08/10/2013, 00.00
TIBET - CINA
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Tibet, arrestati 40 manifestanti che protestavano contro la bandiera rossa

La contea di Diru di nuovo teatro di scontri fra le autorità comuniste e la popolazione. Il villaggio di Mowa si ribella all'obbligo di esporre il vessillo cinese al posto delle bandiere di preghiera e viene caricata dalla polizia. Studenti in sciopero contro le espulsioni per i figli dei dimostranti.

Lhasa (AsiaNews) - Le autorità comuniste della contea di Diru hanno arrestato circa 40 tibetani che avevano protestato contro il linciaggio degli abitanti del villaggio di Mowa, "colpevoli" di non aver esposto la bandiera rossa sui propri tetti. Gli arresti, insieme al rinnovato vigore delle campagne politiche contro il "pensiero tibetano", inaspriscono ancora di più i rapporti fra la comunità tibetana e il governo centrale di Pechino.

Gli incidenti sono esplosi lo scorso 28 settembre, quando per circa 3 ore i poliziotti cinesi si sono scontrati con la popolazione del villaggio di Mowa, nella contea di Diru. Gli agenti cercavano di applicare la politica dei "Nove obblighi", ovvero una lista di azioni e oggetti che la popolazione tibetana deve avere o compiere: fra questi c'è la bandiera cinese, che per legge deve essere issata su tutti i tetti. L'area è però quella per tradizione riservata alle bandiere per la preghiera: la popolazione locale ha buttato i vessilli rossi nel fiume scatenando la reazione delle autorità.

Subito dopo questi primi scontri, circa 40 tibetani provenienti dai villaggi vicini - Takhla, Baro, Neshod e Taring - si sono presentati davanti agli uffici della pubblica sicurezza per protestare contro l'uso della violenza. In risposta sono stati arrestati e di loro per il momento non si sa nulla.

Ignoto anche il numero dei feriti durante le violenze: il Tibetan Centre for Human Rights and Democracy riporta, senza però poter confermare, le voci di una sparatoria sul campo contro tibetani disarmati. Il giorno dopo questi fatti, più di mille persone hanno lanciato uno sciopero della fame di 24 ore per chiedere il rilascio degli arrestati e la fine della "campagna delle bandiere".

Sempre il 29 settembre oltre 4mila studenti delle scuole primarie e medie della contea hanno protestato contro la minaccia di espulsione nei confronti dei figli dei manifestanti. Dopo aver lasciato gli edifici scolastici, al cui interno sono rimasti solo i 60 bambini di etnia han figli di funzionari locali, si sono spostati verso il palazzo del governo della contea. Da qui sono stati allontanati con la forza dalla polizia.

La zona di Diru si conferma "sorvegliata speciale" da parte delle autorità comuniste, che dal 10 settembre hanno inviato 18mila uomini nell'area per cercare di mantenere l'ordine e fare in modo che la popolazione rispetti i diktat di Pechino. Il governo locale ha annunciato "dure punizioni" per chi si rifiuta di adempiere ad alcuni obblighi; chi protesta rischia l'espulsione da scuola o il licenziamento, la sospensione dei trattamenti medici e la proibizione di coltivare le piante mediche, una delle principali fonti di sostentamento economico del distretto.

 

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