang Yefei (姜野飞), perché sospettato di attività “sovversive verso i poteri dello Stato” e per aver “organizzato altre attività illegali” lungo i confini dopo essere stato deportato dalla Thailandia nel novembre 2015, e nonostante avesse ricevuto lo status di rifugiato dall’Onu. Egli ha partecipato come studente al movimento del 1989.

    - L’attivista del Sichuan Chen Bing (陈兵) è stato indagato nell’aprile 2017 assieme ad altre tre persone con l’accusa di “incitamento alla sovversione” nei confronti del potere dello Stato. Egli avrebbe contribuito alla produzione e diffusione di bottiglie di vino che alludevano alla memoria del 4 giugno. Chen era uno studente a Nanchong, nel Sichuan, e ha partecipato al movimento del 1989. Egli è fratello gemello di Chen Wei (vedi sopra).

    Condannati e in libertà vigilata o con pena sospesa (3):

    - La celebre giornalista  Gao Yu (高瑜) sta scontando una condanna a cinque anni al di fuori della prigione di Pechino, dopo aver ricevuto un permesso medico nel novembre del 2015. In un primo momento aveva ricevuto una condanna a sette anni nell’aprile 2015 per aver chiesto libertà di stampa. Gao si è unita alla protesta del 1989 e ha scritto diversi articoli di critica sulla repressione governativa, per questo è stata arrestata due volte in passato e ha già scontato sei anni di galera.

    - L’avvocato pro diritti umani con base a Pechino  Pu Zhiqiang (浦志强) ha ricevuto una condanna a tre anni (sospesa) nel dicembre 2015 ed è stato privato della licenza di esercitare, in seguito alla condanna. In base alla sentenza, egli è oggetto di supervisione, deve riferire alla polizia delle sue attività e rischia in ogni momento di essere rispedito in prigione. Egli era uno dei leader studenteschi nel 1989 e ha preso parte allo sciopero della fame di piazza Tiananmen.

    - L’attivista con base a Pechino Zhai Yanmin (翟岩民) ha ricevuto una pena (sospesa) a tre anni nell’agosto 2016 nel contesto della “Repressione 709” contro avvocati pro diritti umani e loro sostenitori. Egli è costretto a indossare un braccialetto elettronico che ne traccia gli spostamenti e la sua libertà di comunicazione e movimento è sottoposta a pesanti restrizioni. Se le autorità lo decidono, egli può finire in qualsiasi momento in prigione in base a presunti crimini commessi. Zhai ha aderito, da studente, al movimento del 1989.

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