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  • » 07/09/2017, 12.05

    VIETNAM

    Torna in Vietnam Thich Nhât Hanh, monaco buddista in esilio dal 1966



    E' il fondatore della comunità “Lang Mai”, espulsa nel 2009 per aver criticato la politica vietnamita. È la terza volta che il religioso ritorna nel Paese. La stampa ufficiale ha riportato la notizia, ma i leader buddisti ignorano le intenzioni del maestro.

    Hanoi (AsiaNews/EdA) – Non sono ancora state rese pubbliche le ragioni del ritorno in Vietnam del monaco buddista Thich Nhât Hanh, arrivato a Danang il 29 agosto 2017. Il religioso è famoso in Europa e negli Stati Uniti, in particolare, grazie alle sue conferenze e il suo centro di studi religiosi del “Villaggio delle Prugne” (Lang Mai), situato nel sud-ovest francese. In Vietnam, l’espulsione dal Paese nel 2009 della comunità da lui fondata ha reso conflittuali i suoi rapporti con l’amministrazione locale.

    Gli organi di stampa ufficiali hanno riportato il viaggio in modo dettagliato. Tuttavia, i leader buddisti ufficiali della provincia di Danang hanno dichiarato la loro totale ignoranza sulle intenzioni del venerabile Thich Nhât Hanh. Nel 2014, il religioso è stato colpito da una grave malattia. Dopo la sua guarigione lo scorso dicembre, egli si è recato in soggiorno presso il centro Lang Mai in Thailandia. I giornali hanno riferito che al suo arrivo all’aeroporto di Danang, il monaco era trasportato su una sedia a rotelle. Il giornale buddista sponsorizzato dal governo, Ciac Ngô, ha affermato che il religioso dovrebbe passare solo pochi giorni a Danang, la sua città natale, prima di dirigersi a Hue.

    Il terzo viaggio del monaco in Vietnam, dopo 39 anni di esilio

    L’attuale viaggio del religioso in Vietnam è il terzo da lui compiuto sin da quando ha lasciato il suo Paese per l’occidente nel 1966. Egli vi è tornato per la prima volta nel 2005, dopo 39 anni di esilio. In quel primo viaggio è stato accolto da commenti favorevoli della stampa ufficiale, da dimostrazioni e segni di considerazione dei dirigenti governativi, che lo avevano autorizzato a creare un centro di vita religiosa sul modello del Lang Mai. A tal fine, i buddisti in buoni rapporti con lo Stato avevano messo a disposizione il monastero di Bat Nha situato nella provincia di Lâm Dong.

    Durante il suo secondo viaggio, nel 2007, il monaco ha proposto al capo di Stato dell’epoca, Nguyên Minh Triêt, di porre fine al controllo governativo sulle religioni, cosa vista dalle autorità come una violazione della legge. Difatti, essa prevede che i gruppi religiosi debbano registrarsi presso lo Stato prima di poter avviare qualsiasi attività religiosa.

    Una comunità religiosa espulsa per aver criticato la politica religiosa del governo vietnamita?

    Poco tempo dopo, nel mese di agosto del 2008, la Pubblica sicurezza della provincia di Lâm Dong ha emesso un decreto di espulsione per i 400 religiosi e novizi del gruppo residente a Bat Nha.

    In seguito, fra la metà e la fine del 2009, il gruppo di discepoli di Thich Nhât Hanh ha subito a più riprese aggressioni da parte di ignoti, a quanto sembra sponsorizzati dalle autorità di polizia. Il governo ha poi affermato che si trattava di lotte intestine al buddismo. Dopo un breve soggiorno in una pagoda di Huê, i 400 discepoli del maestro Thich Nhât Hanh hanno ottenuto asilo in Francia grazie a uno speciale intervento del presidente Sarkozy.

    Dopo lo sfortunato esito del tentativo di stabilire il monachesimo in Vietnam e il ritorno della comunità in Francia, il venerabile Thich Nhât Hanh ha pubblicato un testo in cui affermava il diritto della sua comunità a condurre la propria vita religiosa in qualsiasi parte del Vietnam e deplorava le gravi violenze subite dalla sua comunità nel Paese. Molti osservatori hanno sostenuto che l'inversione dell’atteggiamento dello Stato verso il gruppo buddista di Lang Mai fosse dovuta alle critiche pubbliche dei religiosi contro la politica vietnamita.

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