05/02/2020, 10.39
CINA-STATI UNITI
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Trump: buoni rapporti con la Cina, a parte Huawei e Mar Cinese

Davanti al Congresso, il presidente Usa canta vittoria nella guerra commerciale con la Cina. La conclusione di un accordo complessivo con Pechino rimane un miraggio. Washington continua a osteggiare Huawei, invia navi da guerra nelle acque reclamate dai cinesi e progetta di schierare missili ipersonici in Giappone.

Washington (AsiaNews/Agenzie) – “I nostri rapporti con la Cina non sono stati mai cosi buoni”. Nel suo discorso sullo stato dell’Unione, pronunciato al Congresso ieri, 4 febbraio, il presidente Usa Donald Trump ha esaltato il recente accordo commerciale con Pechino, prima fase del negoziato che dovrebbe portare alla conclusione della guerra commerciale in corso tra le due superpotenze.

Per Trump, l’intesa ha riequilibrato i rapporti di forza tra il suo Paese e il colosso cinese, accusato di danneggiare con pratiche commerciali scorrette il mercato del lavoro negli Stati Uniti, e di rubare segreti e brevetti delle imprese americane, soprattutto del comparto tecnologico.

Il presidente Usa si giocherà la carta della “vittoria” commerciale con la Cina nella campagna per la sua rielezione. I negoziati con la Cina relativi alla “fase due” sono però tutti in salita – con l’epidemia di coronavirus che potrebbe danneggiare l’interscambio commerciale tra i due Paesi. La crescente presenza militare di Washington nelle acque contestate del Mar Cinese Meridionale rischia inoltre di incidere negativamente sul dialogo tra i due contendenti.

L’ostinazione dell’amministrazione Trump a bloccare l’acquisto di tecnologia 5G da Huawei, il gigante cinese delle telecomunicazioni, come anche la vendita da parte delle società hi-tech Usa di prodotti tecnologici ritenuti sensibili in termini di sicurezza nazionale, rappresenta forse il principale ostacolo alla definizione di un accordo complessivo. Secondo resoconti di stampa, il presidente Usa si riunirà il 28 febbraio con alcune agenzie governative per esaminare ulteriori limitazioni alle attività di Huawei. 

L’amministrazione Trump ha criticato aspramente l’Unione europea e la Gran Bretagna per permettere l’uso, anche se limitato, della tecnologia Huawei nella realizzazione delle loro reti internet 5G.

Nel frattempo, Cina e Stati Uniti continuano la loro “guerra fredda” nel Mar Cinese Meridionale, dove Pechino vanta diritti di sovranità contestati da alcuni Stati dell’area (Vietnam, Malaysia, Indonesia, Filippine e Brunei). Da anni, la Marina americana effettua passaggi con navi da guerra nelle vicinanze di una serie di isole e banchi coralliferi che Pechino ha trasformato in avamposti logistici e militari. L’obiettivo Usa è di affermare la libertà di navigazione e di sorvolo nelle acque reclamate dalla Cina.

Secondo dati resi noti il 5 febbraio dalla Flotta americana nel Pacifico, le navi da guerra Usa hanno navigato nei pressi delle isole Paracel e Spratly per sette volte nel 2019. Nel 2018 erano state cinque, sei nel 2017, tre nel 2016 e due nel 2015.

Ma le operazioni navali di Washington si estendono anche allo Stretto di Taiwan e al Mar Cinese Orientale, altre due aree di alta tensione geopolitica con la Cina. Gli Stati Uniti sono garanti sia della difesa di Taiwan – che Pechino considera una provincia ribelle – sia del Giappone, che amministra le isole Senkaku, reclamate dal governo cinese. E lo scorso 10 gennaio, il segretario Usa all’Esercito Ryan McCarthy ha dichiarato che le forze armate americane potrebbero posizionare i loro nuovi missili ipersonici, capaci di volare oltre Mach 5 (seimila km/h), nelle Senkaku e in altre isole del Giappone meridionale.

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