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  • » 12/09/2015, 00.00

    CAMBOGIA

    Tonle Sap, dighe e cambiamenti climatici mettono a rischio il pesce di lago e fiume



    È la denuncia di un gruppo di pescatori della provincia di Kampong Chhnang, “riserva della biosfera” nel centro del Paese. Picco nei prezzi e sempre meno pesce sulla tavola, a rischio la principale fonte di sostentamento. Funzionari locali corrotti favoriscono bracconaggio e metodi di pesca illegali.

    Phnom Penh (AsiaNews) - La costruzione di dighe e i cambiamenti climatici hanno causato, nell’ultimo anno, un declino “significativo” della popolazione ittica del lago Tonle Sap, in Cambogia. È quanto denunciano un gruppo di pescatori della provincia di Kampong Chhnang, nel centro del Paese, un’area protetta e parte della “riserva della biosfera” dichiarata dall’Unesco nel 1997. La carenza di pescato ha causato un innalzamento vertiginoso dei prezzi nella regione, portando sempre meno pesce sulle tavole (in particolare fra le fasce più povere) e rendendo sempre più difficile la preparazione di prahok, pasta a base di pesce fermentato alla base della dieta locale

    Intervistato da Radio Free Asia (Rfa) Sim Sopanha, membro del comitato provinciale di difesa dei pescatori, afferma che “gli abitanti dei villaggi riescono a malapena a prendere un po’ di pesce”; l’uso di metodi di pesca non invasivi ed eco-sostenibili, aggiunge, non hanno fermato il progressivo declino della fauna ittica del più grande bacino di acqua dolce del Sud-est asiatico.

    Per generazioni il lago e il complesso sistema di fiumi che compongono l’area di Tonle Sap ha garantito sostentamento e vita per generazioni di cambogiani. Ancora oggi molti villaggi dipendono dalla pesca per il sostentamento e quale fonte primaria di reddito. Sim Sopanha non spiega quale diga in particolare abbia causato il drastico calo dei pesci e come il cambiamento climatico abbia influito. Tuttavia respinge con forza la tesi - sostenuta dalle autorità - che siano stati gli stessi pescatori a determinare la crisi, anche perché “molti dei figli dei pescatori sono emigrati, quindi il loro numero è diminuito”.

    Fonti locali riferiscono che fra le altre cause del declino vi sarebbero anche i comportamenti di una parte degli immigrati di etnia vietnamita, che hanno avviato coltivazioni sui terreni inondati dai fiumi durante la stagione delle piogge. In realtà, spiegano, quelle aree sono storicamente usate dalle diverse specie di pesci per deporre uova e riprodursi.

    Nei mesi scorsi un operatore di una ong operativa nella zona, dietro anonimato, aveva dichiarato a Rfa che molti funzionari locali corrotti incentivano la pesca illegale nell’area di Tonle Sap, per tornaconto personale. Il tutto in violazione di una legge del 2006, che vieta in modo rigoroso la pesca clandestina e incentiva la tutela della riserva naturale e del suo prezioso ecosistema. Molti abitanti della zona riferiscono inoltre che questi funzionari corrotti distruggono le reti (legali) usate dai pescatori, e lasciano invece intatte le reti fuorilegge usate dai bracconieri e dai pescatori di frodo.

    Dal 2006 vi è una legge che proibisce la pesca illegale nel lago e nel bacino idrico circostante, con pene da uno a tre anni di galera e multe fino 12mila dollari. Il governo ha inoltre ritirato nel 2012 tutte le licenze di pesca. Ma è ben nota la facilità con cui funzionari locali accettano bustarelle e mazzette per aggirare i divieti e consentire (se non addirittura tutelare) la pratica. E non sono mancate le vittime fra quanti hanno cercato di opporvisi: a febbraio un giornalista cambogiano è stato picchiato a morte per aver pubblicato una serie di articoli in cui denunciava la pesca illegale.

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